Goodmorning Brescia (165) – Mostri di fuori vs. mostri di dentro

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Palazzo Martinengo delle Palle.

Diciamocelo francamente, il nome della location, preso nel suo complesso, è un po’ strano, un singolare ibrido tra frivolo, kitsch e freak

Dopo aver rimirato la classica facciata e una volta all’interno, però, il palazzo e la elegante sala del Camino, che questo pomeriggio ha ospitato «Tutti i mostri di Dylan Dog»  inserito nel ciclo «FuoriNorma» – progetto pensato e organizzato da Somebody Teatro delle diversità, però, rendono giustizia al prestigioso blasone di famiglia.

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Soprattutto, i tantissimi bresciani che gremiscono la sala (in ogni ordine di posti, come dicevano i cronisti di una volta), si rendono conto che di palle non se ne dicono: l’evento, condotto dalla spigliatissima giornalista radiofonica Giusi LegrenziHo esperienza di scrittura e scrittori, ma non di fumetti, e questo dettaglio si attaglia perefttamente allo spirito FuoriNorma che anina questa serie di eventi» premette) parte, procede e finisce sollecitando l’interesse e la curiosità di tutti i prenseti, mischiando a spunti ironici e toni distesissimi, importanti informazioni sul mondo dei comics (quello di Dylan Dog, appunto, ma non solo), dei suoi personaggi e di molti suoi retroscena. 

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Così veniamo a sapere delle vivaci ma creative baruffe tra Paola e Corrado, quando capita di lavorare insieme alla creazione di una storia; del fatto che per quanto riguarda linea e nuovi sviluppi del fumetto, ciascuno può dire dice la sua, certo, ma alla fine decide sempre Lui, cioè il grande vecchio Tiziano Sclavi; si entra più nel personale dei tre artisti presenti, venendo a contatto con la pacata razionalità di Gigi Simeoni (curatore dell’evento), con gli spigoli caratteriali e l’ironia corrosiva da “cattivo ragazzo” di Corrado Roi, si scherza (ma non troppo) sulla sovraesposizione da social dell’autrice di “Bilico“, “Mani nude“, “Il filo rosso”, “Non ti faccio niente“, “Io so chi sei” e “Zoo” (《Se non l’unico, senz’altro il più agevole mofo che ho a disposizione, in presenza di un’attività frenetica sia come scrittrice che come madre, per reatare connessa con il mondo》 si schermisce Paola Barbato, definendosi, più che una indagatrice dell’incubo, «una indagatrice del dubbio» )

Inevitabilmente salta fuori anche il primo (francamente mal riuscito) tentativo  di portare il giovanotto in giacca nera e camicia rossa sugli schermi cinematografici.

Colpa dell’eccessiva americanizzazione del personaggio» è il parere di Paola Barbato, che poi spiega: «sono convinta che il prossimo, già in produzione, più “italianizzato” andrà molto meglio》.

Gigi Simeoni spiega il successo ultratrentennale di Dylan Dog con la circostanza che al favorevole abbrivio di un posizionamento iniziale in un vuoto presente all’epoca nel fumetto italiano (così come avvenuto -ancor prima- con Tex) è seguito un lavoro di produzione narrativa che, oltre a narrare storie originali e avvincenti, ha abbinato alle trame citazioni di conoscenza comune e trasversale, facilmente riconoscibili da ogni fascia di lettori.

Corrado Roi fa presente come, nonostante i molti de profundis indirizzati ai comics italiani, si stia registrando un ritorno dei giovani lettori e appassionati.

Poi. portato nella sala all’interno di una cassa sinistra quanto basta, spunta fuori in carne e ossa (forse sarebbe meglio dire in occhiali e baffi)  la spalla comica del meditabondo eroe di Craven Road, ovverosia quell’inesauribile macchina di battute e riflessioni (più quest’ultime delle priome, anche se potrebbe sembrare il contrario) che risponde al nome di Groucho. A interpretarlo, con buona verosimiglianza e straordinaria immedesimazione, un Luca Bassi in stato di grazia.

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Quanto basta per scaldare al calor bianco un’atmosfera già calda e arrivare al saluto finale dell’inesauribile Beatrice Faedi, autentica anima di FuoriNorma.

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Palesemente soddisfatta della riuscita di questo round, annuncia l’attesa esibizione dak vivo dei talentuosi allievi della Scuola del fumetto di Brescia.

 

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Categorie: Giorni d'oggi.