Francesco Sala: non chiedere all’Oste…

Con Francesco Sala, altro attore dotato di grande versalità artistica e professionale e di solida esperienza, come racconta il ricco curriculum che troverete in fondo all’articolo, si completa il ciclo di interviste dedicate agli interpreti di «Sua Eccellenza è servita» scritta, come noto, da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca .

Con questi articoli ho cercato di mettere in risalto le caratteristiche e le molteplici qualità dei componenti di un cast  davvero degno della massima attenzione.

Completerà il tutto un ultimo dialogo con Giancarlo Fares, il regista di una commedia che, prima ancora di essere messa in scena, suscita già curiosità e aspettative.

 

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Osvaldo, il proprietario del ristorante in cui si svolge l’azione (e la cena) di «Sua Eccellenza è servita», che sei stato chiamato a far vivere in scena, appare in precario equilibrio tra cinico materialismo e antica saggezza contadina. In che modo ti sei avvicinato a un’ interpretazione così difficile da inquadrare?

Secondo il regista Giancarlo Fares ogni personaggio viene portato in scena accompagnato anche dal suo attore. A questo gioco di teatro nel teatro, il mio “doppio” non è soddisfatto della parte dell’oste, ambirebbe a ruoli drammatici più consoni al suo talento; quindi rimarca con livore e competizione i suoi passaggi obbligati al capocomico. 

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Dal tuo curriculum artistico, tra tantissimi altri, emergono i nomi di alcuni dei più importanti protagonisti della drammaturgia nazionale: autori, registi e attori. Ti viene in mente una circostanza, un fatto, un aneddoto particolare legato a qualcuno di loro?

Ultimamente, un attore che mi manca molto è Giulio Bosetti. Con lui, sotto la sua ala protettiva, al teatro Carcano di Milano, ridendo e scherzando ho passato tredici anni di duro apprendistato, tournée, prove e allestimenti. Il suo rigore manca e ricordo quell’insegnamento: “in scena prenditi i tuoi tempi. Non correre!”

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Restiamo ancora nel passato. Come, quando e perché è nato in te l’amore per il Teatro?

 Da bambino facevo le imitazioni dei professori, degli amici, dei parenti. Processi imitativi che non ho mai smesso di praticare. Mi portavano a vedere il circo. Tornavo, mi chiudevo in bagno dei miei, mi impiastricciavo il viso di crema Nivea davanti allo specchio e rifacevo il mio spettacolo. 

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Oltre che attore sei anche regista, docente, autore di testi per la tv, giornalista… riesci a dedicare qualche ora anche al riposo?

Il grande e indimenticabile Eduardo sosteneva che l’attore non va mai in vacanza se ama quello che fa. Un conto è il lavoro un altro è il lavorìo. Stare a casa, progettare un nuovo spettacolo, scrivere, leggere, ascoltare della musica, stare in famiglia o a cena con gli amici. Il mio riposo è questo.

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Ogni nuova recita è una storia diversa. Ogni cast è un gruppo diverso, con dinamiche interne peculiari che ne rendono l’esito praticamente unico e irripetibile. Prima che il prossimo 3 dicembre, al Teatro Boni di Acquapendente, si alzi il sipario per la prima di «Sua Eccellenza è servita», te la senti di fare un bilancio del lavoro svolto con i tuoi colleghi (Antonio Conte, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchindr) ?

In questa occasione ho riscoperto il piacere della improvvisazione condivisa. Abbiamo un ottimo testo /canovaccio, i miei colleghi hanno molto mestiere : c’è una traccia, uno spunto, andiamo a costruire. Una jam session ogni volta. Ridiamo molto, e questo è un dettaglio per niente trascurabile, per la buona riuscita dell’impresa.

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E per concludere secondo tradizione: cosa c’è nel 2018 di Francesco Sala?

Metto in scena a marzo 2018 un mio testo : Lolite, al teatro Belli. Liberamente ispirato al caso di cronaca delle baby squillo dei Parioli, è un affresco sulla dissoluzione della famiglia di oggi, la mancata adolescenza di alcune ragazze che volendosi emancipare prestano il loro corpo a persone più grandi per soldi, regali, una ricarica di cellulari, un ingresso in discoteca.  Un mio attore in questa commedia amara, in un intrigante scambio di ruoli, sarà proprio l’amico Giancarlo Fares, oggi regista di «Sua eccellenza è servita». 

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  Francesco Sala

Si diploma come attore presso l’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 96, prendendo parte alle rappresentazioni classiche nei teatri di Segesta, Tindari, Siracusa, Ostia Antica. Ha lavorato con: Egisto Marcucci, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Lorenzo Salveti, Ugo Gregoretti, Mariuano Rigillo, Luca Barbareschi, Giancarlo Sammartano, Giorgio Abertazzi,  ha studiato inoltre con Ferruccio Soleri, Mimmo Cuticchio, Walter Pagliaro, Giovanna Marini, con l’Odin di Eugenio Barba e con il Living. Nel ’99 l’incontro con Giancarlo Sepe, dal quale apprenderà la metodologia legata alla musica, fondante nell’esperienza registica.
Sempre nel ’99 entra nella Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, come attore e ci lavorerà per diverse stagioni anche come assistente.

Dal 2000 è collaboratore di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio di Roma.

Nel 2002 la sua prima regia al Teatro dell’Orologio di Roma è uno spettacolo sul poeta Guido Gozzano.Seguiranno:”Dorothy Parker,il mio mondo è qui”sulla scrittrice americana(2003), “l’amante”di Harold Pinter con Gianpiero Bianchi, Sandra Collodel (2003), ”Come un Varietà” per il Festival di Todi (2004) e “Donne Velocità Pericolo”co- regista Viola Pornaro Teatro La Comunità, un lavoro sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti (2005).
Ha partecipato come allievo-regista al Primo Corso di Perfezionamento per Registi diretto da Luca Ronconi presso il Centro Teatrale Santa Cristina di Gubbio.

È stato assistente inoltre di Lamberto Puggelli nell’opera lirica “La Bohème”di Giacomo Puccini, Tatro delle Muse di Ancona (2005). “la Signora Sandokan”di Osvaldo Guerrieri (Castello di Serravalle) “Il silenzio di Jaffier” iberamente ispirato alla “Venezia salva”di Simone Weil.
Assieme a Viola Pornaro firma nel 2006 “Luci dal Varietà” per circuito teatrale Piemonte e La Cometa off di Roma e per l’ETI – Teatro Torbellamonaca “Sandro Pertini—combattente per la libertà’”. Nel 2005 fondano insieme l’Associazione Teatrometis.

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E, arrivati a questo punto, in attesa di sentire anche la voce di Giancarlo Fares, non resta che andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita»: in questo ultimo scorcio di 2017 sarà al Boni di Acquapendente (domenica 3 dicembre) e al Cyrano di Roma (dal 7 al 10 dicembre).

Prenotate il vostro biglietto, non resterete delusi: ve lo garantisce GuittoMatto.

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  GuittoMatto

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Eccolo, il Macbeth di Branciaroli !

Dopo avere interpretato Re Lear, Romeo, Nerone, Otello, Gesù (!), Medea (!!), Galileo, Don Chisciotte e tanti altri eccezionali personaggi, quello con Macbeth è un appuntamento che Franco Branciaroli non poteva assolutamente mancare. Per dire la verità nei panni di Macbeth si era già calato, negli anni ’90, diretto da Giancarlo Sepe, ma vuoi mettere portarlo in scena con la propria regia?

LA STORIA VERA

Macbeth re di Scozia. – Conte di Moray e capo del partito celtico si oppose a re Duncan I e, dopo averlo ucciso, s’impossessò del trono (1040) e governò col favore popolare sino al 1054; arrivò fino a Roma, in pellegrinaggio. Il suo regno fu invaso da Siward di Northumbria (alleato di Edoardo il Confessore al quale M. aveva rifiutato omaggio) nel 1054. Sconfitto a Dunsinane, presso Perth, perse la Scozia Meridionale; continuò la lotta nel Nord, ma fu battuto e ucciso da Malcolm figlio di Duncan.

COME LA RACCONTA SHAKESPEARE

Macbeth e Banquo hanno combattuto con valore contro i ribelli del re di Scozia Duncan, tanto da meritare la sua gratitudine e generosità. Incontrano tre streghe che salutano Macbeth con il titolo nobiliare di Thane di Cawdor e gli preannunciano un futuro da re. Po­co dopo giunge la notizia dell’effettivo conferimento di quel titolo a Macbeth da parte del sovrano. Nell’animo dell’eroe si scatena l’ambizione.
Il re Duncan comuni­ca a Macbeth l’intenzione di alloggiare una notte nel suo castello di Inverness.
Lady Macbeth, informata dal ma­rito della profezia delle streghe, prepara il regicidio. Macbeth uccide Duncan, i cui figli fuggono, e poi, divenuto re, uccide anche Banquo, che le streghe aveva­no salutato come futuro padre di re.

Presto il sogno del regno si trasforma in incubo angoscioso e l’ombra di Banquo perseguita Macbeth.
Preda del rimorso inter­roga le streghe che gli annunciano che sarà vinto quan­do la foresta di Birnam avanzerà contro di lui.
Lady Macbeth impazzisce e s’uccide.
Malcom figlio di Dun­can e Macduff, signore di Fife, marciano contro Mac­beth. L’esercito si protegge con i rami della foresta di Birnam.
La fine di Macbeth è segnata, Malcom diven­ta re di Scozia.
Macbeth affronta la morte, giusta fine di “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla“.

COME LO VEDE FRANCO BRANCIAROLI

Il Macbeth inizia da un mondo esterno in guerra, dove caratteristiche come efferatezza e sete di sangue, al pari del coraggio, sono ritenute virtù, in quanto preservano il mondo interno della corte, una società patriarcale civilizzata regolata da leggi divine. La violenza che si applica all’esterno non vale per l’interno, altrimenti tutto salta e tra il dentro e il fuori non c’è più differenza, tutto diventa guerra. Macbeth a un certo punto sceglie di portare la violenza all’interno e a questo si somma il fatto che anche la Lady, la sua parte femminile, si snatura e prende caratteristiche maschili: allora il caos è totale. Macbeth viene infatti “sedotto” all’ambizione dalle streghe, che storicamente rappresentano la minaccia al mondo patriarcale, e indotto all’assassinio da sua moglie, che viola il suo ruolo sociale di donna agendo come agirebbe un uomo. Al caos generato da donne che sono uomini (ovvero da una natura femminile perversa) solo un “non nato di donna” potrà porre fine. Ma il dramma è ancora più complesso e tremendo: Macbeth, uccidendo il re, simbolo del padre e del divino, uccide la sua stessa umanità ed entra in una dimensione di solitudine dove perde tutto, amore, ragione, sonno, scopo di vivere. In più, la sua vittoria è sterile perché non ha eredi, e questa sua rinuncia alla sua umanità servirà solo a passare il trono al figlio di un altro. Il Macbeth è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali. Intorno all’inquietante parabola di seduzione dell’anima al male pulsa l’enigmatico cuore di questa tragedia

COME L’HO VISTO IO

La scena è sapientemente disadorna. Cortile di casa popolare, piazza d’armi da caserma, sfondo di scene che ricordano certa pittura fiamminga, in una suggestione suggerita anche dalla foggia dei costumi.

Il sipario è una ghigliottina, che scende e risale a sezionare la narrazione in un ritmo convulso.

Frammenti recitati in lingua originale (qualche dubbio sui sottotitoli che, inevitabilmente, contaminano l’atmosfera classica e  distolgono l’attenzione dello spettatore) rappresentano e significano al meglio la lingua magica delle  androgine streghe.

Una parabola, come la vita: una faticosa ascesa, frutto di scelleratezze e compromessi, seguita da una brusca, inarrestabile caduta.

Macbeth e la sua Lady legati da un rapporto intessuto di dominio e sottomissione che travalicano le rispettive posizioni sociali e politiche.

Lei astuta quanto algida burattinaia, lui docile marionetta che si lascia guidare quasi senza opporre resistenza. Lei inflessibile mistress, lui infoiato schiavo. Lei, alla fine, autoritaria badante che si fa carico dell’insania di lui, incapace di sottrarsi al giudizio dell’inquisitore più spietato: la propria coscienza.

Di elevato livello la recitazione corale.

Spietata e senz’anima quanto basta una convincente Valentina Violo.

Per quanto riguarda Branciaroli che dire, se non che è eccezionale come sempre? Il coniglio che emerge stavolta dal cappello a cilindro di questo autentico prestigiatore del palcoscenico, l’ultimo e indomito figlio della stirpe dei Mattatori, è chiaramente ispirato e affettuosamente dedicato alla voce e alla presenza scenica di Carmelo Bene, al quale, com’è noto, molto è affezionato il grande Franco.

Spettacolo di gran classe, forse non per tutti, ma autentica chicca nell’ambito di un calendario nazionale che, se da una parte vede una progressiva e confortante crescita della qualità medi dell’offerta al pubblico, dall’altra (per una serie complessa di ragioni) si trova costretta a livellare le eccellenze.

Gli applausi alla fine di questa “prima” attestano che il pubblico bresciano gradisce.

E, come si dice: finché c’è Branciaroli, c’è speranza. 

MACBETH
di William Shakespeare

regia Franco Branciaroli
scene Margherita Palli
costumi Gianluca Sbicca
luci Gigi Saccomandi

con Franco Branciaroli e Valentina Violo

e con(in ordine alfabetico)
Tommaso Cardarelli Enzo Curcurù, Stefano Moretti, Fulvio Pepe, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti

produzione CTB Centro Teatrale Bresciano · Teatro de Gli Incamminati

 

dal 10 al 22 maggio 2016 Teatro Sociale

 

  GuittoMatto

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