Ex Libris (22) – Oh quante belle Dame, madama Carlà!

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Di Carla Boroni ho recensito altri libri (ricordo per esempio il bel saggio  «Appunti per il mio ‘900», questo il link della recensione postata a fine 2016: https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-8-eh-cara-carla-si-fa-presto-a-dire-900/). Di lei ho sempre apprezzato quel cocktail di difficilissima preparazione costituito da erudizione, facilità di scrittura e capacità di sintesi e descrizione dei maggiori personaggi, fenomeni e movimenti culturali.

In  «Donne di cuori, donne di picche»  il lavoro, ancora una volta, riesce alla perfezione. Pochi ma significativi esempi di come il rapporto con il genere femminile possa influire, nel bene o nel male (cuori e picche, appunto) sulla nascita, sullo sviluppo e -a volte- anche sul declino di una carriera artistica. Ma vediamo da più vicino di cosa si tratta.

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C’è la donna passionale e indipendente, che si concede all’Artista, sì. ma non proprio tutta e non proprio fino in fondo. Scivolosa, sfuggente e, proprio per questo, ancora più attraente e affascinante.

C’è la donna mamma (non solo come figura, ma anche nell’accezione letterale del termine, visto che continua a partorire figli uno dopo l’altro nonostante ogni nuova gravidanza la sfianchi più della precedente), che si consuma come una candela per l’Amato.

C’è la genitrice algida e arcigna, che nega ogni tenerezza al figlio smarrito e complessato che ne reclama l’affetto.

C’è la donna creata sulla carta, ispirata forse all’Autore da un’altra donna, in carne e ossa, ma che prende vita propria e con l<’autore intesse una lunga (letteraria) storia d’amore.

C’è la sorella, amata, inseparabile, invadente, che preclude ogni spazio a ogni altra donna si avvicini o sembri avvicinarsi al Poeta.

C’è la Femme Fatale, l’attrice, la Divina, che incrocia la propria strada con l’Homme Fatal, l’avventuriero, il visionario, l’insaziabile, dando luogo a un passionale e sregolato scintillio di lame.

C’è la moglie perfetta. La roccia cui tenersi quando la vita frana, il salvagente con il quale galleggiare quando sale la marea.

C’è La donna in carriera (letteraria) matura e navigata che seduce il giovane Scrittore, irretendolo in una serie di fughe, di ritorni di fiamma, di gelosia impotente e indispettita. Chje altro non fa che riaccendere ogni tizzone rimasto sotto la cenere

C’è la donna della vita, l’altra metà di sé, che amerà il compagno e da lui sarà amata fino alla morte: prima la propria, poi quella di lui.

C’è l’amore virtuale, una volta per mezzo di un continuo rimpallo di epistole, invece che attraverso una tastiera e una chat. Sempre a un passo dal diventare carnale, ma mai (o quasi mai) trasformato in tale.

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Adesso associate alle figure femminili di cui sopra i seguenti rapporti:

Antonietta Fagnani Arese e Ugo Foscolo

Enrichetta Blondel e Alessandro Manzoni

Adelaide Antici e Giacomo Leopardi

La Pisana e Ippolito Nievo

Maria e Giovanni Pascoli

Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

Lina Woefler e Umberto Saba

Sibilla Aleramo e Vincenzo Cardarelli

Jeanne Dupoix e Giuseppe Ungaretti

Lucia Rodocanachi ed Eugenio Montale

Dieci grandissimi scrittori, dieci figure femminili, donne di cuori e donne di picche, appunto, capaci di esaltare la creatività di poeti e narratori, con le buone o con le cattive, ma anche di stroncare le loro carriere letterarie se non anche di dannare le loro anime.

Carla Boroni si muove attenta e leggera tra loro, con la grazia di una danzatrice, con armonia e incisività di analisi,  donna capace di capire altre donne, studiosa abile a individuare e isolare con precisione chirurgica i brani più significativi composti da ogni artista citato, e di proporli al momento giusto.

Una preparatissima guida che prende per mano il lettore, immergendolo, letteralmente, nell’epoca di riferimento e nello spirito dei tempi, favorendo una visione immaginifica ma estremamente reale dell’ambiente e dei personaggi narrati.

Non la conoscenza in assoluto, ovviamente, ma il modo più garbato e incisivo, favorito dall’estrema scorrevolezza del tratto, per suscitare in chi legge quella curiosità che sola può portare ad approfondire, oltre alla biografia di alcuni dei maggiori protagonisti dell’800 e del ‘900 letterario, anche le loro opere e le motivazioni personali e le  linee guida dell’anima che ne  ispirarono la creazione.

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Titolo:  Donne di cuore, donne di picche

Autore:  Carla Boroni

Anno: 

Casa editrice: SEFER

Pagine:  154

Prezzo:  14  €

ISBN:  978-88-99144-22-7

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

«Mi è sembrato di vedere un Santo. Anzi, due»

È così che, da un momento all’altro, il Teatro te lo trovi sotto il porticato di Piazza Loggia, una domenica pomeriggio di un febbraio né troppo corto (nel mondo succedono, ogni santo giorno, talmente tante cose…) né troppo amaro (in effetti a Brescia, e non solo, ho conosciuto inverni più rigidi).

 

«Lo spettacolo è di quelli della categoria “cotti e mangiati”, tanto per intenderci» confida Costanzo Gatta, drammaturgo e regista di questa chicca teatrale offerta ai bresciani in modo inatteso e sorprendente.

«Voglio dire che la richiesta pervenuta al CTB di mettere insieme qualcosa che arricchisse le celebrazioni dei due amati Patroni della città, Faustino e Giovita, è arrivata quasi “in zona Cesarini”, e per fortuna che la troppa densità di iniziative ha comportato uno spostamento in avanti di una settimana»

Lo guardo con un certa incredulità, mescolata con un’equivalente dose di sospetto.

«Ho preparato la pièce, tratta da un canovaccio del 1885 a firma di Tancredi Muchetti, rampollo di una famiglia di Adro, composta di celebrati marionettisti, in una decina di giorni. Pensa che le prove, una volta radunati i miei “ragazzi”, sono cominciate nientedimenoché sabato della scorsa settimana» va avanti lui, imperterrito.

«E il tuo adorato D’Annunzio, dove l’hai lasciato?» chiedo io, visto che mi è giunta all’orecchio notizia di un immane “lavoro in corso” proprio sulla complessa e molto (ma molto) articolata vita sentimental-sessuale del grande scrittore pescarese. 

«Per il momento le love story di Gabriele possono aspettare. Non molto, però, visto che già la settimana prossima sarò a Milano per tenere una conferenza sulla liason dangereuse tra D’Annunzio ed Eleonora Duse Letteratura e teatro, come ben sanno tutti coloro che mi conoscono, si sono intrecciati in me in un nodo inestricabile»

Premesso ciò, veniamo a quanto visto e goduto oggi pomeriggio.

La storia

Nel 1438 Niccolò Piccinino (per ordine degli Sforza) porta le sue truppe sotto le mura di Brescia nel tentativo di riconquistare la città conquistata dalla Repubblica di Venezia dopo una serie di sanguinose battaglie.

Dopo parecchi mesi di assedio, nel momento in cui le truppe milanesi stanno per prendere il sopravvento, attraverso un durissimo attacco indirizzato contro gli spalti del Roverotto, in cima alle mura appaiono le figure lucenti dei Santi Faustino e Giovita, che terrorizzano gli assedianti e li metteno in fuga. Da quel giorno in poi, a giusto titolo, i due assurgono al ruolo di Patroni della città.

La pièce

Più che una rievocazione storica, una storica rievocazione della recitazione patriottico-religiosa dei bei tempi andati.

Uno spettacolo popolare, un gioco di specchi negli specchi in cui coesistono e collaborano marionette che si cerca di umanizzare attraverso la voce degli attori e di attori che si muovono, si atteggiano e recitano a guisa di marionette.

In un vivace quanto godibile susseguirsi di toni esageratamente epici, di termini linguistici roboanti e deliziosamente desueti, di gradevoli stacchi e stacchetti musicali, inframmezzati dagli interventi surreali di attori che fanno il verso a se stessi, la narrazione procede senza attrito alcuno.

Non mancano, anzi, sono sapientemente seminati qua e là, ammiccanti giochi di parole spesso sull’orlo del grossier (ma senza mai precipitarci dentro): così l’avversario è insultato come “gran figlio… di Venezia”, l’errore, ovvero il “fallo” non si riscatta, ma si risveglia… e così via.

Attori troppo bravi perché il pubblico cada nell’inganno di scambiarli per autentici guitti da strada, marionette sapientemente animate, con il sempre sornione Costanzo Gatta che si diverte a vedere divertirsi gli spettatori che gremiscono il Porticato di Piazza Loggia. 

Perché una cosa è certa: a lui che, bontà sua, “non infellonisce mai“, di certo “l’ardir non manca“.

 

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    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.