Dalla carta alla celluloide, Carrisi ribadisce l’ipotesi (del male)

  Donato Carrisi

Rieccolo Donato. Talmente bravo che a volte sembra tanto perfetto da fare invidia.

Questa volta passa dalla penna (anzi dalla tastiera del suo pc) alla macchina da presa, con eccezionale disinvoltura e risultati di grande spessore.

La costruzione della trama è perfetta, un vero meccanismo di precisione in cui ogni rotella, anche la più piccola, trova alla fine il suo incastro. Sia il libro che il film da seguire con la massima attenzione, perché lasciarsi sfuggire il minimo dettaglio vorrebbe dire farsi portare completamemnte fuori strada. E, dalla carta alla pellicola, una sorprendentemente felice sceneggiatura e una scelta di riprese ritmi riesce a non far perdere, nel travaso libro-film, nemmeno una goccia dell’originale intensità narrativa.

La trama:

In una gelida notte di nebbia, nei pressi di Avechot, cittadina sperduta nella neve delle Alpi, l’ispettore Vogel finisce con l’auto in un fosso. L’incidente non ha conseguenze gravi, eccetto uno stato di shock e… alcune macchie di sangue su giacca e camicia che non trovano alcuna spiegazione razionale.

Andando a ritroso nella memoria, avvolta appunto nella nebbia, con la guida di uno psichiatra collaboratore della polizia, Vogel ripercorre l’intricata quanto cruda vicenda che, due mesi prima,  lo ha portato a indagare sulla misteriosa scomparsa di una ragazza del luogo, la graziosa, timida e givanissima Anna Lou. Una vicenda tragica, nella quale è difficile individuare dove e attraverso chi e cosa passi il sottile, sfuggente e insidioso confine tra bene e male, tra verità, apparenza e menzogna.

La recensione:   

Un’altra ipotesi, una spremuta di crudissima realtà che Carrisi trasforma in fiction:  alla gente non frega niente del bene, perché è il Male il protagonista forte di ogni storia, è il Cattivo che fa audience.
Nessuno si rivela pienamente nella sua vera essenza, niente è quello che sembra, ciascuno ha un segreto da nascondere agli altri e, a volte, persino a se stesso.

L’ispettore Vogel gioca con il poitere devastante dei media per raggiungere i suoi scopi, investtigativi e personali, ma è come Mikey Mouse che si arrischia apprendista stregone, perché la tv e i giornali sono come un caterpillar: o riesci a issarti al posto di guida o ti travolge e ti stritola sotto le ruote. Per portare avanti questo azzardo si serve (ma sarà così) di una rampante giornalista che, nella costruzuione psicologica, molto richiama una certa Diana De Rossi da Monteselva.

Centrati e bravissimi gli interpreti, primi tra tutti un Toni Servillo (come sempre) in gran spolvero nei panni di Vogel e un solidissimo Jean Reno chiamato a impersonare il compassato dottor Farres.

Non mancano, secondo ormai consolidata abitudine di Carrisi, consigli e ammaestramenti elargiti tra le righe.

Per gli scrittori: la prima attitudine poer uno scrittore? Saper copiare ciò che è stato scritto in passato.

Per la vita: il peccato più sciocco del diavolo èe la vanità ma che gusto ci sarebbe a essere  Satana senza vanità? 

   IL LIBRO:

La ragazza nella nebbia

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Anno edizione: 2015

Pagine: 373

EAN: 9788830439429

  IL FILM:

La ragazza nella nebbia

Regista: Donato Carrisi

Sceneggiatura: Donato Carrisi

Coreografia: Patrizia Chericoni

Cinematografia: Federico Masiero

Cast: Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno

Produttori: Maurizio Totti, Alessandro Usai

Data di uscita: 26 ottobre 2017

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (26) – Dolcetto o Delitto?

Simposio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Presso i Greci e i Romani, il simposio era quella pratica conviviale (da qui anche chiamato convivio), che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti conviviali (skólia), si dedicavano ad intrattenimenti di vario genere (recita di carmi, danze, conversazioni, giochi ecc.).

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Eccolo, il motivo dello strano incipit di questo articolo: con “La Monteselva di Patrizio Pacioni e Gi Morandini” evento tra il letterario e il figurativo che si è tenuto ieri pomeriggio al Caffè Letterario Primo Piano,  proprio a tale riferimento storico ci si è voluti riferire.

Il programma prevedeva due interviste incrociate aventi a tema la fantastica quanto oscura città costruita dalla fantasia dello scrittore romano, che l’artista camuno ha voluto reinterpretare alla luce della propria sensibilità creativa attraverso l’esposizione di alcune opere a ciò dedicate. Per la parte letteraria la conduttrice Sara Abate, per quella pittorica Carla Berta, grande appassionata di ogni modalità espressiva d’Arte e buona conoscitrice del panorama di riferimento cittadino e non solo.

In realtà con gli spettatori seduti ai tavoli, il tè, gli squisiti dolci, in completo relax, il tutto si è trasformato in una conversazione aperta nel corso della quale davvero Sara Abate ha saputo enucleare e mettere in luce le parti più rilevanti del duplice romanzo che ha segnato, dopo più di cinque anni si “riposo”, il ritorno dell’implacabile commissario Cardona e delle più sinistre nebbie di Monteselva, mentre Carla Berta è riuscita a entrare con una buona dose di intuito e consumata esperienza nel processo interpretativo che ha portato Gi Morandini ha rivisitare a modo suo i personaggi creati da Patrizio Pacioni.

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Fotografia di sinistra Patrizio Pacioni e Gi Morandini si confrontano su una delle opere esposte.

Fotografia di destra: in piedi, l’attrice Annabruna Gigliotti che ha curato le letture, insieme all’altro componente della “Compagnia delle Impronte“, il bravo Massimo Pedrotti

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A sinistra:  Carla Berta, Sara Abate e Patrizio Pacioni – A destra: Massimo Pedrotti

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Altri momenti dell’originale e intrigante appuntamento bresciano del 19 novembre. Un’esperienza da ripetere.

Serenità, approfondimento e rilassato divertimento sono le sensazioni che, nel dopo evento, ho raccolto tra gli intervenuti. 

Il modo migliore di concludere, a questo punto, mi sembra quello di citare una dichiarazione che, prima di congedarsi, ha rilasciato Pacioni stesso:

«Oltre a essere stato coinvolgente e stimolante, l’incontro mi ha permesso attraverso Sara di cogliere qualche interessante spunto in merito a potenziali futuri sviluppi di quella che mi piace chiamare “Saga di Monteselva” e, grazie al confronto con Gi, brillantemente mediato dalla sensibilità di Carla, ho cominciato a elaborare una maggiore definizione di certe caratteristiche (non solo esteriori) di alcuni dei personaggi».

 

(*) foto gentilmente fornite da Ph G.O.

 

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.