Goodmorning Brescia (164) – Che meraviglia, le pubbliche confidenze di «Conversas»!

Di «Conversas», il format che il siciliano Marco Passarello (attore, commediografo e ora anche brillante intrattenitore) ha importato dal Portogallo, abbiamo ampiamente trattato in un precedente numero di questa stessa rubrica (precisamente nello scorso febbraio:

https://cardona.patriziopacioni.com/goodmorning-brescia-137-conversando-di-conversas/

A distanza di dieci mesi, trovandomi ad assistere  al primo appuntamento della nuova stagione, mi sono reso conto che né la formula né tantomeno il conduttore, hanno perso interesse e smalto.

Anche il primo dei tre “conversatori”, Massimo Alberti, si è occupato questo blog, nell’occasione con un articolo firmato dall’amico e collega GuittoMatto (https://cardona.patriziopacioni.com/brescia-citta-del-teatro-11-ce-alchimia-in-palcoscenico/): Si tratta di uno dei fondatori di Alkimia, associazione che proprio in queste settimane sta celebrando, con una rassegna di cinque spettacoli che vanno in scena al Teatro Sant’Afra, i primi venti anni di attività artistico-culturale. Nel corso del colloquio. Alberti ricorda gli ultimi due appuntamenti: il monologo fantastico di Mario Mirelli «Storia meravigliosa di luci corpi e ombre» (di scena dopodomani alle 21) e «Emi», opera di cui firma la regia lo stesso Alberti, che affronta in modo “interdisciplinare/multimediale” il difficile tema della perdita di persone care, con l’interpretazione, tra gli altri, dello stesso Marco Passarello e di Mariangela Sagona.

«Io e i miei compagni di avventura intendiamo il teatro come lavoro di ricerca ed elaborazione, ponendo al pubblico domande, ma senza fornire risposte» è il suo saluto finale.

La conversatrice successiva è Giusy Orofino.

«Nella prima parte della mia attività di educatrice mi occupavo di degenti psichiatrici, poi sono passata a seguire gli anziani e, nel corso di sei anni, la mia vita è cambiata»

Passa poi a raccontare, servendosi anche di immagini, schede e grafici, la quotidianità del proprio lavoro, sempre fonte di nuovi arricchimenti e stimoli personali e professionali e mai uguale a se stesso. Un lavoro affrontato con impegno e meticolosità, con costante focus sull’aggiornamento, fonte della felicità di chi ha il destino e la fortuna di svolgere un’attività che ama.

«La soddisfazione principale è quella di trasformare quelli che per molti (per troppi) sono diventati soltanto numeri in persone dotate non solo di specifici bisogni, ma anche di legittime aspirazioni per l’ultimo segmento della propria vita» sottolinea, con legittimo orgoglio.

«Non si tratta di gestire solo gli “ospiti”, ma anche i loro familiari, ovvero quelli che si definiscono la nostra “seconda utenza”. Di trattare nel migliore dei modi, attraverso percorsi guidati, i momenti di crisi degli anziani che sono affidati alle mie cure, di ottimizzare, attraverso la trasmissione di serenità ed equilibrio, e l’utilizzo di “protesi ambientali” l’inevitabile supporto farmacologico» conclude, prima di rispondere all’autentica raffica di domande che la sua approfondita riflessione ha suscitato nei presenti.

Chiude il ciclo di conversazioni quella con Sonia Perrone, in arte Sonicelart, disegnatrice (“autodidatta”, si premura di precisare) con preferenza per i ritratti, attraverso una fonte d’ispirazione molto particolare.

«La Rete, intesa in senso informatico, io la uso per pescare occhi e volti. Sono un’autentica predatrice del web, che trasforma le foto di Instagram in ritratti» confessa.

«La parte più interessante di ciò che faccio è, quando la cosa è possibile, confrontare la personalità reale di chi mi ha ispirato il ritratto con quella che mi sono costruita attraverso la mia sensibilità. Mi affeziono talmente alle mie opere che poi, quando le donne e gli uomini ritratti me le richiedono, mi risulta davvero difficile separarmi da loro».

Sonia Perrone è reduce da una bella e riuscita mostra tenutasi presso il Rifugio Vittorio Arrigoni.

Ancora chiacchiere in libertà prima che il numeroso pubblico intervenuto nonostante il maltempo decida di sciogliere le righe e lasciare il Caffè Letterario Primo Piano (per sostenere il quale invitiamo tutti coloro che leggeranno questo articolo a iscriversi al più presto, visto che il servizio civile e culturale che Daniele Bonato e compagni svolgono per la città è diventato praticamente irrinunciabile e insostituibile).

Proprio come succede al termine di una riuscita riunione tra amici, insomma.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è leonessa.png

Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (137) – Conversando di «Conversas»

.

Questo 2019, per il Caffè Letterario Primo Piano, sembra essersi aperto in modo a dir poco “scoppiettante”. Nuovi eventi, articolati tra dibattiti di attualità, presentazione di libri, mostre di dipinti
e foto, e tanta musica.

Tra tutti abbiamo scelto la rielabiorazione bresciana del format «Conversas», che prenderà avvio a breve, con cadenza mensile, un appuntamento fortemente voluto da un personaggio che di questo magazine e di questo blog è da sempre (adeguatamente ricambiato), uno dei più fedeli amici.

Ecco il risultato della chiacchierata che ho avuto con lui proprio stamattina.

.

.

Cos’è e come e quando nasce Conversas?

Conversas nasce nel 2012 in Portogallo dall’idea di due amiche, Constança Saraiva e Mafalda Fernandes che dovendosi separare a causa dell’Erasmus decidono di fissare delle date per rivedersi e parlare ma stabilendo delle regole precise: in ogni incontro una parla e l’altra ascolta e viceversa. Da questo scambio emergono nuove riflessioni che l’amicizia giornaliera che avevano avuto finora non aveva fatto emergere, così decidono di ampliare questo modo di conversare ad altre persone. E così Conversas di diffonde in altre città d’Europa come Rotterdam, Berlino, Rennes e nel 2015 arriva anche in Italia, a Milano. Nel 2016 nasce Conversas Bergamo e nel 2019 finalmente arriva a Brescia al Caffè Letterario Primo Piano in via Beccaria dove si terrà la prima storica Conversas Brescia il 10 febbraio alle ore 18:30.

.

.

E qui in città, come ci si è arrivati? Chi è il responsabile?

L’idea di portare Conversas a Brescia è di un ragazzo di 36 anni, Marco Passarello, un palermitano di nascita ma emigrato a Brescia da 8 anni. Quel ragazzo sono io.

.

.

Si può sapere come questo “ragazzo” com’è arrivato alla decisione?

Ho conosciuto Conversas Bergamo e ho pensato che sarebbe stato bello e necessario crearla anche a Brescia. Uso il termine necessario non a caso, perché ormai la maggior parte delle conversazioni si tengono tramite WhatsApp e si condividono le storie delle persone solo su Instagram.
Si ha quasi la sensazione di aver timore a dover affrontare una discussione faccia a faccia, guardando negli occhi l’interlocutore tant’è che si arriva a nuovi fenomeni digitali come il ghosting, che sta diventando la violenza psicologica della nostra generazione. Il ghosting è il diventare fantasmi, sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi o mail. Di fatto è una tattica interpersonale passivo-aggressiva: si parla di ghosting soprattutto per l’ambito sentimentale, ma può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. 

.

.

E quindi? (parafrasando il titolo di un altro talk, ideato e condotto da Patrizio Pacioni e Biagio Vinella, che ha riscosso un notevole successo, lo scorso anno, proprio al Caffè Letterario Primo Piano – ndr)

Tutto quanto ho detto sopra, io, personalmente, lo soffro molto e da questa “sofferenza” è nata l’idea di portare Conversas a Brescia, così ho parlato con Constança Saraiva che si è dimostrata entusiasta di allargare il cerchio di città italiane in cui è presente Conversas, ho cercato altre persone che potevano credere a questo progetto (Francesca Bettinelli e Sonia Trovato) e ho contattato il Caffè Letterario che ha subito accettato.

.

.

Puoi anticipare ai nostri amici del web che cosa accade (e cosa accadrà) a Conversas?

A Conversas, dove si invitano tre Conversadores che decidono di parlarci di tre storie a loro scelta, in circa 30 minuti ognuno, ma non è una mini conferenza ma una vera e propria conversazione con il pubblico (anzi gli ascoltatori e non semplici spettatori) può intervenire quando vuole con qualsiasi domanda. In mezzo a tutto questo c’è il moderatore, che sarò io o in alternativa Sonia Trovato, che cerca di accompagnare il conversatore, di placare gli animi quando la discussione perde il filo conduttore, di riportare al silenzio e all’ascolto, ma sempre  nella piena libertà di conversazione. L’obiettivo è conoscere. Conoscere persone e storie nuove, tutto questo dal vivo, nel qui e ora e non dietro al piccolo schermo del cellulare.
La forza guida della voglia di conoscenza è la curiosità, e per me è il centro del mio modo di vivere, muove tutto quello che faccio, senza curiosità non potrei vivere, ma solo sopravvivere, cosa ben diversa.

.

.

Quando la “prima”?

Il primo incontro sarà il 10 febbraio alle 18:30 al Caffè Letterario, spero che i bresciani accolgano bene questa novità e decidano di partecipare agli incontri, che si terrano una volta al mese.  Questi saranno i primi, storici, tre conversadores bresciani:

Carla Alberti («La scuola in carcere»)
Insegna matematica nelle Case Circondariali di Brescia Canton Mombello e Verziano da anni.
Chi insegna in carcere lo fa perché non ha voglia di affrontare classi di numerose di adolescenti? È un idealista? Forse all’inizio anche per questi motivi; poi, con il tempo l’insegnante capisce che il valore intrinseco del suo operare è la difficile, quotidiana ricerca di come poter sviluppare le potenzialità, forse mai coltivate, nei suoi studenti reclusi.

Luigi Uberti  («Yoga, una passione che si trasforma in professione»)
Si avvicina allo yoga come autodidatta a metà degli anni 80, mosso dal desiderio di un benessere profondo ed olistico che potesse produrre in lui un senso di pace e serenità. Nel corso del tempo ha realizzato che lo yoga è in grado di donare qualcosa in più di un senso d’appagante benessere psico-fisico: uno stato d’espansione della coscienza impossibile da spiegare a parole, ma che si può sperimentare accedendo ad un livello di consapevolezza “altro”. Uno stato d’essere profondamente diverso da quello con cui, normalmente, facciamo esperienza della vita.
www.studioyogadarshan.it

Angelo Buizza («Obiettivo Sorriso»)
Obiettivo Sorriso è un’associazione di volontariato, nata nel 2010, con lo scopo di portare un sorriso a chi lo ha perso come bambini malati e anziani.
Adesso è diventata molto di più grazie alla perseveranza della famiglia Buizza e di altri volontari fino a fondare nel 2016 l’accademia Diventa un Artista, con la quale si da la possibilità a ragazzi affetti da disabilità di diventare artisti completi tramite corsi di teatro, magia e canto.
https://www.facebook.com/AssociazioneObiettivoSorriso/

.


Si ricorda che l’evento è aperto a TUTTI e l’ingresso è GRATUITO senza obbligo di tessera ARCI.

.

.


Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è leonessa.png

Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.