Claudia, Patrizio e l’intervista … di laurea

Sono da sempre convinto che essere contattato da uno studente, per rilasciare un’intervista utile alla compilazione di una tesi di laurea, risulti molto più gratificante dell’incappare nella stessa richiesta avanzata da parte di un giornalista, per il tale quotidiano o per la tal altra rivista.

Opinione del tutto personale, certo, ma, con questa premessa, è del tutto logico e conseguente che, allorché la giovane laureanda Claudia Cadei mi ha contattato proprio per lo scopo sopraccitato, non ho esitato neanche un attimo a dirle di sì.

Tanto più che, ma questo l’ho scoperto solo dopo (e voi lo scoprirete continuando a leggere questo post), le domande che mi sono state rivolte in questa occasione si sono rivelate quanto mai interessanti e stimolanti.

Sì, ma chi è Claudia Cadei? Cosa fa nella vita? 

Questo, almeno, lasciate che sia io a chiederlo a lei. E, qui di seguito, ecco la sua risposta, riassunta in una funzionale quanto disinvolta e accattivante scheda personale:

Nome: Claudia Cadei

Età: 23

Occupazione: studentessa universitaria che  frequenta il corso di Scienze della Formazione Primaria e spera di diventare a breve un’insegnante

Interessiil nuoto e la cucina

Segni particolari: lettrice seriale. Leggo di tutto, senza distinzione di genere. L’unica vera discriminante è l’emozione. Un libro deve coinvolgermi, appassionarmi, togliermi il fiato.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

Adesso, però, è arrivato il momento dell’intervista vera e propria.

Pronti? Via!

 

Com’è nata Monteselva? Si tratta di un autentico frutto della fantasia o ha radici in altre cittadine realmente esistenti?

 Per uno scrittore esistono essenzialmente tre scelte praticabili nell’ambientazione delle proprie narrazioni.  

  • Raccontare di posti che si sono conosciuti e frequentati con una certa assiduità (esempio Camilleri-Montalbano). L’ambientazione sarà realistica e suggestiva, ma potranno apprezzarla pienamente solo coloro che, a loro volta, vivono o conoscono alla perfezione gli stessi luoghi;
  • Raccontare di posti poco conosciuti o sostanzialmente sconosciuti (esempio Salgari): ne guadagneranno gli spazi e le situazioni praticabili dalla fantasia, ma ne risentirà la coerenza alla realtà, l’interpretazione autentica di modi di vita, odori, colori, atmosfere;
  • Strutturare un set neutro, vale a dire un luogo della fantasia in cui far muovere i propri personaggi, uno spazio che crescerà e si preciserà narrazione dopo narrazione, e che i lettori impareranno a scoprire e conoscere insieme allo scrittore. Una specie di set cinematografico modulare, che si adatta gradualmente alle storie che si raccontano, popolandosi –nel contempo- di nuovi protagonisti primari e secondari.

Con ogni evidenza, Monteselva ho optato per la soluzione C. Nelle mie intenzioni la cittadina emiliana rappresenta una sintesi ideale della provincia italiana (che ho vissuto per anni), composta attraverso elementi estrapolati e rielaborati alla luce della mia sensibilità personale e artistica da diverse realtà regionali (in particolare Lazio, Sardegna, Emilia, Umbria, Lombardia, Toscana, Sicilia, Campania) profondamente vissute e sperimentate nel corso del mio lungo girovagare per l’Italia, indotto da motivi professionali e da una certa irrequietezza di base.

 

Come appare Monteselva agli occhi del Commissario Cardona?

Cardona è uno di quegli uomini (se ne scoprirà il perché nel prosieguo della saga, attingendo al suo passato sino a questo momento incognito) quasi del tutto privi di radici territoriali. Considera “sua casa” il luogo in cui si risiedono gli affetti, naturalmente, ma, soprattutto, l’ambito geografico nel quale si trova a esercitare la propria professione. Secondo la sua indole e i suoi schemi mentali, insomma, Monteselva è divenuta per lui, essenzialmente, un territorio da “risanare” e “riordinare”, al quale si trova progressivamente a legarsi, per contrasto, proprio per la “resistenza” che oppongono a questa sua azione lo stesso territorio e tanti dei suoi oscuri abitanti. Potrei dire che per il commissario Monteselva rappresenta, sostanzialmente, ciò che Mobuy Dick, la mostruosa balena bianca, fu per il capitano Achab.

Qual è il rapporto dello scrittore con il territorio di Piacenza?

Ho vissuto a Piacenza tre importantissimi anni della mia vita. L’ho amata e la ho odiata con pari intensità.

Quanto incide la storia personale dello scrittore sulla scelta dei luoghi in cui ambientare le vicende?

Credo di avere risposto argomentando sulle domande precedenti. Aggiungo che uno scrittore si ciba ogni giorno dei luoghi che vive o, dirò di più, delle persone con cui si relaziona, delle situazioni umane che cadono direttamente o indirettamente nell’ambito della sua percezione sensoriale e psichica. Un vampire energetico reso innocuo dall’esclusivo esercizio della malia attraverso la creazione letteraria. Aggiungo che, a mio avviso, lo scrittore debba esprimere tutta la propria fantasia in ogni sua opera, ogni volta meglio che può, certo, ma non dimenticando mai di partire sempre da esperienze personali di vita vissuta o appresa attraverso testimonianze e confidenze. Chiamiamolo “un obbligo di verità”. Solo in un caso ha diritto di prescindere da ciò: quando racconta della morte che, per forza di cose, non può sperimentare né de visu né de relato.

Nei Suoi romanzi non sono riuscita a trovare una costante che spieghi il rapporto tra i personaggi e il cibo. In “Chatters” Darknight passa da un’alimentazione nervosa ed abbuffate alcoliche a un roseo petit déjeuner con la sua quasi vittima, in “Le Lac du Dramont” si inizia con un ricordo materno rievocato dalla zuppa di cipolle per terminare con le pessime conseguenze di un caffè avariato, infine il commissario Cardona sembra non avere grande interesse per l’alimentazione in generale. Potrebbe aiutarmi a fare chiarezza in proposito?

Le osservazioni sono tutte pertinenti e denotano una singolare capacità di lettura e d’interpretazione dei testi. Devo rispondere però che, a mio avviso, pur essendo incontestabile che la descrizione dell’approccio all’alimentazione è un elemento fondamentale per delineare, insieme ad altri, il completo quadro/profilo psicologico personale di un personaggio, non esiste un rapporto generico “tra le persone e il cibo”, ma ne esistono moltissimi, completamente distinti e diversi tra loro, tra OGNI SINGOLA PERSONA e il cibo.

Darknight di «Chatters», per fare un esempio, ha un approccio schizoide e dissociato al cibo precisamente perché È uno schizofrenico con irresoluti e irrisolvibili problemi d’identità personale.

Per quanto riguarda l’introverso, malinconico e quasi crepuscolare Carlo (in «Le Lac du Dramont»), gli antichi sapori sono uno dei collegamenti viscerali, e dunque irrinunciabili, con una vita che si ritiene poco o male vissuta, mentre il “caffè avariato” rappresenta, nelle intenzioni della scrittura, il simbolo di una vita dentata che non smette mai di mordere i propri figli con malevoli imprevisti. Soprattutto quando divengono (o si mostrano) più deboli e vulnerabili.

Quanto a Cardona e Gargiulo, invece, i due pard rappresentano proprio due “filosofie” diverse, ma al tempo stesso complementari: mentre il robusto e baffuto agente è un divoratore compulsivo di qualsiasi tipologia di cibo, amante di sapori sapidi, più che di delicatezze, spinto a riempire la pancia, non appena e quanto gli sia possibile, dalla “fame” generazionale che tradizionalmente affligge strati sociali popolari e sub-popolari, il commissario ha una visione aristocraticamente manichea. Nella vita di tutti i giorni, per lui, infatti, il cibo rappresenta più una necessità che una scelta, un mero propellente necessario per la ricarica quotidiana di energie fisiche e mentali, da assumere in intervalli rapidi, non particolarmente attesi e graditi. Nella sua teoretica alimentare, le delizie da gourmet, invece, vanno abbinate a momenti di piacere rari quanto preziosi, a situazioni solenni che richiedano, per attingere una quasi perfezione, una particolare e raffinata gratificazione anche per i sensi.

.

 

 

Patrizio Pacioni settembre 2017

Categorie: Scrittura.

Biografia di Patrizio Pacioni – aggiornata al novembre 2016

Patrizio Pacioni è uno scrittore romano di straordinaria continuità produttiva. Esordisce nel 1997 con il romanzo breve “Un lungo addio” (Taurus), in cui si narra del tragico amore incestuoso tra fratello e sorella poco più che adolescenti. L’anno successivo (1998) “Iscassia et Fogu”, fantastica storia, ricca di arcani simbolismi, ambientati in una Sardegna surreale e semidesertica.

Segue la trilogia noir “Lac du Dramont” (Nuovi Autori – 2000) “Chatters” (Nuovi Autori 2001) “DalleTenebre” (Effedue Edizioni 2002).

Dopo una pausa che lo vede cimentarsi col romanzo drammatico-intimista “Mater” (Effedue Edizioni 2004) e con “Quel ramo del lago” (Effedue Edizioni 2005 – una delle più sorprendenti, originali e irriverenti rivisitazioni del capolavoro manzoniano) arriva l’approdo al giallo d’impianto classico: nasce il commissario Leonardo Cardona (scorbutico e non sempre ortodosso poliziotto dalla problematica vita privata, inflessibile segugio pronto a scavalcare steccati e a stravolgere regole nel supremo interesse di un ideale di Giustizia interpretato a volte in modo molto soggettivo) che debutta in “Essemmesse” (Effedue Edizioni – 2006).

A lui sono state già dedicate altre tre opere: il surreale Malinconico Leprechaun (Sampognaro e Pupi 2008), l’incalzante e drammatico Seconda B (Melino Nerella 2009), la raccolta di racconti Delitti & Diletti (Melino Nerella 2010) scritto a quattro mani con Lorella De Bon.

Da allora l’ambientazione delle indagini del poliziotto e di molte altre storie è Monteselva, città fantastica ma al tempo stesso modello suggestivo di una certa provincia italiana.

Nel 2011 esce Malanima mia, oscura storia di introspezione psicologica e di arcana magia firmato anche da Giovanna Mulas.

Nel 2012, vara la singolare e originale operazione tra realtà e fantasia di “Falli ballare”, firmata dalla misteriosa Lorena Elle e da lui curata con la collaborazione della editor Fabiana Cinque: la storia autentica, tra serio e faceto, delle (dis)avventure di una giovane precaria milanese.

Nel 2013 Il guaito delle giovani volpi, drammatico romanzo dedicato alle donne vittime di ogni tipo di fondamentalismo religioso e culturale.

Per il 2014, a conferma della straordinaria versatilità creativa dell’Autore, un’inattesa novità: la nuova uscita, presentata in anteprima -come ormai di consueto- al Salone Internazionale del Libro di Torino, è dedicata al mondo fantastico e magico delle fiabe. Una raccolta di tre storie lunghe dal titolo FiAbacadabra”. A essa è seguita, sei mesi più tardi la seconda raccolta in tema: “FiAbacadabra 2”.

Dal 2015 ha preso consistenza e spessore l’attività drammaturgica, in particolare quella relativa al cosiddetto “teatro d’inchiesta”: prima “La verità nell’ombra” (ispirata dalla strage di Portella della Ginestra – opera che ha dato vita anche all’omonimo libro di Edizioni Serena) poi, l’anno successivo, “Diciannove + Uno” (inchiesta sulla misteriosa sparizione nel Mediterraneo meridionale della motonave Hedia).  Entrambe le pièces sono state adattate da Antonio Turco e messe in scena a cura della Compagnia Stabile Assai, il più antico e glorioso gruppo di recitazione carceraria. Ancora nel 2015 la prima prova cinematografica con “Il Lettore”, cortometraggio scritto insieme a Fabiana Cinque e realizzato all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio per la regia di Martina Girlanda.

Nel 2016, a grande richiesta dei lettori (e con grande piacere personale dell’Autore), torna il commissario Cardona con “In cauda venenum” doppio movimentatissimo (ma anche riflessivo) romanzo, per il quale ancora Edizioni Serena ha ideato un singolarissimo libro “double face”.

Patrizio Pacioni ha ideato, realizzato e condotto a più riprese il corso di scrittura creativa di genere “Dal blu di china al giallo-noir”, organizzato dibattiti, incontri e conferenze sul tema della letteratura poliziesca e di tensione e sulla filosofia e tecnica scrittura più in generale. Da segnalare il corso di giornalismo investigativo, “Il terzo Occhio” strutturato in due parti: “introduzione” e “approfondimento”, tenuto per la prima volta a Giulianova nel settembre 2016, in occasione del Festival “Giulia in Giallo – Delitti & Diletti ” del quale l’Autore, drammaturgo e blogger romano è stato Direttore Artistico.

Il suo sito personale/portale www.patriziopacioni.com (oggetto di recente e completa ristrutturazione, derivato da www.patriziopacioni.it, tradizionale sito personale dello scrittore e autentico web magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica fin dall’ormai remoto 2001 ) costituisce da tempo un frequentato osservatorio su ogni tipo di produzione artistica, aperto alla informazione e al sociale, e al tempo stesso un  costante riferimento per gli autori emergenti.

Il blog http://ww.patriziopacioni.com/cardona/ (accessibile anche dal portale insieme al canale youtube e ai profili dei vari social) consente ai navigatori della Rete di respirare e vivere in prima persona il mondo oscuro di Monteselva, divenendone cittadini a tutti gli effetti. Dal primo gennaio 2017 è partito il concorso di scrittura giallo/noir/gotico/thriller Le Ombre di Monteselva di originalissima quanto innovativa concezione.

Categorie: Da me a Voi.