L’aura della laurea: l’Autore in un capitolo, e non ci sta stretto.

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Un capitolo intero.

In una tesi di laurea, dal titolo «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio», scritta da Claudia Cadei, studentessa della Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia, che si è valsa della guida, nientemeno che, della professoressa Carla Boroni. E scusate se è poco.

L’analisi attenta, approfondita, direi circostanziata, di venti anni di lavoro da scrittore.

Una sensazione strana, ma piacevolissima, quella di leggere una dopo l’altra le sedici (sedici!) pagine che, bontà sua, la laureanda (ora brillantemente laureata in Scienza della formazione con 110 e la meritatissima aggiunta della lode) ha ritenuto di dedicare alla mia attività creativa, mostrandosi capace di interpretare con cura certosina e di leggere anche oltre ciò che compare nei romanzi  pubblicati.

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Qualche giorno fa, l’amico Bonera.2 se n’è nella sua rubrica «Goodmorning Brescia», postando un articolo in cui si narra di una laurea bresciana vista e vissuta dal vivo. Solo alla fine, come un esperto giallista (peccato che in questo blog l’unico vero esperto giallista sia io!) ha riservato la sorpresa.

Io, però, ho deciso di fare di più: qui di seguito (udite! udite!)  pubblico tutto il capitolo.

Buona lettura!

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Categorie: Scrittura.

Formigine: tra i sapori di Modena e i rombi di Maranello … «Libri-Amo»

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Sabato scorso a Formigine, intervistato da Monica Tappa, Patrizio Pacioni ha ufficialmente “inaugurato” con la presentazione di «Cardona e gli ardori del giovane pensionato» una stagione di eventi che, per l’originale “bottega”  Libri-Amo, auguriamo lunga e densa di successo.

Una discussione che, grazie anche alla fantasia e al brio della conduttrice e al consueto franco mettersi in gioco dell’Autore, è andata ben oltre i contenuti di una normale presentazione, coinvolgendo anche tutti i presenti.

 

 

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Ho colto l’occasione per porre qualche domanda alla titolare Filomena Russo, fondatrice e gestore della nuova libreria al numero 33 della centralissima via Vittorio Veneto.

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Da dove viene Filomena Russo? Che percorso di vita e professione ha fatto per innamorarsi di scrittura e di libri, fino ad arrivare a «Libri-Amo»?

Il mio approccio alla lettura ed alla cultura si perde nella notte dei tempi! Sin da ragazzina, amavo circondarmi di libri che , in molti momenti della mia vita, sono stati il mio rifugio ed il mio strumento prediletto di evasione personale. I miei studi umanistici ( Diploma Classico e Laurea in Filosofia) mi hanno aperto le porte ad una varietà di autori, teorie e generi letterari che, probabilmente, non avrei scoperto ed apprezzato e che, anche oggi, determinano molte delle mie scelte letterarie e ne suggeriscono di nuove. Mi definisco una lettrice onnivora e compulsiva perché ogni libro è in grado di donare conoscenza ed arricchimento personale.

Prima di diventare una libraia ( che era il sogno della mia vita!) ho lavorato per oltre 15 anni in ambito Aziendale, all’interno degli uffici del Personale. Mi occupavo delle selezioni, dell’amministrazione e della formazione interna dei dipendenti; era un lavoro che amavo molto, ma la crisi mi ha buttato fuori dal circuito e, per circa un anno e mezzo, non ho lavorato. Avevo perso uno dei riferimenti cardine della mia vita! Alla fine, non mi sono data per vinta ed ho deciso di rimettermi in gioco con le mie sole forze realizzando un sogno. Ed ecco Libri-Amo…il mio sogno personalissimo!

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Filomena, come ti è venuta l’idea? Aprire una libreria, di questi tempi, al di fuori del franchising delle “Sette Sorelle” della letteratura italiana o dei circuiti che monopolizzano i grandi centri commerciali, è un’impresa al limite della temerarietà.

Sono stata spesso definita una persona coraggiosa per la scelta che ho fatto, ma credo che il coraggio sia ben altro! La mia è una scommessa con la vita, con la società, con l’economia perché ritengo che la positività e la passione per il proprio lavoro alla fine saranno ripagate. Credo in quello che faccio e sto cercando di farlo al meglio delle mie possibilità, senza padroni e gente che mi impone come svolgere il mio lavoro. Ecco la scelta di aprire una piccola libreria indipendente che, nella mia testa, significa libera!

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Perché, nella scelta dell’offerta commerciale di libri, hai scelto di privilegiare l’usato?

Io propongo una vasta scelta di libri usati ed un 20% di libri nuovi, per essere anche al passo con le nuove uscite più interessanti. La scelta è stata mossa da due fattori:

1. I libri costano tanto, a volte troppo e le persone devono avere la possibilità di coltivare la grande passione per lettura senza doversi mangiare lo stipendio (come capitava a me!). Le persone devono avere il diritto di continuare a gioire del piacere della carta e coloro che leggono poco spesso lo fanno proprio per un fattore economico. Un altro mio scopo è proprio consentire a talune persone di conoscere il libro, avvicinandosi pian piano ad esso (vale soprattutto per bambini e ragazzi).

2. In una cittadina come Formigine, composta da 37.000 abitanti, non esisteva una libreria dell’usato ed anche chi, come me, abita in collina deve arrivare a Modena ( circa 40 km dai monti…) per trovarne una. Io mi colloco a metà strada!

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Secondo Te, l’attività di una libreria si esaurisce nella vendita, magari estesa a una forma di consulenza ad personam che costituisce ancora uno dei piccoli vantaggi di un “negozio” di dimensioni ridotte… o c’è qualcos’altro ancora?

Vendere un libro è molto  più che vendere un oggetto. Un libro è una storia, un mondo, una sensazione, un’emozione che bisogna comunicare a chi sceglie di sfogliarne uno. Bisogna capire cosa cerca il cliente, che gusti ha, se ha voglia di aprirsi a nuove conoscenze o se preferisce restare nella sua zona di comfort. Se in quel momento il libro sarà un rifugio, uno sfogo, una fuga o uno strumento per arricchirsi. Il mestiere del libraio, se fatto con amore, è uno scambio di energie e pensieri profondi…è un meta-mestiere!

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Due domande sulla città in cui hai scelto di avviare questa nuova iniziativa. La prima è:come si pongono i formiginesi  rispetto alla lettura?

Formigine è una realtà molto frizzante ed accogliente per quanto riguarda la cultura, in generale. I cittadini sono molto propensi al miglioramento personale che coinvolge anche l’aspetto culturale. Il libro è visto come un ottimo strumento di diffusione e condivisione della conoscenza, a partire dalla tenera età, per cui direi che l’approccio verso il libro è positivo.

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La seconda: cosa pensi di poter fare per la Comunità e cosa ti aspetti che l’Amministrazione Pubblica possa fare per Te, in termini di possibili collaborazione nell’interesse superiore della cultura?

Quello che voglio offrire è uno spazio unico sul territorio, con una gestione “ old style” della libreria fatto di contatto umano e condivisione di passioni, ma con uno sguardo alla modernità ed a quello che oggi piace : gli eventi, gli incontri con gli autori, le letture di gruppo, i laboratori creativi per adulti e bambini….Sono sicura che il Comune noterà quanto sto realizzando e, da parte dell’Amministrazione, ho già avuto un primo contatto per attivare delle collaborazioni che mi permetteranno di affermarmi come realtà culturale in città, garantendomi di vivere la mia vita per e con i libri.

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  Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (26) – Dolcetto o Delitto?

Simposio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Presso i Greci e i Romani, il simposio era quella pratica conviviale (da qui anche chiamato convivio), che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti conviviali (skólia), si dedicavano ad intrattenimenti di vario genere (recita di carmi, danze, conversazioni, giochi ecc.).

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Eccolo, il motivo dello strano incipit di questo articolo: con “La Monteselva di Patrizio Pacioni e Gi Morandini” evento tra il letterario e il figurativo che si è tenuto ieri pomeriggio al Caffè Letterario Primo Piano,  proprio a tale riferimento storico ci si è voluti riferire.

Il programma prevedeva due interviste incrociate aventi a tema la fantastica quanto oscura città costruita dalla fantasia dello scrittore romano, che l’artista camuno ha voluto reinterpretare alla luce della propria sensibilità creativa attraverso l’esposizione di alcune opere a ciò dedicate. Per la parte letteraria la conduttrice Sara Abate, per quella pittorica Carla Berta, grande appassionata di ogni modalità espressiva d’Arte e buona conoscitrice del panorama di riferimento cittadino e non solo.

In realtà con gli spettatori seduti ai tavoli, il tè, gli squisiti dolci, in completo relax, il tutto si è trasformato in una conversazione aperta nel corso della quale davvero Sara Abate ha saputo enucleare e mettere in luce le parti più rilevanti del duplice romanzo che ha segnato, dopo più di cinque anni si “riposo”, il ritorno dell’implacabile commissario Cardona e delle più sinistre nebbie di Monteselva, mentre Carla Berta è riuscita a entrare con una buona dose di intuito e consumata esperienza nel processo interpretativo che ha portato Gi Morandini ha rivisitare a modo suo i personaggi creati da Patrizio Pacioni.

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Fotografia di sinistra Patrizio Pacioni e Gi Morandini si confrontano su una delle opere esposte.

Fotografia di destra: in piedi, l’attrice Annabruna Gigliotti che ha curato le letture, insieme all’altro componente della “Compagnia delle Impronte“, il bravo Massimo Pedrotti

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A sinistra:  Carla Berta, Sara Abate e Patrizio Pacioni – A destra: Massimo Pedrotti

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Altri momenti dell’originale e intrigante appuntamento bresciano del 19 novembre. Un’esperienza da ripetere.

Serenità, approfondimento e rilassato divertimento sono le sensazioni che, nel dopo evento, ho raccolto tra gli intervenuti. 

Il modo migliore di concludere, a questo punto, mi sembra quello di citare una dichiarazione che, prima di congedarsi, ha rilasciato Pacioni stesso:

«Oltre a essere stato coinvolgente e stimolante, l’incontro mi ha permesso attraverso Sara di cogliere qualche interessante spunto in merito a potenziali futuri sviluppi di quella che mi piace chiamare “Saga di Monteselva” e, grazie al confronto con Gi, brillantemente mediato dalla sensibilità di Carla, ho cominciato a elaborare una maggiore definizione di certe caratteristiche (non solo esteriori) di alcuni dei personaggi».

 

(*) foto gentilmente fornite da Ph G.O.

 

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.