Pranzando in Manifattura… si mastica Teatro alla milanese

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Ho incontrato a Milano uno dei personaggi più attivi (come suol dirsi “a 360 gradi”) del Teatro italiano. Conversando piacevolmente nel corso del pranzo, circostanza che, come tutti sanno, facilita l’eloquio e le confidenze. 

Di quanto detto dal mio illustre anfitrione, appropriandomi per una volta della rubrica condotta dall’amico GuittoMatto, riporto qui sotto un rilassato ma non banale resoconto.

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«Quello tra Milano e il Teatro è un rapporto complesso. Uno di quegli amori travagliati ma intensissimi, capace di distinguersi da tutti gli altri. Un approccio organico,  multi-task, assai diverso, per esempio, da quello, pur possente, che con il Teatro  ha Roma Capitale»  dice Gaetano Callegaro, mentre ci si appresta a ordinare il primo.

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Con noi ci sono anche Guenda Goria (sua compagna di scena in Sinceramente bugiardi, insieme a Maria Teresa Ruta e Francesco Errico – in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 28 gennaio), Salvatore Buccafusca, mio compagno di scrittura di  Sua Eccellenza è servita e l’attore Antonio Conte, convinto e convincente “Vescovo sposato” nella stessa commedia.

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«Manifatture Teatrali Milanesi (abbreviato convenzionalmente in MTM) è un progetto artistico la cui attività è gestita dalla Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus che, a sua volta, nel 2015 rilevò tutta l’attività di spettacolo e di formazione della Cooperativa Quelli di Grock, arrivando così a formare una delle più importanti realtà del sistema teatrale, non solo di Milano».

La conversazione è piacevole, come può essere soltanto quella tra persone animate da identiche passioni. A rendere ancora più suggestivo l’incontro, la… location: non un ristorante, ma la parte del Teatro Litta attrezzata a ristoro, un luogo gradevole e privilegiato in cui, più che gli aromi della cucina, si annusa e si respira prosa.

  

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A proposito: il Teatro Litta, per chi ancora non lo sapesse, è inglobato al piano terra di Palazzo Litta, complesso edificato tra il 1642 e il 1648 da Francesco Maria Richini per conto del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano e rappresentante di una delle più influenti famiglie della Milano spagnola. Il teatro è frutto della ristrutturazione di un Oratorio Gentilizio, attribuito allo stesso Richini, consacrato intorno al 1670. Il palazzo è tornato di proprietà dello Stato ventidue anni fa.

«La singolarità della nostra attività» sottolinea non senza una certa (legittima) soddisfazione Gaetano Callegaro, «è da individuarsi principalmente, nel pieno e costante rispetto di livelli qualitativi di assoluta eccellenza degli spettacoli selezionati, nelle modalità di offerta al pubblico milanese».

Inevitabile, a questo punto, chiedere in che consista, in un mondo artistico sempre più indirizzato alla standardizzazione dei cataloghi, tale novità.

«MTM è come una casa editrice, in un certo senso: all’internondella nostra stagione, infatti, sono inserite vere e proprie “collane”: così come, in campo librario, c’è la serie gialla, la narrativa per bambini, la saggistica e magari il rosa, tanto per fare qualche banale esempio, da noi ci sono rappresentazioni comiche, teatro d’avanguardia, drammi, musical, individuabili attraverso percorsi ben delineati».

Chiedo se soltanto questo è il segreto di tanto successo (si è arrivati, nella scorsa stagione a ca. 65.000 presenze che, per dirla tutta, non sono poche neanche per Milano.

«Certo che no» è la prontissima risposta.

«Un altro fattore di successo deriva dalla strategia di richiamo e di fidelizzazione degli spettatori fondata anche su una strategia dei prezzi: abbonamenti che consentono di scegliere otto spettacoli a prezzo contenutissimo tra tutti quelli offerti dai teatri che fanno capo a questa iniziativa»

Prima (e dopo) che Gaetano Callegaro ci facesse da guida all’interno del Teatro e dell’annesso piccolo gioiello chiamato Cavallerizza, di molte altre cose si è discusso: piacevolissime quisquilie come la natura dell’attore, l’immedesimazione nei personaggi, ricordi attinenti alla storia del grande Teatro italiano, e così via.

Di questo, però, vi scriverò (forse) in un’altra occasione.

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  Note:

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MTM svolge il suo programma di spettacoli e iniziative culturali in 3 sale teatrali milanesi:
Il Teatro Leonardo 
in Piazza Leonardo da Vinci; il Teatro Litta e la Sala la Cavallerizza in corso Magenta 24unico esempio cittadino –insieme al Piccolo Teatro– di multisala teatrale con una dislocazione in differenti distretti urbani della città.

E, riprendendo alla lettera quanto riportato sul sito ufficiale:

MTM rappresenta una novità storica nel panorama del sistema teatrale milanese perché guarda al futuro. Alle diverse esigenze e gusti del pubblico. Alla pluralità dei linguaggi, delle culture e delle poetiche dei singoli artisti.

Per questo, se pensate a MTM, pensate a qualcosa di diverso.

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Gaetano Callegaro è attore, autore e regista teatrale.

Ha recitato in numerosissimi spettacoli tra i quali:  Lucifero/ Intrigo e amore/ Saro e la rosa/ Il Giardino dei Ciliegi/ Il Gioco dell’amore e del caso/La locandiera/ Rocco e i suoi fratelli/ Il bacio della donna ragno/ Amleto/Villa Rosmer/ Casa di Bambola/Rotweiss Kabarett/ L’aquila bambina reloaded/ Mi ami? do you love me?/ Dormono Dormono sulla collina/ Il Venditore Di Sigari/ Zio Vania/ Napoli 18 carati/ Cruel+Tender (Tenero+Crudele)/ Il Censore (edizioni 2012-2013);

Dal 1976 è stato socio Fondatore della Coop.Teatro degli Eguali – Teatro Litta di Milano, di cui  è dal 1998 Direttore Artistico e Presidente.  

Dal 2012 è Presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus, fino al gennaio di quest’anno (2018), allorché ha passato il testimone a Gaia Calimani.

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Francesco Sala: non chiedere all’Oste…

Con Francesco Sala, altro attore dotato di grande versalità artistica e professionale e di solida esperienza, come racconta il ricco curriculum che troverete in fondo all’articolo, si completa il ciclo di interviste dedicate agli interpreti di «Sua Eccellenza è servita» scritta, come noto, da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca .

Con questi articoli ho cercato di mettere in risalto le caratteristiche e le molteplici qualità dei componenti di un cast  davvero degno della massima attenzione.

Completerà il tutto un ultimo dialogo con Giancarlo Fares, il regista di una commedia che, prima ancora di essere messa in scena, suscita già curiosità e aspettative.

 

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Osvaldo, il proprietario del ristorante in cui si svolge l’azione (e la cena) di «Sua Eccellenza è servita», che sei stato chiamato a far vivere in scena, appare in precario equilibrio tra cinico materialismo e antica saggezza contadina. In che modo ti sei avvicinato a un’ interpretazione così difficile da inquadrare?

Secondo il regista Giancarlo Fares ogni personaggio viene portato in scena accompagnato anche dal suo attore. A questo gioco di teatro nel teatro, il mio “doppio” non è soddisfatto della parte dell’oste, ambirebbe a ruoli drammatici più consoni al suo talento; quindi rimarca con livore e competizione i suoi passaggi obbligati al capocomico. 

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Dal tuo curriculum artistico, tra tantissimi altri, emergono i nomi di alcuni dei più importanti protagonisti della drammaturgia nazionale: autori, registi e attori. Ti viene in mente una circostanza, un fatto, un aneddoto particolare legato a qualcuno di loro?

Ultimamente, un attore che mi manca molto è Giulio Bosetti. Con lui, sotto la sua ala protettiva, al teatro Carcano di Milano, ridendo e scherzando ho passato tredici anni di duro apprendistato, tournée, prove e allestimenti. Il suo rigore manca e ricordo quell’insegnamento: “in scena prenditi i tuoi tempi. Non correre!”

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Restiamo ancora nel passato. Come, quando e perché è nato in te l’amore per il Teatro?

 Da bambino facevo le imitazioni dei professori, degli amici, dei parenti. Processi imitativi che non ho mai smesso di praticare. Mi portavano a vedere il circo. Tornavo, mi chiudevo in bagno dei miei, mi impiastricciavo il viso di crema Nivea davanti allo specchio e rifacevo il mio spettacolo. 

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Oltre che attore sei anche regista, docente, autore di testi per la tv, giornalista… riesci a dedicare qualche ora anche al riposo?

Il grande e indimenticabile Eduardo sosteneva che l’attore non va mai in vacanza se ama quello che fa. Un conto è il lavoro un altro è il lavorìo. Stare a casa, progettare un nuovo spettacolo, scrivere, leggere, ascoltare della musica, stare in famiglia o a cena con gli amici. Il mio riposo è questo.

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Ogni nuova recita è una storia diversa. Ogni cast è un gruppo diverso, con dinamiche interne peculiari che ne rendono l’esito praticamente unico e irripetibile. Prima che il prossimo 3 dicembre, al Teatro Boni di Acquapendente, si alzi il sipario per la prima di «Sua Eccellenza è servita», te la senti di fare un bilancio del lavoro svolto con i tuoi colleghi (Antonio Conte, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchindr) ?

In questa occasione ho riscoperto il piacere della improvvisazione condivisa. Abbiamo un ottimo testo /canovaccio, i miei colleghi hanno molto mestiere : c’è una traccia, uno spunto, andiamo a costruire. Una jam session ogni volta. Ridiamo molto, e questo è un dettaglio per niente trascurabile, per la buona riuscita dell’impresa.

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E per concludere secondo tradizione: cosa c’è nel 2018 di Francesco Sala?

Metto in scena a marzo 2018 un mio testo : Lolite, al teatro Belli. Liberamente ispirato al caso di cronaca delle baby squillo dei Parioli, è un affresco sulla dissoluzione della famiglia di oggi, la mancata adolescenza di alcune ragazze che volendosi emancipare prestano il loro corpo a persone più grandi per soldi, regali, una ricarica di cellulari, un ingresso in discoteca.  Un mio attore in questa commedia amara, in un intrigante scambio di ruoli, sarà proprio l’amico Giancarlo Fares, oggi regista di «Sua eccellenza è servita». 

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  Francesco Sala

Si diploma come attore presso l’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 96, prendendo parte alle rappresentazioni classiche nei teatri di Segesta, Tindari, Siracusa, Ostia Antica. Ha lavorato con: Egisto Marcucci, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Lorenzo Salveti, Ugo Gregoretti, Mariuano Rigillo, Luca Barbareschi, Giancarlo Sammartano, Giorgio Abertazzi,  ha studiato inoltre con Ferruccio Soleri, Mimmo Cuticchio, Walter Pagliaro, Giovanna Marini, con l’Odin di Eugenio Barba e con il Living. Nel ’99 l’incontro con Giancarlo Sepe, dal quale apprenderà la metodologia legata alla musica, fondante nell’esperienza registica.
Sempre nel ’99 entra nella Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, come attore e ci lavorerà per diverse stagioni anche come assistente.

Dal 2000 è collaboratore di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio di Roma.

Nel 2002 la sua prima regia al Teatro dell’Orologio di Roma è uno spettacolo sul poeta Guido Gozzano.Seguiranno:”Dorothy Parker,il mio mondo è qui”sulla scrittrice americana(2003), “l’amante”di Harold Pinter con Gianpiero Bianchi, Sandra Collodel (2003), ”Come un Varietà” per il Festival di Todi (2004) e “Donne Velocità Pericolo”co- regista Viola Pornaro Teatro La Comunità, un lavoro sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti (2005).
Ha partecipato come allievo-regista al Primo Corso di Perfezionamento per Registi diretto da Luca Ronconi presso il Centro Teatrale Santa Cristina di Gubbio.

È stato assistente inoltre di Lamberto Puggelli nell’opera lirica “La Bohème”di Giacomo Puccini, Tatro delle Muse di Ancona (2005). “la Signora Sandokan”di Osvaldo Guerrieri (Castello di Serravalle) “Il silenzio di Jaffier” iberamente ispirato alla “Venezia salva”di Simone Weil.
Assieme a Viola Pornaro firma nel 2006 “Luci dal Varietà” per circuito teatrale Piemonte e La Cometa off di Roma e per l’ETI – Teatro Torbellamonaca “Sandro Pertini—combattente per la libertà’”. Nel 2005 fondano insieme l’Associazione Teatrometis.

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E, arrivati a questo punto, in attesa di sentire anche la voce di Giancarlo Fares, non resta che andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita»: in questo ultimo scorcio di 2017 sarà al Boni di Acquapendente (domenica 3 dicembre) e al Cyrano di Roma (dal 7 al 10 dicembre).

Prenotate il vostro biglietto, non resterete delusi: ve lo garantisce GuittoMatto.

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  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

A Roma c’è un’ «Eccellenza» da sbirciare

Inutile insistere: la trama di «Sua Eccellenza è servita» non la racconto mica.
Non adesso, non qui.

Non racconterò neanche gli “schemi” provati in allenamento dal mister Giancarlo Fares (efficacementecoadiuvato da Viviana Simone), al quale si augura di cuore miglior successo di quanto ottenuto dal signor (S)Ventura con la nazionale di calcio.
La squadra di Fares, in questa occasione, si chiama «Le Ombre di Platone» e si appresta (mancano ormai poco più di due settimane alla data fatidica del 3 dicembre) a scendere in campo per la prima volta ad Acquapendente.

«Tra domani e dopodomani finiremo la messa a punto della strategia» mi confida. «Poi, già dal fine settimana, comincerà il lavoro sugli ultimi dettagli da correggere e sulla… forma fisica».

Nessuna fuga di notizie, eccetto questa, è tollerata in questa fase della preparazione, nessuna significativa rivelazione, ripeto: non a caso gli allenamenti vengono svolti tutti “a porte chiuse”. Sulla seduta alla quale ho avuto il permesso di assistere (provando lo straordinario piacere di un’anteprima viva, in continuo divenire) però, assumendomene ogni responsabilità, qualche indiscrezione mi sento di lasciarla trapelare:

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• Nessuna pretattica sulla formazione: i sei che scenderanno in campo al Boni di Acquapendente sono già decisi: giocheranno (pardon, reciteranno) in «Sua Eccellenza è servita», ovvero «Di un Vescovo sposato e di altri malanni» Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchi. Durante lo spettacolo non sono previste sostituzioni, dunque la panchina resterà deserta.

• Il clima che si respira in “sala prove” è di sereno ma tenacissimo impegno, di grande rispetto reciproco e di incondizionata collaborazione tra tutti gli attori;

• Lo stile di regia adottato da Fares è al tempo stesso assertivo (com’è giusto che sia per un regista dotato di marcata personalità e autorevolezza conquistata sul palcoscenico) e proattivo: nell’ambito delle linee guida dettate dal Mister, infatti, ogni componente del gruppo apporta il proprio contributo alla causa comune, attraverso osservazioni (anche critiche, al caso) e suggerimenti. Una pratica che, grazie alla presenza nel cast di attori di grande spessore artistico e di provata esperienza, può risultare estremamente preziosaO

• Ogni dettaglio dell’azione scenica, ogni sfumatura di recitazione, tempi, pause, luci e sonorità, viene esaminato, valutato e, al caso, corretto, con certosina meticolosità. Tenendo sempre presente che da ogni errore, da ogni minima imprecisione rilevati, può nascere un’opportunità utile a modificare, arricchire e, alla fin dei conti, migliorare il prodotto finale.

Il cast: da sinistra Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Antonio Conte, Guenda Goria, Marco Blanchi

Mi congedo, dopo avere assistito a quattro intensissime ore di lavoro (come passa il tempo, in certe intrigantissime situazioni) lasciando regista e attori ancora impegnati e concentratissimi (chissà per quanto tempo ancora, la notte è ancora giovane!) nell’aggiustare la sorprendente scena finale: quella, per intenderci, in cui…

Ah no: questo non posso proprio raccontare.

Ci si vede al Boni di Acquapendente, il 3 dicembre. E poi ancora al Cyrano di Roma, dal 7 al 10 dicembre: è lì e solo lì che ogni segreto sarà svelato.

E sia chiaro che gli articoli sul teatro, in questo blog, li scrivo io!

Perché lo scrivo? Capirete… oh se capirete…
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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Antonio Conte: «Sono innamorato del palcoscenico. E con ciò?»

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In «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Antonio Conte si calerà nei panni di un singolarissimo vescovo.

Questo vi basti, per ora. Il resto di Antonio lo capirete dalle risposte che ha fornito alle mie domande.

 

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Circa trent’anni di carriera tra palcoscenici e set. Nel frattempo, il mondo è cambiato rapidissimamente, a detta di molti non in senso migliorativo. Per quanto riguarda l’evoluzione del mondo dello spettacolo, segnatamente quello nazionale, nello stesso arco temporale, qual è la tua sensazione “dall’interno”?

Per certi aspetti lo vedo migliorato per altri decisamente “deteriorato”.

 

Andando più nel dettaglio?

Una volta, diciamo fino agli anni ’80, il teatro, il cinema e la tv erano punti di arrivo; oggi, invece, costituiscono solo punti di partenza nella ricerca della “notorietà”. In buona sostanza la pratica teatrale si è equiparata, in questo, a quella della tv che, nel frattempo, a seguito dell’avvento di certe emittenti private, ha abbassato notevolmente il proprio livello qualitativo, scivolando in una spirale da eterno, melenso «Grande Fratello»”. A ciò si aggiunge un pessimo uso delle nuove tecnologie: l’avvento dell’ Archetto, tanto per fare un esempio, ha fatto sì che, anche in teatri dotati di un’ottima acustica, gli attori si siano orientati a affidarsi alla comoda (ma a mio avviso mistificatoria) scorciatoia dell’amplificazione elettronica. Un po’ come nella musica, insomma: grazie alla tecnologi può cantare anche una voce da rospo ma mi chiedo… questo è davvero buono e giusto?

Fin qui tutto negativo, mi pare.

Un lato positivo c’è: sta emergendo, da qualche anno a questa parte, molta drammaturgia nuova, firmata da autori contemporanei e, in molte occasioni, giovani di straordinario talento.  Anche qui, però, non mancano le controindicazioni: da una parte una permanente diffidenza da parte del pubblico verso ciò che non è “classico”, dall’altra (e questo è davvero un punto dolente), perché c’è una sconcertante penuria di validi produttori, capaci d’individuare e di promuovere le vere eccellenze emergenti.

Questa della carenza di impresari all’altezza è una recriminazione che non sei il primo a fare…

 

Oh, improvvisarsi produttore teatrale è qualcosa che possono fare tutti, in questo momento di crisi che porta gli operatori del settore ad accettare, pur di lavorare, anche trattamenti non conformi a quanto previsto dal contratto nazionale o, bene che vada, alla corresponsione sistematica e pressoché indifferenziata del minimo sindacale.  Tutti possono farlo, riducendo all’osso il rischio finanziario, attraverso la non puntuale applicazione del contratto nazionale o, quando va bene. con l’applicazione sistematica del minimo sindacale. Ciò, naturalmente, finisce con il livellare (al ribasso) anche la qualità attoriale media. Come dire che “non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, insomma. A ciò si aggiunge che, a parte quanto si verifica per poche compagnie,  le rappresentazioni sono generalmente costituite da un ridotto numero di repliche: ho visto spettacoli che, per quanto ottimi, sono stati messi in scena solo per il brevissimo spazio di un weekend, per essere poi abbandonati. Ciò costringe l’attore, per riuscire a sbarcare il lunario, a impegnarsi ogni anno per 4/5 spettacoli, con ovvii risultati sulla preparazione di ognuno di essi.

 

 

Teatro, cinema e tv. Nel Tuo curriculum c’è davvero di tutto e di più: dal brillante al drammatico, dall’operetta alla realizzazione di spot pubblicitari per marchi prestigiosi. Se mi è consentita la similitudine, sei come un nuotatore che si presenta alle Olimpiadi cimentandosi in tutti gli stili e su tutte le distanze. Ma quali sono davvero le preferenze artistiche di Antonio Conte?

Il Teatro, tutta la vita:  da una parte perché è la modalità di espressione artistica con la quale  ho avuto a che fare nel maggior numero delle occasioni, dall’altra (soprattutto) perché stare in palcoscenico, dovermi confrontare ogni giorno con il pubblico, anzi ogni giorno con un pubblico diverso, mi stimola in modo incredibile. Senza spettatori non c’è Teatro, dunque per il pubblico bisogna nutrire assoluto rispetto e profondere il massimo impegno, in ogni occasione.

 

Definisci in poche parole cosa significa, per Te, “fare l’attore”

Una grande possibilità che la vita assegna a me e agli altri che sono come me. L’impagabile possibilità di dimenticare (pur se momentaneamente)  i problemi e le angosce del reale,  trovando rifugio nell’esistenza di un personaggio, che si trasforma in qualcosa di straordinariamente liberatorio quanto più si riesce nell’immedesimazione. E, paradossalmente, ciò avviene anche quando il personaggio che ci si trova a dover interpretare è tragico sfigato come Amleto o squallido come Fantozzi.

 

Parliamo della parte “comica” del tuo curriculum. Hai lavorato con comici del calibro di Bramieri, Verdone, Panariello, Cristian De Sica, Brignano, Insegno, Montesano, Dorelli, Vianello, Arena… e mi fermo qui altrimenti rischiamo di fare notte. Possibile che, nel corso delle prove, o delle riprese, non ti sia mai capitato di scoppiare a ridere?

È successo, ma molto raramente, diciamo che potrei contare le occasioni sulle dita di una sola mano. Vedi, agli esordi della mia carriera ho ricevuto da un grande Mario Carotenuto (con cui ho lavorato per 5 anni. per centinaia di repliche) una educazione piuttosto severa: un autentico professionista del palcoscenico, di una rigidità e di una serietà incredibile. Un altro maestro che si è rivelato piuttosto esigente è stato Carlo Croccolo: in una rappresentazione del «Miles Gloriosus», in cui ero stato cooptato all’ultimo momento, per farmi notare una mia disattenzione, mi colpì, addirittura, in scena. Beh, non ci crederai, ma per quel gesto lo ringrazio ancora e  continuo ad amarlo alla follia.

 

Pochi, credo, conoscono la realtà teatrale di Roma come Te. Vista da fuori, la Capitale sembra, per così dire, discretamente strutturata sia per numero di locali che per varietà di offerta spettacolare. Le cose stanno davvero così? Cosa si potrebbe fare, a Tuo avviso, per migliorare ulteriormente la situazione?

Roma dispone effettivamente un’imponente offerta teatrale, più o meno come e quanto, in proporzione, le altre maggiori grandi città italiane. Come le altre patisce degli identici problemi. Da parte di “chi comanda” si potrebbe forse supportare con maggiore generosità quel  teatro di qualità che non risulta inserito nei soliti grandi circuiti e, soprattutto distribuire i contributi con maggiore equità e oculatezza e vigilare con la dovuta attenzione sulla correttezza dell’utilizzo dei fondi stanziati.  Certo, per finanziare chi lo merita davvero, bisogna conoscere il “mercato” e valutare chi vale e chi no, e questo, per essere sinceri e purtroppo, non sempre fa parte del bagaglio conoscitivo di ceri amministratori.

 

Stai per cominciare una nuova avventura con «Sua Eccellenza è servita», scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares che il prossimo dicembre esordirà, in prima nazionale, al Teatro Boni di Acquapendente, diretto dall’effervescentissimo Sandro Nardi. Si può avere qualche piccola anticipazione / indiscrezione?

Finalmente riesco a lavorare con Giancarlo! Fares è uno di quelli che (tornando all’inizio) rispetta il pubblico e soprattutto conosce il modo di trasportarlo in un mondo diverso, in uno stato di benessere che solo lo spettacolo può fornire. Proprio in questi giorni sta riscuotendo un enorme successo a Milano con il suuo fantastico «Le Bal», in tournée da tempo in tutta Italia.

Tornando a «Sua Eccellenza è servita», Il testo è interessante, originale e scritto bene, i personaggi sono ben delineati: insomma, noi attori  ci divertiremo molto, sperando che si diverta molto  anche il pubblico.

 

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Progetti in corso e futuri.

Sto lavorando per la realizzazione di serie televisiva molto divertente con avanzamento stato di lavori piuttosto buono. Poi c’è  «Ieri è un altro giorno» con Gianluca Ramazzotti, Antonio Cornacchione e Milena Miconi, un testo moderno scritto molto bene da due autori francesi Sylvain Meyniac e Jean Francois Cros. Nella pièce, ambientata in uno studio di avvocati si racconta (con effetti speciali e flash back molto insoliti per il palcoscenico) una situazione piuttosto insolita… e spassosa. Saremo in scena dal 5 al 22 aprile al Martinit di Milano e dal 26 aprile al Manzoni di Roma

 

Niente da aggiungere?

Come mia abitudine, in queste occasioni, colgo occasione per  ringraziare chi, pur non dovendomi nulla, ha avuto la bontà di farmi del bene. In particolate il Maestro Landi (conosciuto al Teatro dei Satiri per «Omicidio a mezzanotte»: accompagnando l’amica Nadia Rinaldi, con cui lavoravo insieme, per un provino, ebbi occasione di coadiuvarla in un pezzo a due che si trasformò poi, inaspettatamente, in una specie di happening in cui mi trovai a ballare, al suono di un pianoforte, con Marisa Laurito… e in un positivo provino anche per me. Ai ringraziamenti aggiungo Paolo Triestino con cui ho fatto «Grisù, Giuseppe e Maria»  e che più volte si è offerto come mio garante per la partecipazione a spettacoli di grande spessore e bellezza, come «Brividi in arrivo»

 

Qualcuno da salutare?

Tutti quelli che mi seguono, ai quali do appuntamento il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente per la prima e a Roma dal 7 al 10 dicembre al nuovissimo Teatro Cyrano per le repliche (le prime di una lunga serie, ci si augura) di «Sua Eccellenza è servita», naturalmente. Ah, l’invito è esteso anche a coloro che ancora non mi seguono… ma che presto cominceranno a seguirmi, oh se mi seguiranno!

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IL CURRICULUM DI ANTONIO CONTE

(e scusate se è poco)

TEATRO

  • 2012/13 “Cicchignola” – S. Giordani
  • 2012/13 “La cena”  – C.Boccaccini
  • 2012/13 “Finchè vita non ci separi” – V.Gasbarri
  • 2011/12 “Una volta nella vita” – F. Della Corte
  • 2011/12 “Pericolo di coppia” – C.Insegno
  • 2010/11 “La Marcolfa”  – C.Simoni
  • 2010/11 “Il giro del mondo in 80 giorni” – G. Ramazzotti
  • 2009/11 “La strana coppia” – F. Tavassi
  • 2008/09  “Una pillola per piacere” – C.Insegno
  • 2007/08 “RIsate al 23° piano” -C.Insegno
  • 2007/08 “Pazzi in partenza” – A.Santos
  • 2007/08 “Il re di New York” – C.Insegno
  • 2007/08 “Grisù,Giuseppe e Maria” – N.Pistoia
  • 2007/08 “S-Cena con delitto” – R.Bonacini
  • 2005/06 “Arsenico e vecchi merletti” – A.Corsini
  • 2005 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2005 “L’OSPEDALE PIÙ PAZZO DEL MONDO” – C. Insegno
  • 2005 “ARSENICO E VECCHI MERLETTI” – A. Corsini
  • 2004 “AL MOULIN ROUGE CON TOULOUSE LAUTREC” – W.Manfrè
  • 2004 “BRIVIDI IN ARRIVO” – M. Fallucchi
  • 2004 “PER TE… PER NOI… PER CLYDE” – D.Belfiore
  • 2004 “IL MALATO IMMAGINARIO” – R. Laganà
  • 2004 “GLI ALLEGRI CHIRURGHI” – C. Insegno
  • 2004 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2003 “LA BATTAGLIA DI CERIGNOLA” – N. La dogana
  • 2003 “UN DUE TRE…OH…TELLO!” – R. Della Casa
  • 2003 “ACCADDE A MOMPEO” – O. Borgia
  • 2002 “LA STRANA COPPIA” – G. Zampieri
  • 2002 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2002 “CITY READING – RING” – A.Baricco
  • 2002 “CAVALLERIA, DA VERGA A MASCAGNI” – N. La dogana
  • 2002 “LA BOHÈME DA MURGER A ILLICA E GIOCOSA” – N. La dogana
  • 2001 ”SARTO PER SIGNORA” – N. La dogana
  • 2001 ”GALILEO GALILEI” – N. La dogana
  • 2001 “NEROTANGOROSSOSANGUE” – D. Belfiore
  • 2001 “LA TOSCA TRA SARDOU E PUCCINI” – N. La dogana
  • 99/00 “UN MANDARINO PER TEO” – G. Landi
  • 99/00 “PALLOTTOLE SU BRODWAY” – R. Giordano
  • 98/99 “L’IMPERO DEI SENSI DI COLPA” – D. Camerini
  • 98/99 “PALLOTTOLE SU BROADWAY” – E.M.Lamanna
  • 98/99 “I VERI FIGLI DI FILUMENA M.” – E. M. La manna
  • 1996 “NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI” – E.M. La manna
  • 92/93 “DRACULA IL MUSICAL” – L. Lerici
  • 93/94 “LA BOTTEGA DEL CAFFÈ” – N. La dogana
  • 94/95 “IL TACCHINO” – G. Sepe
  • 91/92 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 91/92 “I NUOVI TRAGICI” – P. De Silva
  • 90/91 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 90/91 “ULTIMAMENTE HO DOPPIATO UN TOPO” – P. De Silva
  • 90/91 “LULÙ” – T. Brass
  • 89/90 “UN CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE” – N. La dogana
  • 89/90 “MILES GLORIOSUS” – C. Croccolo
  • 87/88 “L’AVARO” – N. La dogana
  • 87/88 “FALSTAFF E LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR” – N. La dogana
  • 86/87 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “LA LOCANDIERA” – N. La dogana
  • 85/86 “L’AULULARIA” – N. La dogana
  • 84/85 “SUL CANAPÈ” – N. La dogana
  • 84/85 “VERSO…CARRIERI” – E. Toscano
  • 84/85 “LA CELESTINA” – N. La dogana
  • 1984 “IL VIAGGIO INCANTATO” – F. Passatore
  • 82/83 “UNA DIABOLICA INVENZIONE” – A. Trionfo
  • 82/83 “QUESTA SERA DA TOSTI” – G. Navello

OPERETTE

  • 2004 “PAGANINI”  – G.Landi
  • 2002 “LA VEDOVA ALLEGRA” G.Landi
  • 1995/96 “LA PRINCIPESSA SISSI” G.Landi
  • 1995 ” LA PRINCIPESSA DELLA CZARDAS”  G.Landi
  • 1994  “LA VEDOVA ALLEGRA” G. Landi

CINEMA

  • 2004 “TI DISPIACE SE BACIO LA MAMMA?” – A.Benvenuti
  • 2002 “NATALE IN INDIA” – Neri Parenti
  • 2002 “L’AMORE TARDI” – A. Benvenuti
  • 2001 ”CAVALCANDO LA TIGRE” – C. Mazzacurati
  • 2000 ”SI FA PRESTO A DIRE AMORE” – E. Brignano
  • 2000 ”GLI ASTRONOMI” – D. Ronsisvalle
  • 2000 ”MARI DEL SUD” – M. Cesena
  • 1999 “TIFOSI” – N. Parenti
  • 1999 “C’ERA UN CINESE IN COMA” – C. Verdone
  • 1998 “BAGNO MARIA” – G. Panariello
  • 1996 “GRATTA E VINCI” – F. Castronuovo
  • 1996 “BELLA CIAO” – X. Schwarzenberger
  • 1995 “NINFA PLEBEA” – L. Wertmuller
  • 1991 ”COSI FAN TUTTE” – T. Brass

TELEVISIONE

  • 2013 “DONNE, VITTIME E CARNEFICI” – L.Alcino
  • 2012 “VEDETTO FINALE” – L.Alcino
  • 2007 “IL COMMISSARIO DE LUCA” – A. Frazzi
  • 2008 “LO SMEMORATO DI COLLEGNO” – M. Zaccaro
  • 2006 “UN POSTO AL SOLE D’ESTATE” – F. Sabbioni
  • 2005 “PADRI E FIGLI” – Gianfranco Albano
  • 2005 “CAMERA CAFFÈ” – C.Sanchez
  • 2005 “AL POSTO TUO” – F.Bianca
  • 2003 “DON LUCA” – D.Pisani
  • 2003 “IL MARESCIALLO ROCCA 4” – G. Capitani e F. Jephcott
  • 2003 “LA SQUADRA” – M. Caffo
  • 2001 “DISTRETTO DI POLIZIA” – A. Grimaldi
  • 2001 “IL COMMISSARIO” – A. Caponi
  • 1999 “UN POSTO AL SOLE” – V. Terracciano
  • 1999 “L’ISPETTORE GIUSTI” – S. Martino
  • 1998 “SQUADRA MOBILE-SCOMPARSI” – C. Bonivento
  • 1998 “PAPERISSIMA” – S. Arruffi
  • 1997 “DUE PER TRE” – R. Valentini
  • 1997 “MAMMA PER CASO” – S. Martino
  • 1997 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1997 “CASCINA VIANELLO” – G. F. Lazotti
  • 1997 “GLI EREDI” – J. Dayan
  • 1997 “DISOKKUPATI” – F. Di Rosa
  • 1996 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1996 “CARRAMBA CHE SORPRESA” – S. Japino
  • 1996 “QUEI DUE SUL VARANO” – S. Arruffi
  • 1994 “NONNO FELICE” – G. Nicotra
  • 1992 “IL GRANDE CIRCO DI RETE 4” – M. Rabissi
  • 1992 “BELLEZZE AL BAGNO” – G. Landi
  • 1992 “SERATA D’ONORE” – G. Landi
  • 1985 “LA CELESTINA” – D. Perego
  • 1984 “1914 LE RADIOSE GIORNATE” – M. Leto
  • 1983 “GUIDO GOZZANO” – G. Casalino
  • 1983 “IL PROCESSO MATTEOTTI” – G. Casalino

 

   Guitto Matto

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Ombre Platoniche sotto i riflettori

Perché abbiano deciso di battezzare la loro associazione culturale, con focus centrato particolarmente sull’attività teatrale «Le Ombre di Platone», Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca lo spiegano parlando quasi all’unisono.

Un gruppo di schiavi incatenati in una grotta e costretti a guardare solo davanti. Un gruppo di altri uomini, nascosti dietro un muro, camminano sollevando delle statuette che, retroilluminate da un fuoco, proiettano le proprie ombre sul muro.

Per gli schiavi sono proprio quelle ombre a costituire la realtà.

Cosa succederebbe se uno di essi riuscisse a liberarsi, comprendendo che la realtà non sono le ombre, e neppure le statuette, ma ciò che c’è al di fuori della caverna?

Dopo avere abituato gli occhi alla luce del giorno, riuscirà a distinguere prati, boschi, fiumi e colline e il suo primo istinto sarà di tornare verso l’interno della caverna per i prati le colline e, probabilmente vorrà All’inizio lo schiavo, abbagliato dalla luce non riuscirà a vedere bene gli oggetti e li vedrà riflessi nelle acque.

Poi finalmente riuscirà a vedere la luce del sole e la realtà. Dopo di ciò il suo primo istinto sarà quello di far partecipi della sua scoperta anche i compagni ancora incatenati, ma…

I suoi occhi, ora che hanno conosciuto la luce, sono diventati ciechi nel buio, dunque nessuno gli crederebbe, perché uno che non riesce più a distinguere le ombre deve avere gli occhi malati e, alla fine, infastiditi per le sue insistenze, per essi incomprensibili, se ne sbarazzerebbero, magari togliendogli la vita.

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E con ciò? Qual è il collegamento?

Miti a parte, a ben vedere, ancora oggi è l’apparenza (delle cose, delle persone e delle situazioni) a determinare, istintivamente,  i convincimenti e i comportamenti umani… proprio come le ombre proiettate dalle sagome sulle pareti di roccia per i prigionieri della caverna…

 

… dunque, seguendo il procedimento inverso, la nostra idea è di avvicinarci a quella parete e studiare da vicino quelle sagome proiettate dall’irradiamento della luce del fuoco, per poter partire di qui alla conoscenza della verità vera.

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In un momento in cui diventa sempre più difficile portare spettatori in teatro, in una situazione economica dove si guarda più al risparmio che all’investimento, voi due andate ad avviare una nuova iniziativa del genere. Siete incoscienti… o cosa?

Da sempre mi piacciono le sfide. E più difficili sono, più m’impegno. Ho detto difficili, si badi bene, non impossibili.

Lo stesso per me, con l’aggiunta della consapevolezza che è proprio nei periodi di crisi più profonda che, attraverso il non più rinviabile processo di rigenerazione, può essere favorito l’emergere dei progetti migliori.

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E voi, con la produzione di “Sua Eccellenza è servita“, di cui siete anche gli autori, avete deciso, come si dice qui a Roma, di “partire col botto”.

Se ti riferisci alla qualità del testo, beh, ovviamente si tratta del migliore copione messo in scena negli ultimi 150 anni…

Se invece ti riferisci al regista (Giancarlo Fares non è solo bravo, è bravissimo) e al cast di tutto rispetto che proprio grazie a lui si è riusciti a mettere insieme (eccolo qui sotto) …

… un po’ si è trattato di intuito, un po’… di fortuna, vale a dire di quell’ingrediente indispensabile per il raggiungimento (come caldamente ci auguriamo) di ogni successo.

 

Si può sapere qualcosa di più di  «Sua Eccellenza è servita» ?

Sei personaggi in cerca d’autore, rivisti in modo ironico alla luce obliqua e tenebrosa di questo incerto avvio di Terzo Millennio, si trovano riuniti per caso (o per disegno del Fato) intorno al tavolo di un ristorante.  Ne nasce una situazione surreale in cui resteranno sospesi, fino al sorprendente finale, sull’orlo di un baratro fatto di equivoci e reciproci inganni.

Una parabola per riflettere sul vuoto pneumatico di una società fondata sull’apparire, anziché sull’essere, e sulla pochezza di vite recitate anziché vissute.

Un’impagabile occasione per ridere di cuore, perché, diciamo la verità, non c’è nulla di più divertente delle  sventure che inevitabilmente si accaniscono su chi vorrebbe apparire diverso da ciò che è o che, suo malgrado, è diventato.

 

Ultima domanda. Le Ombre di Platone: “one shot game” finalizzato alla messa in scena di questa commedia o… ?

Solo l’inizio di un progetto a lunga scadenza, che non si fermerà alla messa in scena di spettacoli teatrali ma spazierà, nelle nostre intenzioni, su altri settori della drammaturgia e, perché no, della letteratura intesa in senso lato.

Appunto. Solo l’inizio di un progetto. Di un GRANDE progetto.

 

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.