Profumo di novità al San Carlino, con «Teatro Aperto»

Questa sì, che è una novità: il teatro che fa teatro, che fa spettacolo, prima ancora di essere rappresentato in teatro.

«Teatro aperto»: una rassegna di testi inediti, una kermesse di lettura di prosa non rappresentata, sottoposto alla pubblica lettura a cura di una pattuglia di attori accuratamente selezionata e scelta. Nella sala conferenze del CTB in Piazza della Loggia, è stata illustrata alla stampa l’iniziativa che, a partire dal prossimo 25 novembre, si terrà, articolato in dieci  eventi-spettacolo, al teatro San Carlino.

Luigi Mahony, introducendo la conferenza, sottolinea il carattere fortemente innovativo dell’iniziativa.

Gian Mario Bandera mette l’accento sulla circostanza che non si tratta solo di un esperimento, ma anche e soprattutto di un ulteriore gradino nell’ambito della strategia che il Centro Teatrale Bresciano sta portando avanti con coerenza e con assoluta convinzione già da diversi anni.

Ambrogio Paiardi esprime la soddisfazione della Provincia di Brescia sia per l’elevata qualità degli spettacoli approntati o scelti dal CTB che per l’ampio contesto territoriale in cui l’ente riesce a riversarne l’offerta.

Valentina Stefani fa presente che nel bilancio della fondazione ASM è postata 1 spesa di € 900.000 per la cultura, per una parte consistente a vantaggio dell’attività teatrale.

Poi è il momento di Elisabetta Pozzi, autentica ispiratrice e anima del progetto.

«A Parigi, da giovanissima, scoprii l’esistenza di un Théâtre de Verre in cui si effettuavano letture relative a opere di prosa, firmate esclusivamente da autori francesi, sottoposte poi al giudizio del pubblico presente. Una spettacolare e originalissima rassegna al termine della quale l’opera che aveva registrato il miglior gradimento, si aggiudicava la mise en espace. Dopo averla proposta più volte e a più teatri, riuscì finalmente a realizzare un esperimento, nel 2003, al teatro Vittoria di Torino. I testi erano scelti in un campione del tutto eterogeneo, mentre l’ingresso al pubblico era aperto al pubblico in modo gratuito.  Quando lo proposi qui a Brescia, Bandera ne fu immediatamente interessato e acconsentì a varare il progetto in tempi brevi, con un programma triennale. Per questo primo anno la scelta dei testi che saranno letti è stata accurata e selettiva, sulla base sulla base dei miei gusti e di quelli della fantastica squadra del Centro teatrale bresciano, senza limiti né geografici (i testi italiani sono solo tre su dieci, tra cui un monologo) né temporali (alcune delle opere scelte risalgono a diversi anni fa). L’intenzione principale è quella di suscitare l’attenzione di tutti gli enti teatrali nonché di scoprire e valorizzare, nell’ambito di un progetto a lunga scadenza, la nuova drammaturgia nazionale. Anche perché iniziative di questo genere, autentiche sfide al pubblico che fino a questo momento ha deciso di accettarle di buon grado, contribuiscono a finalizzare in modo incredibile la gente»

A questo punto, riprendendo la parola, Bandera fa presente che nell’operazione sono stati coinvolti attori di compagnie ospiti, che hanno accettato di buon grado d’impegno, nonché attori del paniere bresciano. Informa poi che la durata dei singoli spettacoli è contenuta in non più di un’ ora e un quarto e che, per convogliare al San Carlino il maggior numero possibile di spettatori, si è deciso per l’applicazione di un prezzo d’ingresso poco più che simbolico (5 €) e, nell’ottica di creare uno zoccolo duro di appassionati di prosa che possa presenziare a tutti gli spettacoli, di abbonamenti ad hoc finalizzati ad abbattere ancora di più il prezzo del biglietto.

«Sì, perché per noi è molto importante la raccolta dei formulari che saranno distribuiti al pubblico che diventa commentatore se non critico: un piccolo patrimonio informativo cartaceo che custodiremo gelosamente nei nostri archivi» aggiunge Elisabetta Pozzi concludendo il suo intervento con 1’augurio che l’esperimento possa andare avanti in futuro, nell’ambito di un’ operosa staffetta, anche con altri “conduttori” diversi da sé, e con un sentito ringraziamento a Silvia Quarantini che, in questo percorso, l’ha efficacemente coadiuvata,

Alla conferenza è presente anche il romano (residente e operante a Parma) Francesco Bianchi, giovane ma già collaudato studioso del teatro, con «Europa», in calendario il 7 aprile 2018, alla seconda scrittura.

«In effetti essere sottoposti a un simile giudizio coram populi, che potrebbe risultare anche negativo, ovviamente, rappresenta una sfida da far tremare i polsi a chiunque» mi confida, su mia provocazione, al termine della conferenza.

«In pari tempo però, si tratta di una sfida intrigante e di un’occasione di crescita assolutamente straordinaria, che ho colto con grande determinazione. Credo, del resto, che la mia sia la stessa apprensione che prova qualsiasi autore alla vigilia della messa in scena di un suo lavoro; solo che, in quel caso, invece che attraverso la raccolta di formulari, la votazione che riceverà sarà costituita dall’intensità e dalla lunghezza dell’applauso finale»

Appuntamento tra poco più di due settimane, al San Carlino.

.

    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mimma Lovoi, tutta la passione del sud

 

Ho incontrato a Roma Mimma Lovoi, impegnata nelle prove di  «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca che sarà portata in scena il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente in prima nazionale dalle Ombre di Platone, con la regia di Giancarlo Fares.

 

Mimma Lovoi, da Napoli (per la precisione da Casoria) a Roma, spinta dalla impetuosa passione nutrita per la recitazione. Cosa ti aspettavi di trovare nella Capitale e cosa vi hai trovato realmente?

A Roma arrivai recando con me un prezioso bagaglio: i primi passi con i mitici fratelli Rosalia e Beniamino Maggio, poi la freqientazione presso lo Stabile di Napoli (che allora allora era definito il teatro Sannazaro, frequentato da straordinari maestri del palcoscenico, quali Nino Taranto e Pietro De Vico) dove conobbi Luisa Conte ed Enzo Cannavale: una vera scuola di recitazione. A dire il vero, però, a spingermi a trasferirmi dalla mia terra, di cui sono e sempre sarò figlia devota, fu sì la passione, ma la passione d’amore, piuttosto che quello per la recitazione. In un caso o nell’altro, tengo a dire che Roma si è rivelata per me una seconda madre. Il risultato del grande disegno del destino, visto che proprio nella Capitale, come, ormai grande, venni a sapere da mio padre, venni concepita. E nella Capitale trovai la voglia di avventurarmi in esperienze diverse.

.

Ecco, a proposito dell’esperienza partenopea, se non sbaglio c’è dell’altro…

Sì, certo che c’è. A Napoli lavorai molto anche al Teatro Diana, che produceva spettacoli destinati  a essere portati in tutta Italia. Feci un provino per Miseria e nobiltà per il ruolo di Bettina e partii per le mie lunghe tournée, con Carlo Giuffrè, Lina Sastri, Leopoldo Mastelloni, Isa Danieli, Antonio Casagrande, Nello Mascia e tanti altri, diretta da registi meravigliosi, da Armando Pugliese a Giuseppe Patroni Griffi. Ci tornai ancora, più tardi, incontrando nuovi e giovani straordinari talenti,  quali Ffrancesca Marini e Massimo Massiello per uno spettacolo di Abbate mirato a omaggiare la memoria di Antonio Sorrentino: lo rappresentammo al Teatro Totò di Gennaro Liguori e Davide Ferrari, due coraggiosi appassionati del palcoscenico che, attraverso il teatro, hanno fortemente contribuito alla riqualificazione del quartiere.

.

Torniamo a Roma.

Roma, certo. Quando ci venni a vivere, in occasione di un’esperienza fatta al Teatro dell’Orologio con Amerika di Franz Kafka, insieme a Luca Lionello, debutto ufficiale della mia nuova residenza nella Capitale, conobbi tra gli altri anche Claudio Insegno, Enrico La Manna e… Giancarlo Fares. In occasione di una replica dello spettacolo mi contattò un importante impresario, Mario Chiocchio. Ricordo che, dopo lo spettacoli, mi chiese «Sei libera fra due anni?». Ridendo gli risposi «Oh, santo cielo. Direi di sì, se Dio vuole». Beh, puntualissimo, dopo due anni Mario mi chiamò per interpretare la parte di Nicoletta nello spettacolo Il borghese e Gentiluomo con Ernesto Calindri (regia di Filippo Crivelli). Solo che, a quell’epoca, ero ritornata a lavorare con Patroni Griffi in Nata Ieri con Valeria Marini. Cominciai a conoscere quelli che definisco “attori italiani”: Stefano Santospago, Duilio Del Prete, Kaspar Capparoni, Gianfranco D’angelo, Erika Blanc, Sandra Milo, Elsa Martinelli, Mariangela Melato, Michele Placido, Silvio Orlando e tanti altri che proprio a Roma ho avuto occasione d’incontrare.

.

Ci sono altre esperienze che ricordi con particolare soddisfazione?

Altroché, se ci sono. Il musical Nine a Parigi, alle Folies Bergère, con la regia di Saverio Marconi. Roobin Hood, con Manuel Frattini. Otto donne e un mistero (traduzione e addattamento di Claudio Insegno e Caterina Costantini) con Corinne Clery, Eva Robin’s, Sandra Milo ed Elsa Martinelli. Uno straordinario  collage di brani tratti da opere di Annibale Ruccello  in memoria del quale era stato organizzato: in quell’occasione impersonai il personaggio di zia Lavinia in un frammento de L’Ereditiera. E fermami qui, sennò vado avanti chissà per quanto tempo.

.

Sul set e sul palcoscenico hai interpretato ruoli di suora, fuorilegge, figlia del popolo napoletana, nobildonna francese dei bei tempi andati… e decine di tipi di altre donne, di ieri e di oggi. Sul palcoscenico sempre e comunque solare, passionale, estroversa… Ma cosa e quanto c’è di te nei personaggi che interpreti sul palcoscenico e sul set e, soprattutto, chi è, davvero, Mimma Lovoi?

Mimma Lovoi è una eterna ragazzina sognatrice che nelle sue fantasie vede tutti i personaggi come sue compagne di giochi, perché nella vita reale non ha avuto tempo di giocare. E ciò che faccio emergere da ogni singolo personaggio interpretato è la passione che ha dentro la donna. Tanta, tanta, tanta passione.

.

Da quel che so di Te, sei una di quelle attrici che scelgono accuratamente, secondo le proprie inclinazioni artistiche ed estetiche, i soggetti in cui recitare. Nel caso di «Sua Eccellenza è servita», qual è la molla che ti ha spinto a entrare nel cast e a partire per questa nuova avventura?

Vuoi davvero saperlo? Mi ha convinto Isidora.

.

Isidora? Chi è?

Un personaggio della pièce di Pacioni e Buccafusca: una cantante disincantata, saggia e folle al tempo stesso. Una nuova amica da amare e da far vivere sul palcoscenico.

.

Per concludere, si può dare una sbirciatina alla Tua agenda, per capire quali siano i propositi e i progetti per il prossimo anno?

Non serve sbirciare: ti dico tutto. A parte «Sua Eccellenza è servita», per Canale 5 ho in programma Furore il vento della speranza, diretto da Alessio Inturri; per Sky, invece,  The miracle di Niccolò Ammaniti.  Posso aggiungere una cosa?

.

Vai pure Mimma: la scena è Tua, come sempre.

Vorrei ringraziare gli amici della C.D.A. Luca e Maria Grazia Di Nardo (che considero una seconda mamma), perché, con la fiducia e l’affetto che hanno nutrito per me, mi hanno consentito di entrare anche nel mondo del cinema.

 

 

Poche storie: in palcoscenico, sullo schermo della tv o al cinema (e anche nella vita di ogni giorno) Mimma Lovoi sa distinguersi.

Sempre.

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

 

 CURRICULUM

Teatro

“Harry ti presento i miei” – regia di M.Scaletta

“Se non ci sono altre domande” – regia di P. Virzì

”Robin Hood” – musical – regia di C. Ginepro

”8 donne e un mistero” – regia di C.Insegno

”Questi Fantasmi” di S. Orlando – regia di A. Pugliese

 “Miseria e nobiltà” di E. Scarpetta – regia di C. Giuffrè (ripresa)

 “Miseria e Nobiltà” di E.Scarpetta – regia di C.Giuffrè 

 “Il padre della sposa” – compagnia G. D”Angelo – regia di S. Japino

“È ricca, la sposo e l”ammazzo” di M.Scaletta – regia di S. Japino

 “Borghese e gentiluomo” – II° ripresa

 “Don Raffaele Trombone” e “Cupido scherza e spazza” – farse napoletane di P. De Filippo – con S. Orlando, E. Cannavale, I. Piro – regia di S. Orlando

 “Borghese gentiluomo” di Moliére – regia di F. Crivelli – con E. Calindri (ruolo: Nicoletta)

“Nine” alle Folies Bergére di Parigi – regia di S. Marconi (ruolo: “La Saraghina”)

 “Medea di Portamedina” di A. Pugliese – regia di A. Pugliese – con L. Sastri

“Entgrenzen” – invenzioni teatrali di e con V.Modica

“Napoli milionaria” di E. De Filippo – regia di G.Patroni Griffi – con C. Giuffrè

“Sabato, Domenica e Lunedì” di E. De Filippo – regia di G. Patroni Griffi

“Nata ieri”di G. Kanin – regia di G. Patroni Griffi – con V. Marini

“Amerika” di Kafka – regia di M. Moretti – con L. Lionello

“Trans napoletano” – 7° Festival Nazionale dei nuovi tragici napoletani

 “Miseria e Nobiltà “ di E. Scarpetta – regia di G. Lombardo Radice – con C. Giuffrè (ruolo: Bettina)

Festival dell”Unità, intervento con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e con il Gruppo delle Tammorre

 “Don Pascà fa acqua a pippa” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

“14 “o pittore e 22 “a pazza” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Angelarosa Schiavone” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Festa di Montevergine” di R. Viviani – regia di A. Pugliese

 “Sceneggiata napoletana” – partecipazioni in varie farse napoletane di Petito e di Scarpetta

Cantante in vari gruppi folk (voce e tammorra)

 “Carnascialata” – animazione con tammurriate con artisti di tutta la città, Napoli

 “A Guapparia” di A. Fusco – con Beniamino e Rosalia Maggio – regia A. Giuffrè

 

Cinema

“7 Minuti” – regia di M. Placido

“L’Abbiamo fatta grossa” – regia di C. Verdone

”La grande seduzione” – regia di M. Gaudioso

”Buongiorno Presidente” – regia di R. Milani

”Visus- L’eredità dell’arca” – regia di T. Baumann

“Ginger e Fred” – scritto e diretto da F. Fellini

“Io speriamo che me la cavo” – regia di L. Wertmuller

“Voce del sud” – regia di G. Mingozzi

“Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” – regia di L. Wertmuller 

“L”ombra nera del Vesuvio” – regia di Steno

“I panni sporchi” – regia di M. Monicelli (ruolo: Fosca)

“Un uomo perbene” – regia di M. Zaccaro

“Non lo sappiamo ancora” – regia di A. De Luca, L. D”Angiò e S. Bambini

”Non prendere impegni stasera”- regia di G.M.Tavarelli (ruolo: Maga)

 

Televisione

“Giovane Montalbano 2” – regia di G. M. Tavarelli 

”Pupetta Maresca” – regia di L. Odorisio

”Ultimo 4” – regia di M. Soavi

”Tutti pazzi per amore” – regia di R.Milani – Fiction (RaiUno)

”I delitti del cuoco” – regia di A. Capone 

“Non ho l’età” – regia di G. Base

“Distretto di polizia 2” – regia di A. Grimaldi

”Azione civile” – regia di A. Barzini (ruolo: Signora Tamarro)

”Carabinieri 7” – regia di R.Mertes, D.Trillo e A.Cane

 

 

      GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Splendido percorso di cultura, da un Convivio… all’altro

Oltre 1.100 partecipanti, oltre 1.300 elaborati ricevuti da leggere e valutare.

In questi due (grossi) numeri si potrebbe sintetizzare il lusinghiero successo consuntivato dal concorso letterario 2017 bandito dall’Accademia Internazionale Il Convivio.

Solo che sarebbe un resoconto arido, per quanto estremamente positivo, se non si tenesse conto dell’elevata  qualità media dei partecipanti (e dei loro elaborati di poesia, prosa e teatro), provenienti da ogni parte d’Italia e anche da paesi esteri più o meno remoti.

Domenica scorsa a Giardini di Naxos, nell’ampia ed elegante sala convegni dell’Hotel Caesar, completamente gremita di pubblico, si è tenuta una cerimonia di premiazione all’altezza della manifestazione.

.

Nel coinciso ma significativo discorso di benvenuto del Presidente Angelo Manitta che, oltre a rallegrarsi per l’ottimo esito dell’iniziativa e preannunciare le prossime manifestazioni che saranno varate da Il Convivio, ha illustrato la positiva esperienza varata dalla stessa Accademia nel settore dell’editoria di qualità; sarà proprio la Casa Editrice Il Convivio, tra l’altro, a curare (vedi sotto) la pubblicazione del testo teatrale «Come nel gioco dell’Oca», firmato da Patrizio Pacioni ed Elena Bonometti.  Dopo di che ha avuto inizio il lungo ma mai ripetitivo e banale alternarsi dei vincitori delle varie categorie in cui era suddiviso il Concorso.

Nel concorso per testi teatrali intitolato al grande autore e attore siciliano Angelo Musco, segnalo  la premiazione di Patrizio Pacioni, vincitore assoluto nella sezione  Teatro Edito con «Diciannove + Uno» e premiato con segnalazione, insieme alla coautrice Elena Bonometti, nel Teatro Inedito, con «Come nel gioco dell’Oca». Particolarmente toccante il momento della consegna della targa, allorché è stato chiamato al palco Concetto Orofino, fratello di uno dei marinai dispersi e mai più ritrovati in occasione della scomparsa nel 1962, nel Mediterraneo meridionale, della motonave Hedia.

Alla conclusione dell’incongtro, un prelibato pranzo, animato da rilassate e cordialissime conversazioni, ha costituito la migliore occasione di contatto e scambio idee tra organizzatori, premiati e “semplici” amanti della scrittura convenuti al Caesar Palace.

Poi, fuori, ad attendere tutti, per la gioia degli occhi e del cuore, il placido e azzurrissimo mare di Sicilia sovrastato dalla massiccia presenza di un Etna ancora imbiancato.

.

Inutile dire che già dal lunedì mattina, Angelo Manitta, l’infaticabile Enza Conti e tutti gli altri stanno già lavorando… per preparare il prossimo Convivio.

 

SI RINGRAZIA ALFREDO SPADAFORA PER LE FOTO GENTILMENTE CONCESSE

,

     Valerio Vairo

Categorie: Teatro & Arte varia.

Scarpetta parla siciliano e a Misterbianco si ride… da pazzi!

Il teatro Nelson Mandela di Misterbianco ha un ampio e moderno palcoscenico, può ospitare finoa 500 spettatori e… sa ancora di nuovo.

Non è nuovo il gruppo che si è battezzato Teatro Siderurgico,  nato ufficialmente nel 2009, ma impegnato nell’ideazione e realizzazione di spettacoli di prosa da oltre quarant’anni.

Dall’esperienza dei soci fondatori (Michele Condorelli, Gianni Zuccarello, Alfiotano Costanzo, Eva Nicotra, Rosa Lao, Dina Palmeri, Piero Di Prima, Rossella Di Natale, Nicola Abbadessa) è nata in una fucina di pratica e di idee che, anno dopo anno, ha favorito la crescita di nuove generazioni di appassionati.

«La nostra filosofia è legata ad un modo di vedere il teatro come strumento di cultura, in senso lato; che si rivolga a tutti e che tratti i temi più disparati, da quelli più drammatici a quelli comici e spensierati» amano dire di sé.

Il primo spettacolo della stagione 2017/2018 (la quarta rappresentata nel nuovo teatro di Misterbianco) è un classico della commedia brillante italiana.

.

   

.

.

   La commedia

Come una serata di fuochi artificiali vede nell’ultima girandola il momento più spettacolare, così Edoardo Scarpetta scrisse una delle sue migliori commedie,  «Il Medico dei Pazzi», nel 1908, vale a dire un solo anno prima del suo addio dalle scene.

La trama è semplicissima: Ciccillo (ribattezzato nello spettacolo Nicolino) è un giovane sfaccendato, ai nostri giorni quel che si definirebbe un “bamboccione”, alimenta i propri vizietti (compreso quello, pericolosissimo, del gioco) facendo credere al ricco zio Felice Sciosciammocca (ribattezzato nello spettacolo Alfio Pennisi), attraverso un’articolata collezione di bugie di ogni tipo,  di essere seriamente impegnato nella costruzione di una brillante carriera medica bisognosa di supporto finanziario.

Forse non sarà sempre vero che le bugie hanno le gambe corte, ma certo, prima o poi, quando si mette in piedi una così complessa costruzioni di menzogne, prima o poi accade che un colpo di vento finisca per farla cadere giù: in questo caso è la pretesa di un certo guappo, peraltro giustificata, in un certo senso, intenzionato a riscuotere quanto Ciccillo ha perso al tavolo di una delle sue bische. Preoccupato per le conseguenze del prolungarsi dell’insolvenza, complicato dall’arrivo in città dello zio Felice, intenzionato a verificare i progressi del nipote, il suddetto bamboccione non trova di meglio che far passare una pensione, peraltro davvero abitata da personaggi piuttosto strambi, per la clinica psichiatrica che egli stesso dirige.

Con le tragicomiche conseguenze che si possono facilmente immaginare, conoscendo Scarpetta.

Al di là della facile risata, però, come al solito Scarpetta non manca di far passare un messaggio di livello superiore, questa volta, consapevolmente o meno, di chiaro riferimento pirandelliano: cos’è davvero la follia e, soprattutto, che differenza c’è, in realtà, tra i “sani” e i “pazzi”?

.

    L’Autore:

Eduardo Scarpetta (1853 – 1925) padre del grande Eduardo De Filippo e grande maestro del teatro italiano, per Napoli fu il più importante attore e commediografo negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Discendente da una famiglia della media borghesia partenopea, decise già da adolescente (15 anni), decise di intraprendere la carriera teatrale per assecondare la sua passione ed aiutare economicamente la famiglia caduta in disgrazia. Diventato capocomico della compagnia di Antonio Petito, dal 1870 raccolse enorme consenso con il personaggio di Felice Sciosciammocca nella farsa Feliciello Mariuolo de na pizza

Dopo aver rinnovato grazie a un prestito lo storico teatro San Carlino, ne fece il palcoscenico dei suoi maggiori successi: da Li nepute de lu sinneco a ‘Na Santarella, passando per Miseria e nobiltà (celebre la versione cinematografica del 1954, interpretata dal grande Totò). Molte vennero riprese dal figlio Eduardo, che ebbe dalla relazione extra-coniugale con Luisa De Filippo (da cui nacquero anche Titina e Peppino).

Portato in tribunale da Gabriele D’Annunzio, irritato (a dir poco) per una parodia della tragedia La figlia di Iorio, Scarpetta si ritirò dalle scene, trascorrendo gli ultimi anni nella sua villa del Vomero.

.

Lo spettacolo:

.

.
Quella che porta in scena il Teatro Siderurgico è un adattamento molto “libero” della celeberrima commedia di Scarpetta per la regia di Pippo Gullotta. Non solo per l’adozione del siciliano in luogo del napoletano,  ma anche e soprattutto per una impostazione scenica, che coinvolge scenografia, ritmi recitativi e, in certi casi, le stesse battute, ispirate alla liscìa catanese.
Una contaminazione troppo ardita? Un pericoloso azzardo?
Probabilmente sì, ma ben riuscito.
La rielaborazione di Aldo Lo Castro conferisce alla pièce rappresentata al teatro Mandela una identità propria che, pur conservando l’arguzia narrativa di Scarpetta, risulta alla fine assolutamente godibile per gli spettatori.
Alla positiva conclusione dell’esperimento contribuiscono gli attori che, con un singolare equilibrio di livello recitativo, riescono a mantenere incalzante la narrazione, disegnando e caratterizzando effiucacemente personaggi, anche di minore importanza, destinati a rimanere ben impressi nella memoria: cito, non esaustivamente, Michelino (il fin troppo accondiscendente amico del bamboccione interpretato da Daniele Lando), le gemelle siamesi (Rosa Lao e Vittoria Smirti), il burbero pompiere (Nicola Abbadessa), lo stordito e sgtralunato direttore della pensione (Pippo Santonocito), l’attore Vittorio (Giovanni Zuccarello) etc. etc.
Tra tutti, a mio avviso, emergono però l’ottima interpretazione di Alfio / Felice Sciosciammocca nelle cui vesti si cala un Alfiotrano Costanzo in gran forma e la spassosa interpretazione che Marinella Maugeri riesce a dare dell’imbranatissima Agatella, zitella senza speranze.
Azzeccate le scene allestite dalla Ditta Balsamo e assolutamente perfetti i costumi del duo Rosy Bellomia e Shirley Campisi.
Nel corso della commedia risate a non finire e, al calare del sipario, prolungati e convinti applausi da parte degli spettatori che riempivano quasi per intero i 500 posti del Nelson Mandela,  resi ancora più caldi e festosi dall’atmosfera familiare.
Per concludere un’ultima osservazione, dettata dalla visione di questa recita ma di carattere più generale: il cosiddetto teatro di provincia, spesso teatro di base portato avanti da attori non professionisti, riveste, a mio modo di vedere, soprattutto quando ben realizzato come nel caso del Teatro Metallurgico, riveste un ruolo determinante per avvicinare nuovo pubblico alla prosa. 
 
 
 
E allora sapete che vi dico?
Evviva la liscìa.
.

    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Chi ha detto che non ci sono più i Gentiluomini di una volta?

      La storia

Scritta tra il 1592 e il 1594 è una delle prime opere scritte da Shakespeare, una pièce tragicomica, effervescente e suggestivamente discontinua. Vicenda complessa che vede come protagonisti i due giovani amici Valentino e Proteo. Il primo, partito da Verona per stabilirsi a Milano, incontra la bella e ricca dama Silvia di cui, ricambiato, s’innamora. Proteo, andando a trovare l’amico, nonostante abbia lasciato a Verona la fidanzata Giulia, si innamora anch’egli di Silvia. Giulia, messa in allarme dal suo intuito femminile, si presenta a Milano mascherandosi da uomo. In un concitato quanto intricato epilogo, Valentino e Proteo (che tenta di rapire Silvia) si affrontano nella foresta. Valentino libera la donna ma,  in nome dell’amicizia, rinuncia a lei in favore dell’altro. Proteo, però, in nome dello stesso sentimento, a sua volta rinuncia a Silvia e torna da Giulia. Un lieto fine, o forse no.

.

    L’opera

Il sipario si apre su una scenografia essenziale, ma di grande suggestione: una costruzione modulare dai colori desertici, mimetici, lunari, virati in un gialloverde coloniale.

Si comincia con una separazione che non è soltanto l’ìinizio di una frattura tra due amici, inevitabile epilogo di certi forti sodalizi giovanili, soprattutto maschili, ma anche l’inizio dell’ennesima battaglia dell’eterno conflitto tra sentimenti e valori spesso contrastanti, come quelli dell’amicizia e dell’amore.

Quell’amore che, nella visione shakespeariana rappresenta il più potente motore di vita.

Quell’amore che non è esattamente ciò che il drammaturgo intende raccontare, ma quel che il pubblico del suo tempo vuole vedere e vivere dalle proprie poltrone: sentimento tragico e romantico, dominatore di cuori e di coscienze, inesorabile aggressore dell’anima che colpisce più duramente proprio chi meno sembra credere nella sua potenza.

Quell’amore, che però, probabilmente, il Grande Bardo guardava con altri occhi, molto più freddi e razionali. Un paravento, o piuttosto un comodo pretesto, utile a mascherare, dietro al più esasperato romanticismo, pulsioni carnali e istinti di possesso e di dominio. Un veleno dolceamaro che morde il ventre prima e più ancora di intossicare il cuore. Fonte di corruzione, in casi estremi,  e di efferati comportamenti: è il caso del gesto ignobile di Proteo, che arriva a donare come pegno d’amore alla nuova passione, Silvia, proprio l’anello ricevuto in regalo allo stesso titolo dalla fidanzata Giulia. 

Si respira una consistente e popolare carnalità in questa pièce, studiatamente sguaiata, in certi casi, al non nascosto scopo di catturare attenzione e applausi suscitando ilarità negli spettatori di ogni ceto sociale e popolare che si accalcavano nei polverosi teatri del sedicesimo secolo londinese. Un compromesso utile e necessario, mirato a trasmettere e dfare passare messaggi di ben più ampio respiro.

Perché il giovane e ancora acerbo drammaturgo William Shakespeare si mostra e si dimostra ne «I due gentiluomini di Verona» già in tutto il suo talento di narratore dall’immensa capacità di scrittura teatrale. Quasi un mostro, in riferimento all’età anagrafica, visto che, nelle pieghe della narrazione, lo si scopre già dotato, a dispetto della tenera età,  di tutta la saggezza del mondo.

Poi, però,  (per fortuna), arriveranno la maturità e la vecchiaia a fare, a Lui e a noi, un contraddittorio quanto inestimabile dono; quello della straordinaria, visionaria, fresca e giovanissima follia che ne fa il Genio insuperato e forse insuperabile della drammaturgia mondiale.

.

   Lo spettacolo  (PH Serena Pea)

Ciò che colpisce di più in questa rappresentazione è la straordinaria omogeneità di recitazione che Giorgio Sangati (responsabile anche di questa versione italiana della commedia) riesce a ottenere  dal suo cast, composto di attori di elevato livello professionale. Un compito che il regista non si accontenta di svolgere in modo pulito e ordinato, impegnandosi in azzeccate e del tutto originali trovate sceniche e narrative.

Dall’accattivante prestazione della guest star a quattro zampe (il cane Charlie, molto ben calato nel ruolo), all’introduzione di certi “modernismi” stimolanti ma mai invadenti sia nel linguaggio che nei movimenti, alla originalissima idea del mantenimento in scena nel corso dell’intervallo di uno stoico Ivan Aloisio (Valentino) capace di rimanere immobile come una statua, in piedi al centro del palcoscenico per tutta la durata dell’intervallo, la discontinuità narrativa di questa pièce viene trasformata in un susseguirsi di stimoli capaci di far digerire in modo del tutto indolore al pubblico la lunga durata della commedia.

Tutti perfettamente all’altezza gli attori, a partire dal già citato AloisioFausto Cabra (Proteo) la cui breve intervista concluderà questa recensione.

Delle scene di Alberto Nonnato si è già detto, splendidi i costumi di Gianluca Sbicca, perfette (e questa non è una novità) le luci di Cesare Agoni.

Applausi meritati, prolungati e convinti per una partenza “ufficiale” della stagione 2017/2018 che meglio di così non poteva andare.

.

Versione italiana e regia di Giorgio Sangati

Scene di Alberto Nonnato 

Luci di Cesare Agoni

Costumi di Gianluca Sbicca

Con: Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello, Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri, Giovanni Battista Storti, Chiara Stoppa, Alessandro Mor, Diego Facciotti.

e con la partecipazione straordinaria di Charlie

 

Produzione del CTB Centro Teatrale Bresciano  con Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale.

.

.

    Che ne dice Proteo (ovvero Fausto Cabra  *)

«Ci tengo a rendere giustizia a un testo che, secondo me va inserito a pieno titolo tra i grandi capolavori di Shakespeare, e che collocherei tra i più avanguardistici scritti dal Grande Bardo. Un vero e proprio inizio di una rivoluzione destinata a cambiare non solo la storia del Teatro.

Quando ho cominciato a lavorarci l’impressione (e l’emozione) è stata quella di scoprire qualcosa di assolutamente nuovo, come se fosse saltato fuori un inedito shakespeariano.

Tutti noi del cast ci siamo sentiti e ci sentiamo responsabili della messa in scena un testo totalmente dimenticato. E di cercare di fargli giustizia. Personalmente lo considero un autentico capolavoro di libertà drammaturgica che solo oggi forse può essere conmpreso e pienamente apprezzato, anche negli aspetti più misterici.»

 

 

(*)

Con l’importante “bagaglio” di una preparazione attoriale di prim’ordine sulle spalle, Fausto Cabra nel 2005 riceve il Premio Salvo Randone  come Miglior Giovane Attore Neodiplomato italiano. Lavora in diversi spettacoli prodotti dal Piccolo Teatro con la regia di L. Ronconi, ma anche R. Carsen, E. D’Amato, E. Bronzino, G. Sangati e C. Simonelli. Per il Teatro Stabile di Torino ha partecipato a varie produzioni, incontrando diversi registi: K. Arutyunyan W. Le Moli V. Arditti E. Malka e Claudio Longhi, con il quale collaborerà x molti anni anche in altri enti stabili, tra cui l’ERT e il Teatro di Roma. Dal 2006 collabora costantemente con Ricci/Forte in “Troia’s Discount”, “100% Furioso”, “Macadamia Nut Brittle”, come attore o assistente regia. Nel 2007 si aggiudica il Premio Ernesto Calindri  come Miglior Attore Emergente. Con Y. Ferrini recita in “Onora il padre e la madre” regia F.Olivetti. Nel 2010 comincia la collaborazione con il Globe Theatre di Roma, prendendo parte a “Molto Rumore Per Nulla” con la regia L. Scaramella ed a “Romeo Giulietta” regia Gigi Proietti nel ruolo di Mercuzio. Tra 2011 e 2012 inizia la collaborazione con Israel Horovitz e la sua compagnia italiana. Collabora con giovani compagnie emergenti, Piano In Bilico e Gli Incauti. Continua a tenere viva la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano partecipando ad una serie di Lab. con il Maître F. Jaibi. Nell’estate 2012 incontra grazie alla Biennale Teatro il Maestro D. Donnellan, con cui lavorerà per 2 estati consecutive. Torna a collaborare con Luca Ronconi nelle estati 2012/13. Dal 2012 collabora con il CTB (CentroTeatraleBresciano) in 3 spettacoli con la regia di E. Bucci e M. Sgrosso, e poi con la regia di D. Salvo. Incontra nel 2014 G. Bisordi in “La Vita Agra” e “Actarus”.
Al cinema ricopre il ruolo principale in “L’estate d’Inverno” e “In guerra” di D. Sibaldi. È tra i protagonisti di “Lehman Trilogy”,  regia L. Ronconi.

 

.

  (PH Serena Pea)

 … e tanti saluti da Charlie, naturalmente !

.

 

   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

… meglio di cosIT non si può

Finalmente è arrivato anche in Italia.

 

 

 

Si parla di IT, naturalmente.

Esso. Il signor Penniwise., partorito nel 1986 dalla fantasia di sua maestà Stephen King.

Anche se, a pensarci bene, felicitarsi per l’arrivo sul territorio nazionale di un clown assassino, con gli occhi simili a due monete d’argento, dotato di denti lunghi e affilati come spade, non dovrebbe proprio suscitare un simile compiacimento.

 

Tutti sanno, però, che la paura in celluloide esercita un certo richiamo sugli spettatori, in particolare i più giovani e, soprattutto se il film è ripreso dal più celebre romanzo del più celebre scrittore horror, porta anche lauti incassi.

È andata esattamente così anche per «It» che, nel primo giorno di programmazione, ha battuto per numero di spettatori tutti gli altri film di genere usciti precedentemente nel nostro Paese.

Il sottoscritto, che ama Stephen King fin dagli esordi, passata la ressa del debutto, è andato a vederlo oggi. 

Intanto il film si riferisce alla prima parte del poderoso e ponderoso romanzo del Re del Maine. Quello relativo all’adolescenza dei personaggi che il destino mette a confronto con il mostro.

Intanto il film è realizzato molto bene sotto ogni punto di vista. Recitazione, sceneggiatura, immagini, fotografia, suoni ed effetti speciali.

Il pregio maggiore, però, è quello relativo alla trasposizione libro-pellicola, al tempo stesso fedele al testo originale e, a suo modo, indipendente e originale. Nella Derry del film, perfettamente ricostruita, si affastellano gli stessi problemi, gli stessi (innumerevoli) vizi, le (pochissime) virtù.

Fa paura il tremendo pagliaccio, certo, ma, ancora di più, fanno paura le miserie che, assai più numerose e assai più fetenti di ogni maledizione, impestano il tessuto sociale della piccola città.  Bullismo, incesto, brutalità contro uomini e animali, prepotenza, invidia, disonestà varie, percorrono le vie del borgo così come il Male naviga gli oscuri e maleolenti canali di scolo sotterranei che inghiottono il piccolo George e la sua barchetta di carta. Cosicché, a ben vedere, genera maggior ribrezzo di Pennywise il viscido padre della dolce, leggiadra e intrepida Beverly.

Ottimamente reso l’adrenalinico finale, che nella trasposizione cinematografica, a mio avviso, in cui per una volta nella vita, il Bene sembra avere la meglio (forse) è ancora più comprensibile e avvincente di quanto non avvenga nel libro.

 

Data di uscita in Italia: 19 ottobre 2017
Paese: USA
Durata 135 minuti
Distribuzione: Warner Bros
Regia: Andrés Muschietti
Scritto da Stephen King
Produttori: Seth Grahame-Smith, Barbara Muschietti, Dan Lin, Roy Lee, David Katzenberg
Sceneggiatura: Cary Fukunaga, Gary Dauberman, Chase Palmer
Cast: Bill Skarsgård  Finn Wolfhard, Jaeden Lieberher, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Sophia Lillis, Jackson Robert Scoitt, Megan Charpentier, Stevenm Williams, CHosen Jacobs, Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Jack Grazer, Jake Sim, Logan Thompson

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giovani attori per un antico testo

Stamattina, nel foyer del CTB, serrata conferenza stampa in occasione del vero debutto della stagione teatrale 2017-2018 con «I due gentiluomini di Verona», dopo il gustoso antipasto servito al Santa Chiara con «Curamistrega».

La notizia più curiosa è che nella recita di «I due gentiluomini di Verona» c’è un attore che è un autentico cane. Per di più, invece di nascondersi per sfuggire al pubblico ludibrio, stamattina ha avuto la bestiale impudenza di presenziare alla rituale conferenza stampa tenuta al CTB, seduto in primissima fila.

Anzi, più che seduto, sarebbe meglio dire accucciato.

Eccolo qui, ripreso accanto a Patrizio, e il mistero è svelato.

Il mistero sì, ma resta la curiosità anche di vedere la qualità della sua recitazione, che ci terremo fino a martedì sera..

Veniamo alla conferenza stampa, introdotta dai saluti del padrone di casa  Gian Mario Bandera, che sottolinea le ragioni e la finalità di questo spettacolo diretto e recitato, per la gran parte del cast, da giovani talenti. Dopo di che sottolinea come la co-produzione dello spettacolo con il Teatro Stabile del Veneto sia nel solco di una sempre più decisa ricerca di sinergie con i più prestigiosi teatri nazionali.

Prima che la parola passi al regista,  il professor Luigi Mahony riferisce, giustamente compiaciuto, che, essendo stato già raggiunto il numero di abbonamenti registrato nella precedente stagione (a sua volta record) la ragionevole previsione è quella di consuntivare, a bocce ferme, un ulteriore incremento del 10%.

L’intervento di Giorgio Sangati prende le mosse dalla soddisfazione di aver potuto dirigere un cast di grande livello, che si è lasciato totalmente coinvolgere nel progetto.

(PH_Umberto Favretto)

 

«Questa rappresentazione è un autentico punto di svolta nel pensare il Teatro, trattandosi non di uno Shakespeare minore, ma di uno Shakespeare da indagare, attraverso quest’opera che, con ogni probabilità, è la prima scritta e messa in scena dopo l’arrivo a Londra» afferma convinto, prima di passare a un’analisi per così dire più “tecnica” della commedia.

«Si tratta di un’analisi del rapporto tra uomo e lealtà, intesa come atteggiamento con il prossimo, certamente, ma anche e soprattutto con se stessi. Posso aggiungere che è nella discontinuità (di ambientazione, di ritmo, di tensione emotiva, che va individuata l’assoluta eccezionalità dell’opera. Una discontinuità che riflette, a ben pensarci, proprio ciò che accade nelle vite degli uomini, assai raramente ordinate da una regia lineare. Si tratta di una commedia, sì, che contiene in sé, però, una potente drammaticità, miscelando, come solo Shakespeare sa fare, l’ “alto” con il “basso” dell’anima umana »

Non può mancare, prima del congedo, qualche parola su Charlie, l’attore quadrupede:

«La sua presenza intende ricordare continuamente, sia agli attori che al pubblico, che l’uomo altro non è che un animale reso civile dalle convenzioni»

Una breve divagazione (mia) sulle c.d. opere prime dei grandi artisti: vedo la produzione di uno scrittore o di un drammaturgo come un palazzo del quale, le prime realizzazioni creative, costituiscono le pietre angolari sulle queli si eroge poi, anno dopo anno, lavoro dopo lavoro, grandi palazzi di meravigliosa bellezza. Se questo concetto passa, ne deriva però che, per ammirare le rifiniture, i fregi, i marmi e gli stucchi che compongono la costruzione finale, non si possa prescindere dal riconoscere agli esordi il giusto valore.

Ed è così. suggerisce Giorgio Sangati, che lo spettatore più attento troverà ancora maggior godimento dalla visione de I due gentiluomini di Verona, scoprendo nelle varie scene, in nuce, tematiche e atmosfere che saranno trattate dal Grande Bardo nel prosieguo del suo magistrale progetto creativo.

Dunque ecco l’appuntamento:

 

Di: William Shakespeare

Versione italiana e regia di Giorgio Sangati
Scene di Alberto Nonnato

Luci di Cesare Agoni

Costumi di Gianluca Sbicca
Con: Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello, Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri, Giovanni Battista Storti, Chiara Stoppa, Alessandro Mor, Diego Facciotti.

e con la partecipazione straordinaria di Charlie

.

   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ombre Platoniche sotto i riflettori

Perché abbiano deciso di battezzare la loro associazione culturale, con focus centrato particolarmente sull’attività teatrale «Le Ombre di Platone», Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca lo spiegano parlando quasi all’unisono.

Un gruppo di schiavi incatenati in una grotta e costretti a guardare solo davanti. Un gruppo di altri uomini, nascosti dietro un muro, camminano sollevando delle statuette che, retroilluminate da un fuoco, proiettano le proprie ombre sul muro.

Per gli schiavi sono proprio quelle ombre a costituire la realtà.

Cosa succederebbe se uno di essi riuscisse a liberarsi, comprendendo che la realtà non sono le ombre, e neppure le statuette, ma ciò che c’è al di fuori della caverna?

Dopo avere abituato gli occhi alla luce del giorno, riuscirà a distinguere prati, boschi, fiumi e colline e il suo primo istinto sarà di tornare verso l’interno della caverna per i prati le colline e, probabilmente vorrà All’inizio lo schiavo, abbagliato dalla luce non riuscirà a vedere bene gli oggetti e li vedrà riflessi nelle acque.

Poi finalmente riuscirà a vedere la luce del sole e la realtà. Dopo di ciò il suo primo istinto sarà quello di far partecipi della sua scoperta anche i compagni ancora incatenati, ma…

I suoi occhi, ora che hanno conosciuto la luce, sono diventati ciechi nel buio, dunque nessuno gli crederebbe, perché uno che non riesce più a distinguere le ombre deve avere gli occhi malati e, alla fine, infastiditi per le sue insistenze, per essi incomprensibili, se ne sbarazzerebbero, magari togliendogli la vita.

.

E con ciò? Qual è il collegamento?

Miti a parte, a ben vedere, ancora oggi è l’apparenza (delle cose, delle persone e delle situazioni) a determinare, istintivamente,  i convincimenti e i comportamenti umani… proprio come le ombre proiettate dalle sagome sulle pareti di roccia per i prigionieri della caverna…

 

… dunque, seguendo il procedimento inverso, la nostra idea è di avvicinarci a quella parete e studiare da vicino quelle sagome proiettate dall’irradiamento della luce del fuoco, per poter partire di qui alla conoscenza della verità vera.

.

In un momento in cui diventa sempre più difficile portare spettatori in teatro, in una situazione economica dove si guarda più al risparmio che all’investimento, voi due andate ad avviare una nuova iniziativa del genere. Siete incoscienti… o cosa?

Da sempre mi piacciono le sfide. E più difficili sono, più m’impegno. Ho detto difficili, si badi bene, non impossibili.

Lo stesso per me, con l’aggiunta della consapevolezza che è proprio nei periodi di crisi più profonda che, attraverso il non più rinviabile processo di rigenerazione, può essere favorito l’emergere dei progetti migliori.

.

E voi, con la produzione di “Sua Eccellenza è servita“, di cui siete anche gli autori, avete deciso, come si dice qui a Roma, di “partire col botto”.

Se ti riferisci alla qualità del testo, beh, ovviamente si tratta del migliore copione messo in scena negli ultimi 150 anni…

Se invece ti riferisci al regista (Giancarlo Fares non è solo bravo, è bravissimo) e al cast di tutto rispetto che proprio grazie a lui si è riusciti a mettere insieme (eccolo qui sotto) …

… un po’ si è trattato di intuito, un po’… di fortuna, vale a dire di quell’ingrediente indispensabile per il raggiungimento (come caldamente ci auguriamo) di ogni successo.

 

Si può sapere qualcosa di più di  «Sua Eccellenza è servita» ?

Sei personaggi in cerca d’autore, rivisti in modo ironico alla luce obliqua e tenebrosa di questo incerto avvio di Terzo Millennio, si trovano riuniti per caso (o per disegno del Fato) intorno al tavolo di un ristorante.  Ne nasce una situazione surreale in cui resteranno sospesi, fino al sorprendente finale, sull’orlo di un baratro fatto di equivoci e reciproci inganni.

Una parabola per riflettere sul vuoto pneumatico di una società fondata sull’apparire, anziché sull’essere, e sulla pochezza di vite recitate anziché vissute.

Un’impagabile occasione per ridere di cuore, perché, diciamo la verità, non c’è nulla di più divertente delle  sventure che inevitabilmente si accaniscono su chi vorrebbe apparire diverso da ciò che è o che, suo malgrado, è diventato.

 

Ultima domanda. Le Ombre di Platone: “one shot game” finalizzato alla messa in scena di questa commedia o… ?

Solo l’inizio di un progetto a lunga scadenza, che non si fermerà alla messa in scena di spettacoli teatrali ma spazierà, nelle nostre intenzioni, su altri settori della drammaturgia e, perché no, della letteratura intesa in senso lato.

Appunto. Solo l’inizio di un progetto. Di un GRANDE progetto.

 

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.