I & S – Piazza Martiri del Cancro e change.org

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Change.org è una società profit (registrata negli Stati Uniti come B Corporation) che gestisce la piattaforma on-line gratuita di campagne sociali, fondata nel 2007 nel Delaware, con quartier generale a San Francisco, nel cuore dell a Silicon Valley.
Ciao, mi chiamo Don Palmiro Prisutto e sono il parroco della diocesi di Augusta, in Sicilia.
Da quattro lunghissimi anni tengo una lista di nomi molto particolare: la lista dei morti di tumore.
In questa zona della Sicilia, infatti, stiamo morendo; moriamo di puzza, moriamo di inquinamento, moriamo di tumore.
L’incidenza del cancro qui è molto più alta della media nazionale e nonostante le nostre richieste di aiuto le istituzioni rimangono sorde ai nostri appelli e non ci resta che seppellire i nostri cari, i nostri fratelli, le nostre sorelle.
Qui ad Augusta le aziende del petrolchimico da anni zittiscono i cittadini e ostacolano il confronto, il nostro diritto alla salute e a un ambiente più pulito.
Ti chiedo a nome mio e di tutti quanti stanno soffrendo di unirti a questo appello affinché le istituzioni finalmente si attivino per attuare una transizione ecologica in questo lembo di Sicilia e per migliorare il monitoraggio della qualità dell’aria.

Grazie di cuore!







Firma con un solo click
Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Goodmorning Brescia (144) – Un Teatro più che mai… sociale

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Si è tenuta stamattina, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano, la conferenza stampa di presentazione della messa in scena dell’operetta «Scugnizza». L’evento è inserito nel quadro dell’annuale ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, organizzata e curata dai Sindacati dei Pensionati di Brescia.

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«Più che una celebrazione si da continuità all’azione di donne pensionare  che diffondono un concetto di comunità molto importante» sottolinea in sede di introduzione dell’incontro il Direttore Gian Mario Bandera.

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Antonella Gallazzi ringrazia il CTB per aver messo a disposizione il Teatro Sociale per un evento che rappresenta un momento di grande allegria per donne costrette, per motivi legati all’età e alle condizioni di salute, a trascorrere gran parte del loro tempo all’interno delle case di accoglienza e dei centri diurni.
«Per noi significa parlare alle donne, coinvolgere le donne, specie le anziane che raccontano le proprie esperienze di vita, con diritti conquistati e diritti negati, anche in campo economico, con una disce sociale dell’azione riminante differenza retributiva. Come Coordinamento Donne ci muoviamo in modo unitario dannoso alle donne un’occasio e unica di parlare e confrontarsi. Quest’anno, debbo dirlo con estremo rammarico, il principale argomento Trattato è stato quello della violenza di genere, purtroppo ancora di drammatica attualità»

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Luisa Battagliola conferma che saranno messi in scena due spettacoli, ai quali sono invitate le ospiti delle case di riposo e dei centti diurni con le loro animatrici.
«Ricordo, qualora ve ne fosse necessità, l’alto valore dell’azione delle RSA e dei centri diurni (curati soprattutto da volontari che si occupano della gestione del tempo libero degli ospiti, con spazi dedicati ad attività culturali e artistiche, a spettacoli organizzati appositamente e altre varie iniziative)» ribadisce, concludendo il suo intervento.

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Anna Delle Donne sottolinea come a questo evento sia collegata una lotteria i cui proventi andranno a diversi progetti solidali, come “Progetto Simone per Emergency”, “Adotta una mamma-salva il suo bambino”, il finanziamento di una scuola materna sita in Brasile, nei pressi di Rio de Janeiro e di altre iniziative del genere.

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Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Identikit, plurale, femminile.

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Di alcune di loro conoscevo già il volto, il pensiero e la storia. Altre, invece, confesso che mi erano ignote e, ora che me ne sono stati svelati pensieri, aspirazioni e rimpianti, mi rammarico di non averne già intercettato i percorsi di vita e le preziose testimonianze. Nove donne, che raccontano e si raccontano sul palcoscenico, nello spettacolo 《Libere donne》 messo in scena da Teatro dell’Aglio e Ewwa European Writing Women Association con la regia di Maurizio Canovaro al Teatro Comunale di Fauglia in occasione della ricorrenza dell’ 8 marzo.
Si succedono sul palco, una dopo l’altra, in nove monologhi di grande intensità. Si parte dalla dignità e dalla riservatezza che accompagnò per tutta la vita Carla Voltolina, attiva quanto coraggiosa partigiana, futura moglie di Sandro Pertini (lettura curata da Albertina Gasparoni), per passare alla versatile indipendenza di Tina Modotti (suggestivamente interpretata dalla giovane e ispirata Delia Demma), attrice, fotografa e combattente per la libertà, poi al fervore patriottico di Angelica Palli Bartolomei (Loretta Mazzinghi). Raccoglie la staffetta la vocazione riflessiva, critica e sgombra da differenze di genere di Santa Caterina da Siena, nei cui panni monacali si cala Gloria Mattanini (che è anche autrice del testo), seguita per contrasto dalla passionalità carnale della contessa Caterina Sforza (la grintosa Silvia Pasqualetti), temeraria guerriera e dotta e curiosa alchimista. Poi è il turno della malinconia della “Principessa triste”, Soraya, interpretata da Emilia Natoli, ripudiata per la sola colpa di non essere fertile fattrice, seguito dal colloquio immaginario tra Elisabetta Sirani (l’intensa Annalisa Vinattieri) che, in punto di morte, dialoga nel delirio con la musa Lavinia Fontana, vissuta un secolo prima.
Viene poi il momento dell’attività artistica e informativa “a tutto tondo” della vulcanica Alba De Cespedes (Giusy Mazza) narratrice, poetessa, sceneggiatrice, drammaturga e femminista ante litteram, impegnata a rendere pubbliche e diffondere le riflessioni che molte donne annotano in quel “quaderno nero” solitamente destinato a restare chiuso, in segreto, in fondo a un cassetto. Con amòr, sempre con amòr.

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Concludono la pièce (nel migliore dei modi) due donne, due italiane, che, sia pure in modo diverso, sono e resteranno a lungo, nella realtà e nell’immaginario collettivo, indissolubilmente legate al cammino del progresso scientifico.
Prima Rita Levi Montalcini (nei cui panni si cala una convincente Simona Taddei): donna, ma soprattutto “persona”, intelletto più che fisicità, perché «Io non sono il corpo, sono la mente» e, soprattutto, perché
«Le donne che hanno cambiato il mondo non dovevano dimostrare niente»
Subito dopo ecco Samantha Cristoforetti, tutta tecnologia e grazia, stupita essa per prima dell’insondabile meraviglia e della solenne grandezza dell’Universo, convinta sostenitrice della necessità di un’umanità più responsabile e rispettosa del proprio Pianeta: «Alla nostra Terra dovrebbe essere riservata la stessa cura, la stessa attenzione con la quale ogni astronauta è solito trattare la propria navicella spaziale». E non c’è proprio altro da aggiungere. Bravissima e sorprendentemente somigliante all’astronauta (che ho avuto modo di conoscere da vicino e sentir parlare in pubblico) sia nell’atteggiamento che nella fisicità, l’attrice Kim Amel.

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Più che una galleria di personaggi, insomma, lo spettacolo (che sarà replicato prossimamente in altri teatri del territorio), una sintesi ben articolata e strutturata delle migliori caratteristiche e qualità proprie della parte rosa dell’Umanità, che il pubblico ha dimostrato di aver gradito e apprezzato con i convinti applausi finali.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Se la cintura esplosiva non fa il botto.

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È appena calato il sipario sulla “prima” di «Guerra santa», dramma scritto da Fabrizio Sinisi per la regia di Gabriele Russo, con Andrea Di Casa e Federica Rosellini.

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La trama:
È davvero un venerdì di passione, allorché una giovane donna, dopo un’assenza protrattasi sette anni, spesi a combattere nei ranghi di un gruppo estremista-fondamentalista, fa ritorno “a casa”.
Alla Casa di Dio, per la precisione, visto che la combattente si questo caso, presenta proprio nella parrocchia frequentata a lungo a suo tempo.
Una visita nel corso della quale tra la donna e un sacerdote cattolico, suo punto di riferimento nella “vita precedente”, si instaura un confronto nel corso del quale fatti drammatici vengono raccontati e motivazioni  interiori messe a nudo, mentre si allunga l’ombra di un clamoroso attentato di imminente realizzazione.

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Lo spettacolo:

L’idea messa in scena di mettere insieme e di incrociare i sei monologhi di cui è composta l’opera, in teoriapuò risultare piuttosto originale. Dal dire al fare, però, come recita la sapienza popolare, spesso c’è di mezzo il mare. Soprattutto se ci si dimentica (o volutamente s’ignora) che il teatro viene meglio quando, oltre a dire qualcosa di profondo, sul palcoscenico succede anche qualcosa di movimentato e d’interessante. Soprattutto se si sottovaluta il problema di un monologo al cospetto di un altro attore, in attesa di cominciare il suo: evidente l’imbarazzo di interpretare per interminabili minuti la parte della comparsa muta, il cui più urgente problema è rappresentato da quali espressioni scegliere per fare fronte alle elucubrazioni dell’altro e… dove tenere le mani. Soprattutto se il testo (pur di elegante scrittura, o forse proprio a causa di una fin troppo ricercata cura dello stile) sembra a volte perdere il contatto con il linguaggio reale “della gente”.
Non a caso, e su questo argomento la chiudo qui, dopo quindici minuti di sfogo della figliola non-prodiga (una Federica Rosellini tutta nervi) le prime parole pronunciate nello spettacolo dal sacerdote (Andre Di Casa) sono «Quanto tempo!». Una battuta che, agli spettatori più attenti appare una di quelle coincidenze per così dire “rivelatrici”.

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Per il resto, gli argomenti toccati nella pièce sono importanti e numerosi. Talmente numerosi che non c’è materialmente il tempo di approfondirli tutti, ma solo di tratteggiarli con frasi a effetto, nel creare le quali, bisogna riconoscerlo, Sinisi (che della parola è un profondo conoscitore e un abile giocoliere) non incontra alcun problema.
Libero arbitrio: «Chi resta (in caso di abbandono) non ha scelta»;
Necessità di affrontare la vita con determinazione e slancio: «Non possiamo sempre rifugiarci nel non dire e nel non fare»
Attivismo morale e spirito missionario: «Il vero peccato consiste nel non fare il bene»
Sofferenza come strumento di crescita spirituale interiore: «Se non si conosce l’amore è perché non si è sperimentata la disperazione»
Valori assoluti a confronto: «L’Amore ci libera e ci eleva, la Verità ci rende cattivi e miserabili»
Per finire con un rovesciamento biblico (evocato proprio dal sacerdote) a coronamento  e contrappunto di una specie di vivisezione del cristianesimo usata dalla terrorista come una clava: «Le colpe dei figli ricadono sui padri»

Insomma, si tratta di un’occasione persa o, perlomeno, non colta in tutta la sua potenzialità, con un testo dotto ma statico che anche il regista, palesemente, trova difficoltà a rendere per quanto possibile commestibile (in questo non aiutato dalla non meravigliosa acustica del Santa Chiara) anche per la parte meno acculturata del pubblico.
Da parte mia, sono disposto a scommettere qualsiasi cifra che la prossima prova sarà senz’altro migliore: di talento  ce n’è tanto, di anni di luminosa carriera ancora da percorrere, anche.

Le foto inserite a corredo di questo articolo sono di Umberto Favretto.


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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Brescia, città del Teatro (7) – Ecco a voi i comici del paradosso quotidiano.

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Sì, lo confesso. Se dovessi associare una parola al concetto di comicità secondo i Clown Destini, giovane (ma già ben collaudata) coppia comica siculo-bresciana composta da Marco Passarello e Mariangela Sagona) non avrei dubbi: sceglierei il termine “paradosso”.

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«Questa sera parleremo di cose divertenti…» promette Passarello, presentando la serata che sta per iniziare al 22 Food and Drink di via Pietro Bulloni, accogliente locale che (sotto la guida artistica di Biagio Vinella) propone quasi ogni settimana eventi di cultura e di spettacolo, registrando un confortante e convincente riscontro sia in termini sia di presenze che di gradimento.
«… vale a dire di precarietà!», aggiunge, dopo una di quelle studiate e misurate pause proprie di chi è solito esibirsi in pubblico.
E di precarietà effettivamente si parla, adattando il termine sia al sempre più difficile mondo del lavoro che alle eterne problematiche suscitate dal gioco dell’amore.

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Sono la naturalezza e la complicità che contraddistinguono i due ClownDestini a fare presa immediatamente sul pubblico e a suscitare simpatia: gli spettatori si divertono proprio perché capiscono che anche gli attori si stanno divertendo a impersonare i pittoreschi “nuovi mostri” del terzo millennio.

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Così si parte dall’ormai classico sketch del “colloquio di lavoro” al gusto uso alterco tra due fedeli che si contendono i miracoli di un santo (ovviamente San Faustino, in questo caso) finché è la Provvidenza, seguendo secondo il solito la strada più complessa e intrigata, a decidere alla fine la sfida.
Si passa poi a un ironico passaggio su quel fatidico incrocio che per forza si trova a dover attraversare ogni corteggiamento. Praticamente un “final account” in occasione del quale, più spesso di quanto ci si potrebbe augurare, l’unica vincitrice è l’incomunicabilità.
E ancora la genesi degli amori virtuali, dalla scelta del nickname ai primi approcci informatici con il partner suggerito dalla rete, scelta come pretesto per un’ironica analisi della nevrosi da social e siti di incontro.
La gente ride tutto il tempo e, alla fine dello spettacolo, applaude con convinzione. Sono certo, però, che alla fine della cena ciascuno si porterà a casa qualcosa, come gli avanzi che un cameriere cortese ripone a richiesta in una doggye bag.

Se lo so, e ve lo racconto, è soltanto perché… è successo anche a me. Prima di chiudere, però ecco dove e quando saranno ancora in scena i ClownDestini:

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Bonera.2

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (143) – Una guerra non è mai santa, ma.

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Conferenza stampa per la presentazione del dramma Guerra santa scritto da Fabrizio Sinisi per la regia di Gabriele Russo, con Andrea Di Casa e Federica Rosellini, in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri dal 5 al 10 marzo.

Gian Mario Bandera introduce l’incontro sottolineando  quanto sia importante, per il Teatro e per la società, che un certo tipo di riflessioni, capaci di comprendere il personale e il sociale, ricomincino a circolare. «Mi sento di affermare che Guerra santa è appunto uno di quegli spettacoli nei quali è presente ed emerge quella sintonia con la contemporaneità che normalmente è difficile riscontrare». 

«In qualità di membro del consiglio di amministrazione, mi fa molto piacere sottolineare la lungimiranza della scelta effettuata dal CTB puntando su un giovane talento scelto, dopo attenta selezione, tra tanti altri giovani emergenti presi in considerazione per la posizione di “drammaturgo di casa”’» dice Patrizia Vastapane. «Anche perché averlo con noi vuol dire… sottrarlo ad altri teatri concorrenti» .
Conclude poi il suo intervento ricordando che, per allestire lo spettacolo inserito nella rassegna Brescia Contemporanea, il Centro Teatrale Bresciano si è avvalso del contributo di Cariplo e ASM

«Cominciamo dal termine guerra santa o jihad, che arriva a noi occidentali in modo allarmante e allarmato. In realtà, nell’accezione originale e autentica, esso rappresenta l’indicazione di un conflitto intimo di continua sfida con se stesso e di crescita» esordisce Fabrizio Sinisi.
«L’opera è strutturata in una serie di flussi di parole e concetti definitivi e al di fuori di ogni convenzione: qualcosa che non può accadere nella realtà, ma si può verificare, invece, in Teatro.
Quanto alla origine e alla genesi del testo, Sinisi spiega che la stesura del dramma è cominciata solo dopo un approfondito lavoro di documentazione sul terrorismo e, in particolare, sul fenomeno dei “foreign fighter”, la maggior parte dei quali risultano essere molto giovani. «Da lì partì l’intuizione di interpretare il fenomeno alla luce di quel pilastro di analisi conosciuto come “uccisione del padre”, interpretandolo come la reazione impulsiva e violenta di una generazione affamata di risposte che non riceve riscontri o che, per lo meno, quei pochi che vengono forniti dal “Potere”,  li reputa sbagliati».
«Ciò che notai immediatamente fu la sua capacità di calarsi nella realtà senza perdere di vista i più importanti e suggestivi archetipi. Quanto al testo portato in scena, al suo interno sussistono e convivono diversi livelli di narrazione. Il primo è la rottura del rapporto tra padre e figlia, con la fuga di quest’ultima, il ritorno dopo un’esperienza di guerra, e il confronto finale, risolutivo quanto drammatico. Il secondo il racconto dell’infrangersi dell’innocenza, a testimonianza di come alcuni episodi vissuti in gioventù, anche se in apparenza insignificanti, possano cambiare o addirittura stravolgere una intera esistenza. il terzo la metafora del terrorismo come salvagente di tanti giovani alla ricerca di un ideale, smarriti nel caos di un occidente con proposte caotiche, frammentarie e spesso discordanti». Conclude il suo intervento sottolineando come il suo modo di fare regia contempli un articolato e rispettoso percorso di conoscenza e approfondimento del testo che va trattato senza “vestirlo” troppo” e di quanto sia importante lavorare con cura con (e insieme a)gli attori. «Entrambe le cose, peraltro, sono molto difficile quando ci si cimenta con un testo come quello di Sinisi, continuamente cangiante, come un organismo vivente, e, quindi, spiazzante per chi lo interpreta.

«Sinisi lo conobbi in occasione di un rassegna di interpretazioni shakespeariane da parte di giovani drammaturghi, in cui mi colpì con il suo Giulio Cesare» ricorda il regista Gabriele Russo
«Ciò che notai immediatamente fu la sua capacità di calarsi nella realtà senza perdere di vista i più importanti e suggestivi archetipi. Quanto al testo portato in scena, al suo interno sussistono e convivono diversi livelli di narrazione. Il primo è la rottura del rapporto tra padre e figlia, con la fuga di quest’ultima, il ritorno dopo un’esperienza di guerra, e il confronto finale, risolutivo quanto drammatico. Il secondo il racconto dell’infrangersi dell’innocenza, a testimonianza di come alcuni episodi vissuti in gioventù, anche se in apparenza insignificanti, possano cambiare o addirittura stravolgere una intera esistenza. il terzo la metafora del terrorismo come salvagente di tanti giovani alla ricerca di un ideale, smarriti nel caos di un occidente con proposte caotiche, frammentarie e spesso discordanti». Conclude il suo intervento sottolineando come il suo modo di fare regia contempli un articolato e rispettoso percorso di conoscenza e approfondimento del testo che va trattato senza “vestirlo” troppo” e di quanto sia importante lavorare con cura con (e insieme a)gli attori. «Entrambe le cose, peraltro, sono molto difficile quando ci si cimenta con un testo come quello di Sinisi, continuamente cangiante, come un organismo vivente, e, quindi, spiazzante per chi lo interpreta.

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L’ultima parola, com’è giusto che sia, va ai due interpreti.

«Fra me e Federica si è stabilita immediatamente una sintonia comunicativa. Per quanto riguarda il dramma, suggestivamente instabile e fragile nel percorso narrativo, sia uno di quelli che andrebbero visti più volte, perché ogni volta che vengono rappresentati si rivelano un viaggio diverso» rivela Andrea Di Casa.

«Si tratta di un testo che sembra puntare all’assoluto, ma lo fa attraverso creature assolutamente imperfette: è anche per questo che l’ho subito amato» è il suggello finale di Federica Rosellini.

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Bonera.2

Bonera.2

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (142) – Dove la luce è più intensa…

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Oggi vi racconterò una breve storia triste.
Sì, perché di storie del genere ce ne sono anche nella nostra città, che pure non è certo la meno moderna, la più disorganizzata e la più povera d’Italia.
«There is a strong shadow, where there is much light» oppure, tradotta in assoluta libertà: «Laddove la luce brilla più intensa, proprio l’ombra è più oscura»,  come appunto recita il titolo di questo articolo..
Nessuno contesti, per favore, che si tratta di una citazione non nuova, né recente, né tantomeno originale: lo so benissimo, avendola prelevata per l’occasione dal trattato «La teoria dei colori» scritto da J.W.Goethe e pubblicato nel 1810.

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La notizia, già riportata da uno dei giornali locali, attraverso la “lettera al direttore” di un uomo sensibile, riguarda la vicenda di una donna all’apparenza poco più che trentenne, vestita decorosamente, abbastanza curata nell’aspetto. La ragazza (perché così mi sento di definirla) stazionava nell’androne del Castello in compagnia di un cane. Nell’approssimarsi della (peraltro scintillante e graditissima ai bresciani) manifestazione di luci Cidneon, qualcuno ha pensato bene di procedere a uno sfratto “selvaggio” con l’eliminazione di tutti i poveri oggetti, coperte e sacco a pelo compresi, che costituivano il kit di sopravvivenza della donna e della sua bestiola.
La vicenda mi è stata confermata direttamente da un altro testimone, assolutamente attendibile, che l’aveva notata già una decina di giorni prima di quanto narrato sopra.
«Ero salito in Castello con la mia compagna e con un amico» mi racconta.
«Ricordo che  questa presenza mi colpì molto : la donna vestiva in modo dignitoso indossava un piumimo che le arrivava alla vita. Quando arrivammo noi era seduta sui gradini: sembrava tranquilla e stava carezzando affettuosamente il suo cane. In modo molto educato si è alzò senza esitazioni per farci passare comodamente, scusandosi dell’ingombro» .
Siamo certi, vogliamo esserlo, che l’Amministrazione di questa città, solitamente pronta a esprimere e manifestare materialmente la solidarietà propria e tipica dei cittadini che l’hanno votata, si sia già attivata per la ricerca di questa persona in difficoltà e che, una volta che ne avrà individuato l’identità, provvederà a fornirle tutta l’assistenza necessaria, rovesciando con il cuore un finale da “piccola fiammiferaia”, suggestivo in una fiaba ma che non ci sentiamo di accettare nella vita reale.

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Ci sia consentito però, assecondando il pensiero e il messaggio trasmesso dalla persona che ha scrittoal giornale e (come si diceva una volta) di tutte le persone di “buona volontà” che nemmeno alla spettacolarità e alla riuscita di un grande evento, si sacrifichi la dignità (e forsanche la salute) di una persona.
Anche di una soltanto.
E del suo cagnolino, naturalmente.

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Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Brescia, città del Teatro (6) – Una vecchia signora davvero “esplosiva”

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L’inizio è di quelli che si dicono estremamente pericolosi: un lunghissimo, interminabile silenzio, scandito soltanto dalla ritmico battere del piede dell’agguerrita novantenne sull’orlo dei nervi interpretata dalla volitiva Sara Bellodi.
Pericoloso, si: perché, come diceva un amico con qualche anno di esperienza nella pratica dei teatri, a quel punto o il pubblico raccoglie la sfida, oppure se ne va.
Il numeroso pubblico che ieri sera, nella Sala della Comunità di Marone, era accorso ad assistere allo spettacolo, primo di un trittico (la rassegna “A un passo dal palco”) pensato e assemblato presso la Sala della Comunità di Marone da Carlo Hasan e dalla sua fresca creatura, l’Associazone New Coat of Theatre, ha optato per la prima scelta, decidendo di rimanere.
Il battito compulsivo del piede, in realtà, altro non voleva essere, e in questo modo è arrivato agli spettatori, come quel gorgoglio un po’ sinistro che proviene da un tubo a lungo occluso da una bolla d’aria o da vecchie calcificazioni, prima che l’acqua cominci a erompere, copiosa e inarrestabile.

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C’è una quotidianità priva di ogni sorta di slancio e di autentiche emozioni, nello sbarramento che impedisce lo scorrere della vita, quella noia, quel fastidio di vivere provocato da una lunga e grama esistenza che trasforma anche un piccolo contrattempo, come il mancato addebito di una bolletta in un macigno che si rivela impossibile da sostenere.
Ricordi che riaffiorano dalle profondità limacciose dello stagno della memoria, e che, una volta in superficie, esplodono, causando al presente gravissimi danni. Quanto al futuro, «è una porta sempre senza chiavi», dice l’anziana, soprattutto quando una compagnia anonima, assente e muta, come quella di un figlio che vive nella stessa casa ma non è mai effettivamente presente, rende la solitudine ancora più intollerante.

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È un finale di dramma convulso, un delirio lucido, una confessione-invettiva in continuo crescendo, che trova in una bizzarra assimilazione-metamorfosi e in un folle progetto di strage, il suo (quasi) naturale sfociare.
Sara Bellodi si spende emotivamente e fisicamente senza risparmio per tutto il complesso monologo. Il pubblico la premia, alla fine, con prolungati applausi: annotazione ancora più importante ove si consideri che non si tratta di quello che comunemente si suol definire uno “spettacolo facile”.

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Sara Bellodi e Carlo Hasan

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«Quello che intratteniamo con gli anziani, è un rapporto di amore in continua evoluzione» spiega poi, nel breve ma coso dialogo a sipario abbassato con gli spettatori.
«Una equazione senza soluzione stabile, in cui il rapporto tra le tre incognite A (anziani), B (maturi), C (giovani), comporta un continuo alternarsi di posizioni: mentre ci ragioniamo, mentre ancora le stiamo discutendo, ci troviamo ad accorgerci che, nostro malgrado, da C siamo già passati a B e siamo in procinto di diventare A».

Ed è proprio così, accidenti.

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da un’idea di Giulia DonelliSara Bellodi Carmen Giordano
con Sara Bellodi
testo di Giulia Donelli

Una donna di novant’anni vive con il Figlio disoccupato. Le sue giornate sono scandite dal solito tran tran: spesa, bollette, file alla posta, preparare pasti, mosche e noia, noia e mosche. Ma quando qualcosa cambia il corso di questa routine, la donna è pronta per coglierla al volo e dare finalmente un senso alla propria vita: non è mai troppo tardi, nemmeno a novant’anni. Una serie di coincidenze che culminano in un blackout elettrico portano la vecchia a fare un ragionamento spietato sulla propria vita e sulla società, che si basa sullo sfruttamento dei giovani da parte dei vecchi. A partire da quel blackout, niente sarà più come prima! E lei non sarà più solo una donna, ma una superdonna, una supereroina vecchia, con tutti i suoi anni e tutti i sacri crismi dei supereroi che combattono il male in nome della giustizia.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.