I&S – Medici… al telefono

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Un nuovo ausilio per la medicina, soprattutto quella di urgenza, allorché il malato, o l’infortunato non è in grado di fornire notizie in merito a eventuali patologie, allergie e intolleranze. Un nuova tecnologia, un telefonino salvavita, una web-app, in rete da ormai cinque anni, che è stata definita SAPP, Social APPlication, proprio per le finalità sociali ed in un certo senso “social”, che si ripromette, messa a punto da Carlo Geri, derivandola dall’esperienza maturata sul campo da  Medici Volontari Italiani – Onlus.

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   Carlo Geri (MVI)

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MVI è una Associazione la cui attività consiste in medicina di strada a Milano, e la SAPP, in breve tempo, è divenuta parte integrante del Servizio del Comune: “Cittadini più coinvolti & più sicuri”.

Se n’è parlato nel corso di Milano Digital Week tenutasi dal 15 al 18 marzo scorsi, «Quattro giorni per parlare di digitale e tecnologia, per incontrarne i protagonisti, per partecipare a dibattiti, mostre, performance e spettacoli, su temi come l’innovazione, la produzione e la diffusione di conoscenza…».

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Si tratta di un’iniziativa (nata dal basso, con esigue risorse a disposizione e finalità inizialmente limitate) che si è andata consolidando e affermando in corso d’opera, trasformandosi in un ambizioso progetto da intraprendere e portare avanti con determinazione nell’ambito delle filosofie  smart city/smart people e digital transformation.  Grazie a una vera e propria carta d’identità sanitaria in tasca, attraverso il cellulare, non solo si facilita il soccorritore nella sua opera ma, in prospettiva, si può tendere a sviluppare una funzione di chiamata automatica ad personam ,indirizzata ai numeri di emergenza 112 e 118.

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Tutto è partito nel 2005, allorché un infermiere inglese, a seguito degli attentati nella metropolitana di Londra, registrò l’acronimo ICE (In Case of Emergency) al quale è possibile abbinare un numero di telefono al quale siano reperibili informazioni, in caso di improvviso malore o di incidenti, informazioni utili per l’intervento dei soccorritori.

Alcuni anni or sono, MVI concepì l’idea di aggiungere al numero telefonico alcune informazioni non solo anagrafiche, ma anche cliniche, e di farlo in modo digitale con il già citato progetto: “Il telefonino, il tuo salvavita”.  Avendo a disposizione tecnologia a basso impatto economico (smartphone e Codice QR) grazie al contributo della Fondazione IBM e della società G 7 ottennero anche un efficace collegamento tra le risorse tecnologiche già a disposizione con i profili clinici salvavita.

E, quanto ai Medici Volontari Italiani, se ne parlerà ancora molto su queste pagine, entro fine anno.

A suo tempo capirete perché.

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   Valerio Vairo

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

La «Pietà» di Sinisi è scultura di parole

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Per la rassegna «Teatro Aperto», serie di letture sceniche organizzata dal Centro Teatrale Bresciano, ieri sera, al Teatro Sancarlino, Elisabetta Pozzi ha letto il testo di Fabrizio Sinisi «Pietà».

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La trama:

È la storia di un incontro fatale e delle sue drammatiche conseguenze. Da un incontro occasionale con uno sconosciuto, neanche troppo coinvolgente, una giovane donna milanese guadagna un figlio e un abbandono. I primi anni trascorrono in un’apparente mancanza di problematiche derivanti dalla mancanza della figura paterna e in un’atmosfera di ingannevole tranquillità.

Con il dodicesimo compleanno del figlio Teodoro, un’improvvisa quanto inattesa esplosione di rabbia (probabile simbolo della devastante irruzione della tempesta ormonale adolescenziale) sconvolge gli schemi, dando inizio a un periodo conflituale caratterizzato dai tipici problemi dell’età: il profilo e la condotta a scuola, la frequentazione di cattive amicizie, la ricerca problematica di un’identità adulta.

E proprio quando sembra che, infine, l’abnegazione di uno spirito materno totalizzante, possa risolvere ogni problema, ecco che il caso, il destino, il fato, sconvolgono per sempre ogni certezza.

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L’Autore:

Scelgo le poche e significative parole con cui Elisabetta Pozzi: ha introdotto la serata, prima di cominciare il monologo:

«Riconosco in Fabrizio Sinisi, neo “Drammaturg” domestico scelto dal Centro Teatrale Bresciano per il prossimo triennio, innanzitutto il Poeta. Resistendo alla moda imperante di trasporre in palcoscenico come nella letteratura il linguaggio comune, Fabrizio, riconoscendo e facendo propria la misterica ritualità del Teatro, scrive con accenti lirici, riuscendo a condensare e a mettere in scena  le sue nobili frequentazioni letterarie».

Ricordo che, pochi giorni fa, è andato in scena al teatro Santa Chiara «Shakespeare/Sonetti», versione italiana e adattamento teatrale di Valter Malosti e dello stesso Fabrizio Sinisi.

Per il resto, le parole di Elisabetta Pozzi sono talmente incisive che non reputo necessario aggiungere altro.

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Il testo e lo spettacolo:

  

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«Chi è cieco dalla nascita non sa cosa gli manca, eppure avverte nostalgia» è l’ammiccante premessa.

«A 24 anni l’unica preoccupazione di una donna è che se piove, le si rovina la piega dei capelli»è la giustificazione per un comportamento immaturo e per una scelta fatale.

Poi irrompe il futuro sotto le vesti di un bel giovane impegnato al confessionale, a chiedere poco convinto perdono per peccati commessi contro la purezza. Da un amplesso frettoloso e insoddisfacente, prende le mosse e germoglia la drammatica “final destination” di una vita. Anzi di due. Anzi di tre.

Tra le cose che più colpiscono, nella stilisticamente impeccabile scrittura drammaturgica di Fabrizio Sinisi, c’è un particolare che potrebbe sembrare secondario, ma non lo è affatto: il ripetuto quanto felice accostamento tra una descrizione minuziosa dei piccoli gesti e i pensieri più intimi, quelli del livello più interiore dell’anima, più prossimi alle pulsioni più istintive e profonde.

«Pietà» è un monologo dolente, in cui echeggia una Milano che non c’è più, un mondo retrò, a metà tra le canzoni di Tenco, i cantautori bretoni e l’amara e urticante ironia di Gaber, introiettati a posteriori dal giovane drammaturgo, in un’atmosfera sospesa di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

«Pietà» è una autocritica al maschile, che parte dal concetto che «Una donna cerca qualcuno da, un uomo cerca qualcuna per».

«Pietà» è la dichiarazione disperata di chi ha realizzato che «Nulla è più tremendo di una vita in cui nulla succede. Dunque, qualsiasi errore, anche il peggiore, è preferibile rispetto al nulla».

«Pietà», recitato da una empatica, emozionante meravigliosa e immensa Elisabetta Pozzi, alla fine lasci un solo, grande dubbio: a chi è rivolta l’affranta e straniata narrazione? Al fato? All’uomo che, probabilmente, ancora non sa, e forse non saprà mai, come sarebbe potuta cambiare la storia della vita?

Di certo non al pubblico, che l’Autore condanna, con raffinata crudeltà, ad assistere, in un letto di spine e raffinatissime parole, in qualità di testimone mesto e impotente.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (88) – Un progetto molto extra e… poco ordinario

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Arrivato al secondo anno, il progetto «Extraordinario» – Esperienza di ascolto e di teatro sociale a Brescia si presenta alla stampa bresciana.

Un ambizioso ciclo di eventi, che coinvolgerà diverse Associazioni culturali e artistiche operanti in città e dintorni, ma anche insegnanti e ragazzi di alcune delle principali scuole cittadine.

Un’iniziativa che l’Amministrazione Comunale e il C.T.B. hanno fortemente voluto e meticolosamente organizzato e che, ne sono certo, non mancherà di coinvolgere e interessare moltissimi bresciani.

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«È un progetto (che io e l’Assessore Scalvini abbiamo fatto nostro e accompagnato fin dall’inizio) che prevede il coinvolgimento di otto realtà artistiche bresciane coordinate dal CTB» esordisce il Vice Sindaco Laura Castelletti. «Non solo un progetto artistico/creativo ma, anche e soprattutto, nelle nostre intenzioni, il messaggio di un’intera società/comunità  che esprime la propria caratteristica e inconfondibile identità».

Gian Mario Bandera (Direttore Artistico del Centro Teatrale Bresciano) sottolinea come, nella specifica occasione, il ruolo del CTB sia stato solo quello di coordinare e coadiuvare otto Associazioni già ben radicate nel territorio, e attivamente operative.

«Oltre a questo,  però,  ci siamo sentiti fin da subito pienamente coinvolti nel progetto» -aggiunge subito dopo- Al punto che ci siamo decisi a predisporre nelle prossime stagioni tre iniziative in tema, di nostra produzione».

Ma non finisce qui, perché il Direttore annuncia che si sta studiando anche la facilitazione per gli spettatori più disagiati di abbonamenti a prezzo ridotto e (novità assoluta)  veri e propri “corsi per spettatori” mirati a un’educazione  da educare a una più consapevole percezione e fruizione del messaggio teatrale.

«Porto e riassumo la voce delle otto associazioni (ma speriamo che aumentino in futuro) impegnate in questa seconda avventura di Extraordinario» è il saluto di Giulia Innocenti Malini (docente presso Università Cattolica del Sacro Cuore – esperta di teatro sociale). Passa poi alla presentazione delle stesse, una per una: Teatro19, Associazione Compagnia Lyria, Somebody Teatro della diversità, Residenza Idra, Viandanze, Associazione Culturale Briganti, Teatro Telaio e Associazione Culturale Lelastiko. La rete si avvarrà del supporto scientifico del dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

«I temi centrali, come nella passata edizione, sono carcere/riabilitazione,  disabilità, esclusione giovanile, salute mentale e fragilità derivate dall’anzianità, trattate non solo attraverso un’ortodossia teatrale, ma anche attraverso contributi di attori e realtà non- professionionali» spiega Giulia Innocenti Malini.
«L’autentico carattere innovativo di Extraordinario , peraltro, non va ricercato nei temi trattati e nelle metodologie espressive utilizzate, già in grande attenzione anche altrove; il grande cambiamento di questo effetto trasformativo è piuttosto la messa in Rete delle varie realtà associative operanti sul territorio di riferimento e la progettazione collettiva» è la successiva e opportuna precisazione

Sceglie un suggestivo paragone con il basket Felice Scalvini (Assessore con delega alle Politiche per la Famiglia, la Persona e la Sanità del Comune di Brescia) nell’intervento che conclude la conferenza stampa.

«Questo momento “istituzionale” della conferenza stampa, è il parallelo delle presentazione al pubblico delle squadre, quando sta per avere inizio un partita: si presentano i giocatori in campo, più che il match che sta per avere inizio. Insomma, con il CTB come perno e sostegno, sono le Associazioni interessate, che stanno per entrare in capo e cominciare a giocare»

Per proseguire nell’ardita similitudine, secondo l’Assessore, l’essenza della partita che sarà disputata per la seconda volta quest’anno, consiste nell’ascolto e nel fare ancora di più del teatro occasione di crescita sociale. I “palazzetti” interessati saranno quelli, prestigiosi, in cui svolgono normalmente i grandi spettacoli del CTB, ma anche scuole e altre significative location collaterali.

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Ex Libris (19) – Contro l’amianto, un manuale che non ha prezzo

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Il libro

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Quasi 500 pagine fitte della dolorosa storia della strage da amianto (“fin dalle antiche miniere egizie e romane), di ogni tipo di informazioni, da quelle medico-scientifiche sulla malattia e sulla sua evoluzione, alla normativa, alla giurisprudenza, alle prestazioni assicurative, all’igiene e alle possibili forme di prevenzione, pensate, organizzate e scritte con rigore e semplicità dall’Avvocato Ezio Bonanni, per l’edizione speciale della rivista “Diritto dei lavori” (anno VI, n. 1), interamente costituita dall’opera – numero speciale) «La storia dell’amianto nel mondo del lavoro»(prefazione di Pietro Sartorelli).

Un’autentica epopea nella quale si racconta con phatos e rigore scientifico di medici e scienziati coraggiosi che hanno speso le proprie vite nella ricerca di rimedi contro le insidie del Grande Inquinatore, l’asbesto, spietato killer responsabile della morte di migliaia di operai, dei loro familiari e di intere famiglie che ancora reclamano giustizia.

Una circostanziata e prontamente consultabile raccolta di atti giudiziari, di argomentazioni tecnico-scientifiche che, senza riguardi per nessuno, individuano e denunciano i reali responsabili della strage. Un’agenda di risorse e adempimenti utili a tutelare, nel miglior modo possibile, la salute dei più esposti al rischio  e di tutti noi, attraverso la prevenzione primaria, vale a dire l’eradicazione totale di ogni fonte d’inquinamento.

Consigli utili, per i colpiti da patologie amianto-correlate, per ottenere, quanto meno, l’assistenza e il sostegno necessari e un adeguato ristoro dei danni subiti a causa della malattia.

Un insostituibile trattato che ha un ISBN (978-88-909105-2-4), come tutti i libri,  ma che (a differenza di altri libri) non ha letteralmente un prezzo, visto che è scaricabile, del tutto gratuitamente, utilizzando questo link: 

«http://ita.calameo.com/books/0017089509f1774ceeb1b»

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L’Autore

L’Avv. Ezio Bonanni ha dedicato le sue energie alla tutela e difesa dei cittadini, delle vittime dell’amianto e delle vittime di infortunistica stradale, malasanità e/o responsabilità medica, famiglie e minori, salute e salubrità dell’ambiente, danni da inquinamento, danni ai consumatori, danni da rifiuti, uranio impoverito.

In questi settori, l’Avv. Ezio Bonanni, titolore dell’omonimo studio legale, può vantare un’esperienza di rilievo, sia nella consulenza legale che nel contenzioso arbitrale e giudiziario (comprese le Magistrature Superiori: Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Sezione centrale, Corte Europea per i Diritti dell’Uomo e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea).

L’Avv. Ezio Bonanni è presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

PUBBLICAZIONI:

L’Avv. Ezio Bonanni ha iniziato a collaborare, già dall’estate del 2008, con il Centro Studi “Diritto dei lavori” istituito presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi di Bari, diretto dal Prof. Gaetano Veneto e fa parte del Comitato di redazione della Rivista Scientifica www.dirittodeilavori.it, e ha pubblicato: “Lo Stato dimentica l’amianto killer” (Ed. Comitato per la Difesa della Salute sui Luoghi di Lavoro e sul Territorio, marzo 2009, Milano);

“Tecniche investigative” (Teseo Editore, dicembre 2010, Frosinone);

“Patologie ambientali e lavorative. MCS – Amianto & Giustizia” (Ed. Minerva Medica, gennaio 2011, Torino – coautore il Prof. Giancarlo Ugazio);

“La storia dell’amianto nel mondo del lavoro, rischi danni e tutele” (Ed. Cacucci, gennaio 2012, Bari);

“La storia dell’amianto nel mondo del lavoro, rischi danni e tutele” (Ed. Osservatorio Nazionale Amianto, novembre 2012, Roma);

“Il danno da amianto. Profili risarcitori e tutela medico-legale” (Ed. Giuffrè, agosto 2013, Milano);

Ha pubblicato, tra l’altro, nella rivista scientifica telematica (www.dirittodeilavori.it”) e cartacea edita da Cacucci (Bari) i seguenti lavori scientifici: “La tutela dell’integrità psico-fisica del cittadino (e del lavoratore) e l’intervento nel processo delle formazioni sociali intermedie”; “Esposizione prolungata all’amianto”; “Trattato di Lisbona: nuove fonti normative e tutele nel diritto del lavoro”; “Risarcimento dei danni per illegittima condotta degli enti previdenziali”; “Benefici contributivi per esposizione ad amianto”;

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (87) – Renato Borsoni, factotum teatrale dell’Eccellenza

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Nato nel 1926 a Santa Maria Nuova, nelle Marche, arrivò a Brescia diciassettenne, al seguito del padre professore, nominato preside. Uno di quegli uomini della serie “Larger than life”, che non accettano confini alla propria attività creativa.

Attore, regista, autore, scenografo, giornalista ed editore, ha fatto del teatro il suo impegno più grande. Ma anche la pittura e la grafica, la pubblicità, l’editoria e il giornalismo.

A Brescia ha vissuto per più di settant’anni, arricchendo la città con la propria presenza e attività e costituendone, fino all’ultimo respiro, uno dei più importanti punti di riferimento culturale.

Renato Borsoni, insieme a Mina Mezzadri, fondò nel 1961 la Compagnia della Loggetta. Dal 1975 al 1988 ricoprì, con grande e costante apertura all’innovazione e alla sperimentazione (e con indomito coraggio), la carica di Direttore artistico del CTB – Centro Teatrale Bresciano.

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Per ricordarlo, a un anno di distanza dalla sua scomparsa, si è tenuto ieri mattina al Teatro Sancarlino di Brescia (via Giacomo Matteotti, 6) il convegno intitolato “Renato Borsoni. Uomo di teatro”  che ha dato voce ad alcuni di coloro che ebbero occasione di affiancarlo nel corso del lungo percorso bresciano.

Soprattutto un tributo alla sua straordinaria capacità di scoprire e valorizzare nuovi talenti della scena – uno su tutti, Massimo Castri

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A introdurre l’evento, con la consueta competenza e affabilità, unite a una spiccata capacità di gestione dei tempi,  il giornalista e Presidente dell’AAB Massimo Tedeschi.

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Il vice sindaco Laura Castelletti rivendica i risultati ottenuti dall’attuale giunta sia in tema di offerta di spettacoli che di crescita culturale.

«La nostra attività rappresenta, non solo idealmente la prosecuzione dell’incisiva azione di borsoni che contribuì alla unione tra Comune e Provincia, portando alla nascita del CTB di, in seguito alla creazione della fondazione teatro Grande. Le doti principali di Renato Borsoni, a mio avviso, furono la perseveranza e la capacità di guardare più lontano degli altri».

 

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«Purtroppo non ho mai avuto occasione di incontrare di persona Renato Borsoni, una delle persone più coraggiose brillanti del teatro italiano» esordisce Camilla Malesani Vivarini.

«Lui e Mina Mezzadri riuscirono a creare dal nulla un’offerta totale che io amo definire “di lotta e di governo”: intendendo per “governo” un’offerta per Teatrale di grande spessore, e per “lotta” una gestione della stessa mai tranquilla, magmatica, persino rivoluzionaria. A volte anche molto contestata, devo dire. Esattamente ciò che continua a fare ogni anno il CTB, insomma».

Conclude l’intervento illustrando alcune delle prossime iniziative del CTB, come la digitalizzazione dei lavori dell’Ente e il riallestimento di opere allestite con successo attraverso produzione propria, non omettendo un appello agli imprenditori “di buona volontà” affinché, insieme agli attuali finanziatori pubblici, riprendano, come efficacemente fatto in passato, a sostenere con il loro contributo l’opera del Centro Teatrale Bresciano.

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«Renato sapeva sempre stupire e coinvolgere» racconta Gigi Cristoforetti oggi Direttore di Aterballetto-Fondazione Nazionale della Danza, già addetto stampa del CTB e curatore del volume Le stagioni del teatro sulla storia della Loggetta e del CTB.

«Di lui ho sempre apprezzato moltissimo l’essere sempre all’avanguardia. È stato l’uomo di progresso, non di conciliazione un pendolo in continua azione tra tradizione e rottura, anche dura. Nel primo periodo della loggetta contribuì prima a preparare e poi a diffondere il messaggio del 68 con l’obbedienza non è +1 virtù si guadagnò quattro denunce che, lungi dal dissuaderlo costituirono per lui, invece un’esperienza galvanizzante»

 

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Per cominciare il suo intervento, invece, Tino Bino (Presidente del CTB dalla sua fondazione sino al 1988) sceglie una parabola zen. Poi passa ai ricordi.

«La cosa più bella che mi è accaduto nei quattordici anni in cui sono stato presidente del CTB» dice, «è stato quando dopo i canoni sessanta giorni di prove Renato Bolzoni mi diceva: “Puoi venire. Siamo pronti”. Renato era uno che non temeva le polemiche e gli scandali, ma poi toccava a me ricomporre, nella mia veste di Presidente».

Esplicita poi chiaramente quale sia la sua posizione in proposito.

«Il solo potere di un politico che si occupa di cultura è quello di garantire la libertà di cultura. Raggiungere l’eccellenza passa per lo sfidare la città, o meglio, costringerla confrontarsi con il mondo e Renato questo fece creando un’eccellenza teatrale».

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L’intervento di Monica Conti, invece, è mirato più sulla analisi dei rapporti personali intercorsi con Renato Borsoni, sulle tappe della sua amicizia (intrecciata a un percorso artistico congiuntamente realizzato con Mina Mezzadri e Massimo Castri.

«Conobbi Renato Borsoni nel 1984, appena uscita dalla scuola del piccolo di Milano. Per me Renato è stato rimarrà sempre un grande direttore artistico un capo di straordinaria efficienza mi ha fatto subito entrare a pieno titolo, insegnandomi la forza creativa della bellezza».

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Nanni Garella, attore e regista, racconterà com’era “Lavorare con Renato”, nel segno di un sodalizio artistico e umano che ha portato alla realizzazione di alcuni memorabili spettacoli come Elettra, Ricorda con Rabbia, I masnadieri, Agamennone, prodotti dal CTB tra il 1982 e il 1988. Inventore di teatro, anzi di teatri pubblici dal basso, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Consigli non invasivi ma sempre creativi Vedeva lontano. Fu difensore strenuo dell’autonomia dell’artista.
Renato ha immediatamente compreso la mia triplice identità (irrisolta) di autore, regista e attore. Ha accettato e valorizzato la mia libertà di scegliere, di pensare, d’inventare nuovi linguaggi. È stato autentico i
nventore di teatro, anzi di teatri pubblici: dal basso, però, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Prodigo di consigli non invasivi ma sempre creativi. Uno che vedeva lontano, strenuo difensore dell’autonomia dell’artista. 

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Ad arricchire l’interessantissima mattinata, le letture di Luca Borsoni (foto di sinistra -nipote di tanto nonno) e di Paolo Bessegato (foto di destra), che ha reso in modo limpido e suggestivo  alcune pagine tratte dall’autobiografia di Renato Borsoni Fiezze scomposte, edito da LaQuadra.

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      Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (86) – La villa dei salici… ridenti

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«Casa Villa dei Salici» è una commedia dialettale caratterizzata da un susseguirsi di situazione comiche e di battute divertenti, scritta da Cristian Boniotti, insieme a Gabriella Palini.

Lo spettacolo è portato in scena in scena dalla Compagnia Teatrale dell’Oratorio di San Giovanni di Polavenogruppo amatoriale da sempre organizzato e supportato dalla stessa Gabriella Palini e  da Ameria Peli, nell’intento di educare i ragazzi al teatro, non solo in qualità di spettatori ma anche in quella di protagonisti in palcoscenico.

Dunque giovane l’autore, giovani gli attori , giovane persino il tecnico delle luci, ma il tema trattato, invece, si riferisce ai cosiddetti “anziani”, trattando con ironia i loro problemi, ma anche le loro inaspettate risorse, al di là degli inevitabili, piccoli o grandi, problemi di salute e “deficit cognitivi”.

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La trama: in una casa di riposo gli anziani ospiti vivono in armonia, scherzando serenamente sulle numerose patologie che li affliggono, nonostante la presenza di una perfida direttrice che cerca in tutti i modi di angariarli.  Quando capiscono che la proprietà è sul punto di alienare l’immobile, richiesto da una società intenzionata a  trasformare la struttura in un centro commerciale, si riuniscono per escogitare una strategia che consenta di contrastare il progetto. Prima, con l’aiuto di un’infermiera e di una parente, cercano di intimidire la direttrice con una lettera anonima, poi cercando di far credere che, sotto la villa, ci sia un cimitero.

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Tanta autoironia “geriatrica”, si è detto: dalla partita a tombola con i malanni che affliggono gli ospiti in luogo dei più tradizionali numeri, ai più sapidi giochi di parole propri della commedia popolare (l’anziana che, scambiando la prostata con la protesi, urla esultante dei ce l’ho, ce l’ho, ho fatto ambo!”).

Applausi scroscianti da parte del pubblico, e un’ultima annotazione da parte mia (anche se, in questa materia, l’esperto del blog altri non può essere che GuittoMatto): il Teatro non è solo sfoggio di cultura fine a se stessa, non è solo provocazione e ricerca del clamore mediatico a ogni costo, ma può e deve essere anche occasione di aggregazione, di rilassato divertimento e di trasmissione di valori etici e sociali in un linguaggio comprensibile a tutti.

E, se siamo tutti d’accordo con questo, i giovani attori della Compagnia Teatrale dell’Oratorio di San Giovanni di Polaveno non hanno fatto un buon lavoro.

Ne hanno fatto uno ottimo.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI:

  • Domenica 8 aprile c/o Teatro del Villaggio Violino dii Brescia
  • Brione (BS) data ancora da fissare

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per    Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (85) – FIDAPA: sorelle d’Italia… e del mondo

 

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La serata comincia con un bell’inno nazionale  cantato in piedi e in coro.
Insomma, tutti a intonare 《Fratelli d’Italia》sulle note dell’inno di Mameli, solo, però, che Loro, sono sorelle… e che sorelle!

Cento tra uomini e donne riuniti in una cena di gala.

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Più donne che uomini, per la verità, con i maschi che, per una volta, si sentono (graditissimi) imbucati a una meravigliosa festa di grazia, di forza, di pace e di solidarietà, oltre che di orgogliosa rivendicazione di identità di genere.
Perché la FIDAPA (affiliata italiana della B.P.W.) questo è: un’associazione di donne internazionale e sovranazionale che si batte per l’affermazione e la difesa dei più fondamentali e irrinunciabili diritti femminili, sotto ogni latitudine e ogni longitudine.

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Nella festa bresciana organizzata dalla sezione Vittoria Alata della FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari ), che si è tenuta presso l’accogliente ed elegante Corte Piovanelli, allietata dalla musica e dalla voce volitiva di Marialaura Vanini si è tenuta la suggestiva Cerimonia delle Candele (nel corso della quale tutte le socie presenti accendono candele di colore diverso per ricordare le  consociate degli altri Paesi in cui l’Associazione è presente) e la ancora più importante presentazione delle nuove socie che rappresentano il futuro dell’associazione.


E, ve lo posso assicurare, sarà un futuro roseo.

 

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         Bonera.2

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PS

Tra le tante presenze eccellenti, segnalo: Cettina Olivieri (vice Presidente Nazionale), Grazia Mura (Presidente del Distretto Nord Ovest), Rosaria Avisani  (Presidente della Sezione di Brescia), Lella Riccia (Resp.le della Commissione Nazionale Teaming Up), Leda Mantovani (Past President del Distretto Nord Ovest), Adriana Valgoglio (Past President della Sezione di Brescia).

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (84) – Gialle mimose e panchine rosse

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«L’8 marzo, a Brescia, dura più di un mese» , sono le prime parole con le quali  Roberta Morelli, assessore alla scuola e alle pari opportunità del Comune di Brescia, presenta il fitto e interessante elenco di appuntamenti che si protrarranno fino al 9 aprile, mettendo in risalto l’inaugurazione di molte “Panchine Rosse” che saranno installate nei parchi di città e del circondario. Poi introduce l’evento del giorno, che si tiene nella suggestiva e funzionale Sala Alberi del Mo.Ca. (al numero 78 di via Moretto). 

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Si tratta della lettura scenica de «Il sole sul labirinto» scritto da Roberto Bianchi in ricordo di Hina Saleem per l’interpretazione di Emanuela De Munari.

Prima che cominci la performance l’autore ricorda che lo spirito della sua opera è sì quello di ricordare, attraverso la drammatica vicenda della ragazza pakistana, uccisa a Sarezzo dal padre Mohammed nell’agosto del 2006, i funesti esiti di un certo fondamentalismo religioso, ma anche di mettere in luce come, sotto l’aspetto della considerazione e del trattamento della donna, anche nel mondo occidentale, anche oggi, ci siano non poche zone opache.

La narrazione, scandita dalle stagioni dell’anno, racconta dell’incontro di un italiano, marito e padre apparentemente integerrimo, che, andando a prendere il figlio a scuola, incontra Hina che si trova fuori della scuola per attendere l’uscita del suo fratellino. Nel padre e nel figlio scattano, al cospetto di quella ragazza dai capelli scuri e dalla pelle olivastra, dal bel viso cui il velo islamico conferisce intrigo e mistero, due diverse curiosità: quella del bambino, innocente e trasparente, e quella dell’adulto, più opaca, più contraddittoria, più maliziosa.

Un’attrazione anche fisica da parte dell’uomo, che parte dall’unica parte del viso chiaramente esposta: l’ammaliante profondità degli occhi neri di Hina. Una creatura così diversa, così clamorosamente distante dalla bellezza sofisticata della moglie, la cui dimensione segreta accende la fantasia e le fantasie. Nella voglia di lui di conquistare, di possedere, sostanzialmente di corrompere, si riconosce quel sapore inebriante di proibito che caratterizza i pensieri e le azioni dello scellerato Egidio con la monaca di Monza.

Il finale, però, nella finzione diverge completamente da quanto accaduto in realtà: Hina trova riscatto e libertà, eludendo il tentativo dei suoi parenti di costringerla a un matrimonio combinato, fissato per lei fin dall’infanzia. Una fuga che non è una sconfitta ma una vincente rivendicazione d’identità, che si concreta nell’ hijab colorato che Hina fa arrivare per posta al suo mancato seduttore: per lui un’occasione mancata, che si è fermato all’apparenza e che una volta allontanatasi fisicamente la ragazza, non  trova di meglio che rinnegare (a se stesso prima ancora che alla moglie gelosa) quello che si rivela alla fine solo un effimero slancio vitale. Una grande conquista per lei.

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Gli spettatori, alla fine, applaudono l’intelligenza del testo di Roberto Bianchi e la convinta e convincente lettura-interpretazione di Emanuela De Munari.

Rimane solo il rimpianto che la fantasia  di un autore non possa tornare indietro nel tempo per scongiurare un atto di violenza inumana e la tragica morte che ne derivò.

         Bonera.2

 

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P.S.

Ricordiamo il romanzo «Il guaito delle giovani volpi» scritto da Patrizio Pacioni e pubblicato da Edizioni Melino Nerella nel 2013, che proprio alla tragica morte di Hina Saleem è ispirato. 

 

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