Nuvole di parole (4) – La matura gioventù di Julia Kendall

«Non per tutte le saghe ci si può permettere un prequel» ha scritto una volta qualcuno di quegli espertoni-professoroni che sanno ogni cosa di ogni tipo di fiction, che si tratti di libri, film, serie tv o… fumetti, appunto.

«Sono solo poche di esse, anzi, a comportare la realizzazione di un episodio del genere, pochissime quella di più episodi» ha precisato poi, tanto perché non restassero dubbi in chi leggeva il suo articolo.

Mi vengono in mente, così su due piedi, il giovane Montalbano, il giovane Hannibal Lecter, la saga di Smalville per l’adolescente Superman (allora Nembo Kidx), l’infanzia di Batman nella serie tv Ghotam… etc. etc.

Certo è che, per quanto riguarda la criminologa Julia, da qualche anno a questa parte, l’operazione riesce molto bene. Talmente bene che, a volte, capita persino che i “casi” esaminati e risolti dalla studentessa laureanda in criminologia, siano più avvincenti ancora di quelli cui, in centinaia di episodi, ci ha abituato (e spero continui ad abituarci molto a lungo) Julia Kendall, una volta diventata affermata e famosa professionista delle indagini criminali.

 

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Cosa:

La cerimonia di consegna delle lauree, che vede protagonista anche la giovane Kendall, vien interrotta improvvisamente e drammaticamente dalla macabra scoperta, effettuata da una donna delle pulizie, del corpo impiccato di una delle studentesse. Nonostante tutti gli elementi instradino l’inchiesta della polizia  verso la conferma del suicidio, Julia, testarda come sempre, continua un’indagine personale che…

  

L’intreccio, la costruzione narrativa, il ritmo, l’affiatamento tra testo e disegni si mantengono sull’alto livello medio che, secondo chi scrive questo post, è la prima e più peculiare caratteristica degli albi che ospitano le avventure della più famosa criminologa del fumetto italiano.

A differenza di altre testate (anche dello stesso editore) che presentano una serie alternata di interessantissimi “picchi” e di inattese “cadute di tensione”, Julia raramente sorprende i propri lettori ma mai, e sottolineo mai, li delude.

Non c’è forse il numero che fa gridare al capolavoro, ma è un fatto incontrovertibile che al piacere del gioco “giallo” si alternano spunti di riflessione spesso molto interessanti. Insomma, Le storie non sono mai banali, l’intreccio tra “avventura” e “introspezione” sempre equilibrato, i dialoghi azzeccati, i caratteri dei personaggi ben delineati e costantemente rispettati

È Giancarlo Berardi, che non delude mai, perché i suoi personaggi sa interiorizzarli, sa viverli da dentro. In proposito azzardo un’ipotesi che, ci tengo a sottolinearlo, appartiene solo a me e non è suffragata da nessun tipo di prove che mi sia possibile esibire in tribunale.

Giancarlo Berardi, è (e fino a questo punto non temo contestazioni) uomo e artista di grande sensibilità, capace di profonda introspezione e conoscitore delle cose del mondo.

Tra i tanti personaggi creati e fatti vivere grazie alle strisce di fumetti, ce ne sono due che, in particolar modo gli sono propri e cari: Julia Kendall e il mai troppo rimpianto Ken Parker,

La genuinità della narrazione delle rispettive saghe risulta talmente profonda, talmente spontanea e talmente suggestiva, da indurmi a supporre che, ciascuno a modo suo, entrambi rappresentino qualcosa di diverso e soprattutto di più di semplici creazioni di una pur fervidissima fantasia d’autore.

Per Berardi, infatti, il rapporto con loro è assolutamente speciale, e i motivi potrebbero essere quelli che seguono

Se Ken Parker, conosciuto anche come Lungo Fucile, incarna quegli ideali di eguaglianza, libertà, solidarietà che l’autore custodisce certamente dentro di sé. Talmente nel profondo, oserei dire, da indurre il sospetto che in realtà si tratti di una proiezione (più o meno consapevole e/o volontaria) della parte migliore di sé.

Se Julia rappresenta l’essenza della femminilità così come percepita e incondizionatamente apprezzata da Berardi, come eludere il dubbio che, in poche parole sia una figlia vagheggiata, forse anche la compagna da sempre e per sempre desiderata al proprio franco?

Questo per dire, tornando alla forma e alla sostanza di questo articolo, che proprio per i suddetti motivi il prequel di Julia riesce così straordinariamente calzante e suggestivo: chi meglio di un padre o un marito di lungo corso può conoscere così a fondo la storia di un personaggio?

Semplicemente perfetti e ben calzati all’operazione i disegni morbidi di Steve Boraley, impreziositi dai colori pastello di Gloria Martinelli e Spartaco Lombardo e la copertina di Marco Soldi.

IL CASO DELLA GEMELLA PERDUTA

Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero

Disegni: Steve Boraley

Colori:  Gloria Martinelli e Spartaco Lombardo

Copertina: Marco Soldi

Lettering: Valentina Pejrano

Numero 3 della serie annuale “Speciale”

Sergio Bonelli Editore

Prezzo: 6,30 € – 128 pagg.  a colori

In edicola dal 29 luglio 2017

 

Categorie: Scrittura.

Nuvole di parole (3) – Zagor «L’antica maledizione»

Ebbene sì: stavolta è stata proprio  “emozione” allo stato puro.

Molto simile a quella che provai allorché, dopo la morte del mio mito & maestro di scrittura Ed Mc Bain (6 luglio 2005), ebbi la sorpresa di trovare in libreria ancora ben due romanzi con la sua firma, editi postumi.

Sto parlando, naturalmente, del bell’albo di Zagor oggetto di questa recensione, colorata quanto preziosa proposta estiva di Bonelli Editore, rivolta ai devoti e appassionati seguaci dello Spirito con la Scure, in edicola da pochi giorni.

  

Eccolo, il momento in cui si passa, da una pagina all’altra, dall’ultima tavola disegnata dal grandissimo Gallieno Ferri alla prima di quelle opera di Gianni Sedioli e Marco Verni, che si sono caricati sulle (già valide e robuste) spalle il non facile compito di portare a compimento l’impresa interrotta dalla morte.

Una modesta ma assai significativa metafora di uno dei passaggi, fondamentali quanto inevitabili, che ci propone la Vita: quello della staffetta tra chi va e chi resta.

Se ne parlerà ancora in questo articolo.

 

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Cosa:

Zagor e Chico, ricevuta un’urgente richiesta di aiuto da parte dell’erudito amico Dottor Metrevelic che, tra gli altri moletplici interessi, annovera anche quello dello studio dei fenomeni occulti e misteriosi, si ritrovano in una cittadina tormentata da oscure presenze. Parte da qui un’appassionante e complessa avevntura nel corso della quale il muscoloso quanto coraggioso eroe di Darkwood e uil suo goffo e famelico pard, per l’ennesima volta, si troveranno a confrontarsi direttamente e duramente, con le forze del male, impersonate in questo caso da un folle negromante, dai suoi fanatici accoliti e, per chiudere in bruttezza, da un mostruoso demone caprino. Grazie a questa narrazione, nello spirito della collana, verremo a saperne di più su uno dei tanti e pittoreschi personaggi (appunto il Dottor Metrevelic) che fanno da contorno al protagonista assoluto della saga.

Come:

Questo, davvero, è un albo da conservare. Al di là del valore sentimentale, di cui si è detto in aperra di post, rappresenta, infatti, un perfetto esempio della narrazione fantastica che tanto spessore assume nella serie zagoriana.

Tutti gli ingredienti della  (delizionsamente agé) narrazione di avventura e di mistero che si richiama alla tradizione ottocentesca, rivista alla luce di stuzzicanti ammiccamenti da B-movie del secondo dopoguerra, cui l’indimenticabile Guido Nolitta s’ispirò, sono presenti in questa storia in modo abbondante ma sempre equilibrato .

Pur sapendo perfettamente, infatti, come non sia assolutamente possibile rintracciare il benché minimo elemento di realtà, o almeno di verosimile, in una trama come questa, il lettore si lascia coinvolgere nei palpiiti e nei brividi di un mondo di fantasia talmente rassicurante, nella sua improbabilità, che anche gli orrori più nefandi, i mostri più crudeli e abietti, gli strizzano l’occhio, come a dire: «Su, vieni a giocare con noi, che importa se ti sporcherai un po’ di sangue le mani e i vestiti?».

Voti estremamente positivi, dunque.

Per la tipologia della “operazione”, per l’atmosfera, per il plot, certo.

Ma anche per la capacità empatica dei due bravissimi disegnatori che hanno saputo mantenere le loro tavole sulla stessa lunghezza d’onda di quelle opera dell’inarrivabile Gallieno.

Parimenti suggestiva la copertina, opera di un Alessandro Piccinelli capace cristallizzare in una sola immagine lo spirito della storia narrata.

L’ANTICA MALEDIZIONE

Soggetto e sceneggiatura: Jacopo Rauch

Disegni: Gallieno Ferri, Gianni Sedioli, Marco Verni

Copertina: Alessandro Piccinelli

Lettering: Valentina Pejrano

Numero 5 della serie annuale Color Zagor

Sergio Bonelli Editore – agosto 2017

Prezzo: 6,30 € – 128 pagg.

In edicola dal 2 agosto 2017

 

 

 

 

 

 

Categorie: Scrittura.