È arrivato un bastimento carico di T… come Teatro!

Lo conoscete il giochino, no?

Bisogna trovare le parole che si riferiscono a una certa categoria (città, cose, animali) e che cominciano con la stessa lettera, vince chi ne mette insieme di  più.

Ci abbiamo giocato tutti, da bambini.

Oggi, con la conferenza di presentazione della nuova stagione targata CTB, è uscita la T, una gigantesca-ricca- golosissima T di Teatro, appunto. 

Di quello buono, colto ma al tempo stesso giovane e al passo dei tempi, come ormai ci ha abituato il CTB, pilotato dalla premiata ditta Carla Boroni – Gian Mario Bandera.

Di quello coraggioso, ancora più di sempre.

 

 

Ed ecco qui cosa c’era nel cappello a cilindro pieno di magie che stamattina, nel corso della tradizionale quanto attesa conferenza stampa, è stato svuotato di fronte a un foltissimo pubblico.

NUMERI

Abbonati stagione 2015 / 2016:  5467

Presenze del pubblico: oltre 85.000

Produzioni CTB 2016/2017: 13 (tra novità, riprese in sede e tournée per l’Italia);

Spettacoli ospiti: 25 (tra Teatro Sociale, Teatro Santa Chiara e Teatro Grande)

Istituti coinvolti nel progetto scuola: quasi 200 (di ogni ordine e grado, disseminati in tutta la provincia)

Spettacoli di ospitalità per la Stagione di Prosa: 8

Spettacoli fuori abbonamento: 3

LE PRODUZIONI CTB

Il secondo figlio di Dio (Cristicchi)

Furiosa Mente (Lucilla Giagnoni)

Il vecchio e il mare (Daniele Salvo ed Hemingway)

Giuliano – Storia di un assassinio involontario (Alessandro Quattro e Alessandro Mor e Gustave Flaubert)

Le relazioni pericolose (Elena Bucci e Marco Sgrosso)

Medea (Branciaroli: parla la foto e ciò che è scritto sotto)

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Il vuoto lasciato nel Teatro italiano dalla scomparsa di Luca Ronconi è immenso.

L’omaggio che gli rende Franco Branciaroli, riportando in scena Medea doveroso e suggestivo.

Medea sarà Branciaroli. Branciaroli sarà Medea. Uno spettacolo irripetibile, un’interpretazione di una difficoltà inimmaginabile, una sfida che solo Branciaroli può affrontare e vincere. Qualcosa che a Brescia non poteva e non doveva mancare.

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OSPITALITÀ – STAGIONE DI PROSA e ALTRI PERCORSI

Sezione ricca e variegata, sulla quale avremo occasione di tornare in modo più analitico.

Per ora, gioiosamente alla rinfusa, titoli, autori, personaggi e attori: Pirandello, Michele Placido, Goethe, Alessandro Gassman, Don Chisciotte, Moni Ovadia, Il berretto a sonagli, Fabrizio Bentivoglio, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Carlo Goldoni, Alessandro Baricco, Andrea Camilleri, Faust…

Questa sì che è una contaminazione (all’insegna del “titolo” della stagione, appunto) e trovare gli abbinamenti giusti è il piccolo e piacevole gioco che vi propongo e che potrete fare con il programma ufficiale alla mano.

Insomma, ce ne sarà davvero per tutti i gusti. Livello di qualità: altissimo.

SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO

Sogno di una notte di mezza estate (al Teatro Grande)

Il coraggio di dire di no. La storia di Giorgio Perlasca

E, dopo il grande successo dello scorso 31 dicembre con gli Oblivion, un nuovo Capodanno in Teatro, stavolta in compagnia della Banda Osiris. 

Ciao. Ci si vede a Teatro.

 

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giorgio Albertazzi e i suoi compagni di morte

Ieri sono morti, in stretto ordine alfabetico: Adriano, Amleto, Don Giovanni, Edipo, Falstaff, l’Idiota, Il dottor Jekyll, Marcantonio, Mattia Pascal,  Paolo e il suo creatore Dante, Philo Vance, Prospero, Shylock … e tanti altri.

Sono deceduti in una sola persona, così come lui e solo lui aveva saputo rappresentarli.

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E, con Giorgio Alberatzzi, è venuta a mancare anche una parte insostituibile del Teatro e della sua Storia.

<Di Shakespeare ho il rimpianto di non aver voluto mai interpretare Otello: mi faceva troppo male cucirmi sulla pelle e nell’anima un personaggio che, intrepido e valoroso nella vita sociale, sagace e indomito conduttore di eserciti, uomo universalmente idolatrato e temuto, potesse arrivare a distruggersi e a distruggere per la debolezza di un sentimento>

Questa sola frase la dice lunga sul processo d’identificazione tra Giorgio Abertazzi e i suoi personaggi, e sulla sensibilità dell’uomo.

Questo spiega perché anche loro, così come li aveva interpretati lui, non ci saranno più.

   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (2) – Enrico Morovich, Carla Boroni e la magia del racconto

Ad Apollonio Rodio, che sosteneva che l’unica legittima espressione letterari era quella espressa dai grandi poemi omerici e dalla ponderosa “produzione” epica in genere,  il poeta alessandrino Callimaco, alacre libraio nella mitica biblioteca di Alessandria e fantasioso poeta presso la corte di Tolomeo II, rispose con la sintetica quanto immortale frase “Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν“.

Ovverosia, con una traduzione per così dire elastica: “Libro di tante pagine, grande malanno“.

In tempi più recenti un non sparuto gruppo di docenti di scrittura creativa da laboratorio & catena di montaggio è arrivata ad affermare con sussiego che “è molto più difficile scrivere un racconto breve che il più complesso e articolato dei romanzi”.

Vabbè.

Fatta la tara a un passato troppo remoto e a uno troppo recente, personalmente mi sento molto vicino a quanto espresso in proposito dalla scrittrice americana Flannery O’Connor, secondo la quale il racconto ha due facce, come una moneta: da una parte l’indispensabile semplicità della forma, dall’altra la difficoltà di colpire in poche frasi l’immaginario e il sentimento di chi legge.

E proprio questa seconda “faccia” rappresenta la sfida più difficile e, quindi, più affascinante di questo particolare genere letterario che è riuscito a raggiungere una completa maturità e indipendenza solo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo: nel modo più veloce e sintetico che gli sarà possibile, l’Autore dovrà piantare come frecce i fatti raccontati e i loro protagonisti nell’ immaginario, nel sentimento e nella memoria del lettore.

  

Dopo questo (probabilmente troppo) lungo preambolo, veniamo all’oggetto dell’articolo: il libro edito nei giorni scorsi dalla Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, autentica benemerita nella diffusione delle eccellenze letterarie nazionali e bresciane in particolare.

Nel prezioso volume (curato dall’infaticabile Carla Boroni) sono raccolti centoquarantadue racconti scritti da Enrico Morovich per il Giornale di Brescia nell’arco di poco meno di un trentennio (dal 1949 al 1978), cui se ne aggiungono altri tre pubblicati nel 1948, di cui uno su La Voce dei Lavoratori e gli altri due su Brescia Lunedì.

Un volume prezioso, oltre che per la complessa e certosina opera di recupero letterario ora completamente portata a termine dalla Boroni (che già analoga operazione aveva promosso in passato con la duplice uscita di Parole legate al dito – 2009/2010), per la qualità dei racconti di Morovich che ancora oggi, a tanti anni di distanza con tanti schemi completamente saltati, con tante consuetudini e (soprattutto) tante certezze letteralmente divorate da un sempre più turbinoso accavallarsi degli anni, conservano pressoché intatto del momento in cui vennero dati alle stampe.

Tornando al preambolo, si può effettivamente dire che Enrico Morovich, nella sua pratica del racconto breve, abbia saputo davvero vincerla, la famosa “sfida”:  accadimenti di vita comune, banalità e miserie quotidiane, sotto la penna (e la lente) dello scrittore si trasformano in episodi di straordinaria suggestione e spettacolarità; gente comune, signorine ingenue, grigi impiegati, signore saccenti e pettegole,  nevrotici della casa accanto e ossessive casalinghe, squallidi praticoni della politica, quasi per magia si scolpiscono come monumenti nella fantasia dei fortunati lettori, lasciando un vuoto pressoché incolmabili al momento di un commiato che appare sempre troppo veloce.

Libro da leggere.

Medicina dello spirito da assumere con regolarità in dosi q.b. fino all’esaurimento completo… del flacone.

       

  • Titolo: I racconti per il Giornale di Brescia
  • Autore: Enrico Morovich (curato da Carla Boroni)
  • Editore: La Compagnia della Stampa / Massetti Rodella
  • Genere: Poesia, miti e racconti
  • Edizione: 2015
  • Pagine 392 – copertina con alette lunghe plastificata opaca
  • Prezzo: 20.00 €
  • ISBN: 978-88-8486-664-6

 

  Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (13) – … e quindi? Appuntamento in autunno

 

L’operazione è riuscita bene e il paziente NON è morto. Anzi, sembra che goda di ottima salute.

Questa è la prima considerazione che emerge con lampante evidenza dopo i primi appuntamenti di … e quindi?, l’evento pensato e realizzato dalla premiata ditta Biagio Vinella & Patrizio Pacioni in collaborazione con Daniele Bonato e i suoi compagni del Caffè Letterario Primo Piano.

Il quarto della serie, ultimo della prima stagione ha visto al centro del dibattito Brescia della Solidarietà.

E di solidarietà si è parlato, al cospetto di un folto pubblico attento e interessato, attraverso l’incontro-confronto con diverse iniziative operanti nel settore nel territorio della città e zone limitrofe, ma con un respiro e prospettive che vanno molto l di là dei confini della provincia.

Si è cominciato infatti con il commovente dialogo con l’Associazione Orage d’étoiles, nata per ricordare la scomparsa del giovane Cosma Casagrande attraversola pubblicazione di un libro che contiene il suo diario di viaggio (alla socialità e alla solidarietà cimpletamente dedicato) e, successivamente, con la messa in opera in un’accogliente malga, di uno spazio dedicato a iniziaative solidali e culturali.

A seguire la giovanissima Tania Lavro, con la fresca spontaneità che la contraddistingue, ha illustrato il progetto di aiuto ai bambini vittime della terribile guerra che, sotto il silenzio di maggior parte dei media, continua a devastare ampi territori ucraini.

  stata poi la volta di Emergency i cui scopi (assistenza medica in zone disagiate per popolazione bisognosa di ogni supporto sanitario) e le cui iniziative nel mondo sono universalmente noti. Attraverso una serrata intervista gli ospiti hanno potuto spiegare nel dettaglio quale sia la funzione delle sezioni locali, in particolare l’attività del gruppo cittadino.

Gli esponenti della onlus I fuori onda hanno condiviso con i conduttori e con gli spettatori una storia di grande amore e tenerezza, incentrata su una gestione e creativa del tempo libero di adolescenti con disabilità, esaltando il contributo dei giovani volontari che collaborano all’iniziativa. ad arricchire l’intervento, un suggestivo filmato.

Ultima, ma solo in ordine di tempo, è salita sul palco Marina Clara Borghetti, anima di Un pane per tutti, associazione che ha come scopo la lotta contro lo spreco alimentare attraverso l’educazione dei consumatori e, soprattutto, il recupero di quei residui alimentari che escono dal circolo della comercializzazione quando sono ancora utilizzabili. 

In grande forma il maestro Carmelo Buccafusca, al piano, e il performer della Compagnia Girovaga delle Impronte, Massimo Pedrotti, negli scomodi (per gli altri) panni del raffinato ma sempre urtiv Domandiere. Assente (giustificato) nell’occasione Andrew S. Marini che, con i suoi torrenziali e pungenti monologhi satirici, è diventato un autentico richiamo per i frequentatori del Primo Piano.

    

Riassunto delle puntate precedenti: dopo questa prima fase, … e quindi? va in vacanza e si appresta a tornare nel prossimo autunno, più completo e più strutturato alla luce dell’esperienza maturata.

E noi, naturalmente, saremo lì, al numero 10 di via Cesare Beccaria, l’ultimo giovedì del mese a partire dalle 21.

Cavoli, queste sì che sono certezze che aiutano a vivere meglio!

  

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (12) – Sraffa: la giovane forza della legalità

Poche settimane fa l’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore Piero Sraffa di Brescia oltre cento studenti avevano rappato I m’ai ciapà, una poesia di Marietto, ex detenuto che aveva coadiuvato Patrizio Pacioni nel primo dei due appuntamenti, dedicati alla legalità che la professoressa Annabruna Gigliotti , in pieno accordo e totale sintonia con la dirigente scolastica Maria Piovesan ha organizzato quest’anno per i suoi studenti e per quelli di alcuni dei suoi colleghi.

  

Un evento straordinario per partecipazione (sia dal punto di vista numerico che da quello del coinvolgimento dei ragazzi che gremivano la grande aula magna in ogni ordine di posti. Alla premiazione del concorso di scrittura basato su fantasiosi incipit predisposti dallo scrittore romano (al quinto anno di collaborazione con la scuola bresciana) si è aggiunta la proiezione degli haiku composti e proposti in suggestivi videoclip dagli stessi studenti.

  

Straordinario, in questa occasione più che mai, il rilievo della parte musicale, strutturata e condotta dalla professoressa di educazione musicale Elisabetta Marcolini e dalle sue più ispirate e preparate studentesse.

  

Alla fine dopo che, con la consueta vivacità, Patrizio Pacioni ha passato in rassegna caratteristiche e peculiarità di un concetto e di una pratica di legalità la cui interpretazione non si limiti alla chiusura in rigidi schemi storici, geografici e culturali, la premiazione delle squadre vincenti, occasione di un festoso commiato.

 

 Bonera.2

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Goodmorning Brescia (11) -Bresciani, ve li do io i monumenti!

Si può passeggiare per Brescia e dintorni rimanendo comodamente seduti nel Foyer del Teatro Sociale? Si può, se a tenerci per mano e a condurci in questa fantastica e virtuale promenade è una guida che si chiama Michela Valotti, docente di Educazione al Patrimonio Artistico e Teatro di Animazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

  

È il secondo e ultimo appuntamenti di 《Sguardi su Brescia》 breve ciclo d’incontri ideato, realizzato e condotto da Elena Bonometti, già (favorevolissimamente) conosciuta dai visitatori di questo blog. Il titolo: 《Passeggiata bresciana tra le pietre della memoria, tra vero e simbolo》 .

La “visita guidata” è orientata su opere bresciane (o di artisti bresciani) collocate in un arco temporale che va dall’inizio ‘800 al primo ventennio del ‘900.

L’intenzione è di fare parlare i meravigliosi monumenti bresciani, affinché possano rivelarsi nella propria essenza e collocazione storica, consentendo a chi li ascolta di puntare uno sguardo consapevole su queste “emergenze culturali” (da emergere, naturalmente) che hanno donato alla città qualcosa di davvero importante.

Si parte dal Cimitero Vantiniano, autentico e prezioso scrigno di tesori scultorici, oltre che assorto luogi di memorie, al pari, tanto per fare un esempio, del più celebrato Monumentale di Milano.

  

Più precisamente si parla di Giovanni Battista Lombardi, iniziando dal monumento funerario dedicato al conte Annibale Maggi,  commissionato dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia: suggestiva scultura marmorea in cui colpisce l’accostamento tra l’umiltà dell’accattone e del bambino che mendicano e la coppia di personaggi abbienti, ulteriormente differenziata, al suo interno, dal contrasto con la sobria eleganza dell’uomo e la decadenza che comincia a trasparire nella figura femminile.

Si passa per la Pietà di Ermenegildo Luppi, (1923). Si tratta di un gruppo bronzeo che raffigura Cristo deposto tra le pie donne, realizzato grazie alla donazione di 150.000 lire (all’epoca cifra di un certo rilievo) effettuata per espressa disposizione testamentaria da Luigi Premoli.

La scultura, che deriva la propria essenza dalla tradizione michelangiolesca, s’inserisce nel solco del passaggio tra realismo e topos universale e totalmente simbolico della tendenza espressionista introdotta in Italia, proprio in quel periodo, dallo scultore meneghino Adolfo Wildt. Tale matrice si evince, anche per il più disattento degli sguardi, dall’evidente deformazione impressa nei corpi da parte dell’artista (si vedano gli arti del Cristo) e il sottolineatissimo pathos espressivo delle figure femminili curve su di lui.

La tappa in pieno centro con Piazza Loggia sotto la neve di Angelo Inganni, consente di contemplare, opera d’arte in opere d’arte, il Monumento alle Dieci Giornate di GB Lonbardi (1864), uno dei primi e più suggestivi esempi del Culto degli Eroi, esplicitato da est a ovest della città dal monumento ad Arnaldo da Brescia (porta della città in direzione Venezia) e da quello a Garibaldi (direzione Milano) opera di Eugenio Maccagnani.

 

Non sono solo condottieri, o politici, i destinatari degli statuari omaggi: la professoressa Valotti lo dimostra mostrando due monumento tardo ottocenteschi: il primo dedicato al pittore Alessandro Bonvicini detto Moretto l’altro a Niccolò Tartaglia (matematico), opere entrambe di Domenico Ghidoni, commissionate dall’Ateneo per celebrare con pari dignità (oggi si direbbe par condicio) sia le arti che le scienze.

Scoppia e divampa la Grande Guerra, lacerando paesi e coscienze. non è più tempo di eroi, ma di ideali, tradotti in simboli.

Mentre la Nazione si prepara allo scontro irredentistico, Leonardo Bistolfi lancia la sua sfida di italianità su un lago di Garda, che ancora bagna terre dominate dalla straniero che non è ancora italiano. Cosi nasce il monumento a Giuseppe Zanardelli a Toscolano Maderno (1911/1913) a pochi passi da Salò, dove un altro capitolo di storia avrebbe avuto tragicamente fine, una trentina di anni dopo.

Insomma, a partire dal Milite Ignoto (nuovo potentissimo Mito a metà tra sentimento e propaganda) da re, generali e politici si passa al monumento  a un anonimo caduto. L’esasperato monumentismo iniziato con la prima guerra mondiale, finisce con la seconda, come se la bomba atomica tutto riuscisse a distruggere e riplasmare.

Democrazia o demagogia?

Lo dirà la Storia. Forse.

 Bonera.2

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Goodmorning Brescia (10) – Shakespeare riscritto da Riccardo Bacchelli

L’argomento trattato nel nuovo appuntamento delle 《Conversazioni intorno al Teatro》 pensate e organizzate dal C.T.B. è 《Bacchelli e Shakespeare: di un Amleto commediante》.


Rita Piccitto introduce la serata e l’ospite Giuseppe Langella parlando di Riccardo Bacchelli e della sua collaborazione con la rivista letteraria La Ronda. Romanziere, ma anche drammaturgo che si è cimentato nientemeno che in una riscrittura dell’ Amleto.

  

Secondo Umberto Eco 《La riscrittura è un modo di ripulire il carburatore e le candele del motore della cultura》 

Dunque si parte dall’Amleto di Shakespeare che, a ben vedere, è una rivisitazione del mito di  Oreste. Alla figura di Amleto si ispirano opere  di tutti i tempi e di tutti luoghi:  Pirandello in 《Il fu Mattia Pascal》, ma anche Leopardi e Nietzsche.

L’Amleto di Bacchelli è un audace rifacimento in cinque atti della tragedia shakespeariana (definita una delle più importanti “porte di accesso” della modernità – ), pubblicato a puntate in altrettanti numeri della Ronda nel 1919. Prima pièce teatrale (modalità di espressione artistico-narrativa che ben si attaglia alla sensibilità dell’uomo) di un decennio creativo che arriva fino a 《Il diavolo a Ponte Lungo》.
Un rovesciamento che, con il filtro dell’ironia, in ottica palesemente anti-romantica, trasforma la tragedia in un’opera comica attraversata dal riso. La morte viene interpretata come via di uscita dalla finzione della vita. Un destino, ineluttabile come solo il destino può essere, di fronte al quale opporsi non ha senso. Chi si illude, velleitariamente, di ribellarsi all’ineluttabile, inevitabilmente diviene oggetto di derisione.

La scelta più nobile è quella di uscire dalla vita, con eleganza e leggerezza, come se fosse il finale di una bella commedia sulla quale, prima o poi, il sipario deve pur calare. Un atteggiamento quasi zen che a me ricorda quell’aristocratico che, al tempo della rivoluzione francese, leggeva un libro aspettando di essere ghigliottinato e che, al momento in fu chiamato al patibolo, chiuse il volume non dimenticando di sistemare il segnalibro lì dove era arrivato.

Che la morte arrivi, come amava dire e scrivere Nietsche, ma solo dopo avere danzato in catene.

E, prima di salutare il pubblico, a sorpresa, la lettura da parte dello stesso Langella di una fresca e delicata poesia tratta dalla sua silloge 《La bottega dei cammei》: dedicata a trentanove donne, dalla A di Angela alla zeta di Zobeide.

 Bonera.2

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Goodmorning Brescia (9) – Lo sguardo indiscreto di Elena

Carla Boroni introduce la serata e la mini-serie di conferenze Sguardi su Brescia (curata da Elena Bonometti per il C.T.B.) che si tengono nella tradizionale sede del Foyer del Teatro Sociale.

A parlare del tema 《Il gioco del mondo e il sapere dell’uomo preistorico》 è Gaudenzio Ragazzi esperto di iconografia preistorica e formatore.

Prima di cedere la parola al relatore, Elena Bonometti ricorda come questo genere di iniziative ispirate al territorio, la cui organizzazione da parte dei TRIC è fortemente caldeggiata dal Ministero, riprenda nella sostanza la bella tradizione di quegli incontri sulla brescianità che costituiscono una radicata tradizione che il CTB, da sempre promuove e difende con assoluta convinzione.

Il gioco si fa per divertimento, senza scopi utilitaristici, è un momento della vita che favorisce fantasia e libera espressione di sé, necessita da parte di chi lo pratica del ricorso a molteplici e variegate “abilità”, favorisce il miglioramento motorio e psichico e (ultimo ma non ultimo) accompagna il delicato percorso della crescita da “solitario”, a “parallelo” per diventare alla fine ludico coadiuvante dello spirito “associativo” e “cooperativo“》 ricorda ai presenti, con la consueta chiarezza.

 《Al gioco appartengono e sono propri contenuti artistici e affettivi. Può essere utile ad analisti e psicologi per effettuare indagini e verifiche cognitive e terapeutiche di sicura efficacia》.

《Campana》 o 《Mondo》 o uno qualsiasi dei mille nomi che assume in Italia e nel mondo, è da questo gioco che parte Gaudenzio Ragazzi.

《La mia occupazione non è quella  di cercare terre e cose nuove, ma di guardare con occhi nuovi》, premette, per poi passare a un’articolata quanto vivace disamina dei più o meno visibili aspetti collaterali di ciò che potrebbe sembrare un semplice quanto ingenuo passatempo per giovanissimi.

   

È nella divisione degli spazi il segreto e la rivelazione: dalla stele in pietra al disegno del gessetto sull’asfalto, quello che si diletta nel 《Gioco del Mondo》 è un uomo ancora bambino che (segnando la Terra e venendo in contatto con tale gesto con la misteriosa e maestosa essenza del globo)  diventa l’uomo maturo di millenni dopo.

Le regole del gioco riportano, attingendo a conoscenze e sensazioni ancestrali , agli interrogativi e alle più profonde aspirazioni di conoscenza dell’essere umano. Una volta entrati in questa ottica, cerchi, rettangoli, curve e angoli assumono significati arcani e trascendenti.

Insomma, che siano chiese cristiane, moschee o templi indù, che si tratti di una scacchiera o di una tavola da gioco maya, in certi segni, in certe forme, in certi gesti, c’è un percorso comune che parte dall’anima stessa del pianeta che abitiamo e ci raggiunge dagli spazi profondi, un anelito di assoluto da soddisfare attraverso lo studio delle immutabili leggi che regolano i fenomeni naturali.

Un gioco dalle regole rigide e inappellabili, cui ci si applica con quella serietà di cui, ammettiamolo, solo il candore di un bimbo, frutto ancora incontaminato della natura, unico approccio per l’avvicinamento a Dio.

Persino il sassolino tirato all’indietro, quel piccolo frammento di natura che parte da una “casa” e a essa ritorna,assurge al ruolo di simbolo  di un’anima trasmigrante ma mai errante.

Ci si ricorda del territorio, certo. Della “brescianità” di cui si diceva prima. Parlano della cripta di San Glisente (Esine), le cui colonne e le cui aperture appaiono magicamente (o misticamente) perfettamente allineate e orientate con precisione persino inquietante alla luce del solstizio e dell’equinozio.

 Bonera.2

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